Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Debora Serracchiani, la violenza e le sfumature della condanna

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di Maddalena Vianello

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Mi tocca leggerla diverse volte l’affermazione che Debora Serracchiani ha pronunciato dopo l’aggressione e lo stupro di una giovane donna a Trieste.

Ci sono delle gerarchie, quindi, che fanno variare la nostra dose di disgusto per la violenza. E la variabile lungo la quale scorre il raccapriccio e la condanna è l’identità dello stupratore, in questo caso un uomo iracheno.

Debora Serracchiani ha dovuto “rettificare” con un: “Non sono razzista, ho detto una cosa evidente agli italiani”.

Per molti, come per me, a dire il vero di evidente non c’è nulla.

Allora, spulcio la sua bacheca facebook per capire meglio e un post mi viene in soccorso. Un uomo scrive: “Lo sapete che vi dico? Che Debora Serracchiani ha ragione. Il tradimento del rapporto di fiducia con chi ti ha accolto rende ogni crimine più odioso.”

Di questo si tratta, quindi: il tradimento del rapporto di fiducia, la violazione della nostra magnanima accoglienza.

Il punto non è la violenza sulle donne e le sue radici profonde, la condanna ferma senza distinzioni. La violenza non è odiosa sempre allo stesso modo. A volte lo è di più. Continua a leggere

Caro Buttafuoco, Artemisia quella notte è impazzita di dolore, non di piacere

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di Maddalena Vianello

Tutte le mattine mi aggiro per casa con la mia radiolina portatile di colore rosso. Ascolto religiosamente Radio24 da qualche tempo con una certa soddisfazione. La rassegna stampa di Alessandro Milan è sempre un ottimo antidoto per affrontare l’inizio di una nuova giornata.

E’ necessaria una breve interruzione fino alla macchina. Poi, con l’accensione del motore riparte la radio. Quando faccio tardi sopraggiunge la trasmissione di Giovanni Minoli. E proprio durante la trasmissione di Minoli qualche giorno fa qualcosa mi ha ferito l’orecchio. Forte, come un’unghia sulla lavagna.

Un’intervista a Pietrangelo Buttafuoco sul suo nuovo libro.

Titolo: “La notte tu mi fai impazzire”. Sottotitolo: “Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore”. Edito da Skira.

Ma Agostino Tassi non era lo stupratore di Artemisia Gentileschi? Come può un uomo essere così arrogante da scrivere un libro che fin dal titolo mescoli, con una certa dose di compiacimento, i confini fra erotismo e violenza sessuale? Mi chiedo lì per lì, sperando di aver  capito male. Continua a leggere

Partiamo dall’amore. Il lavoro con le vittime di violenza

di Silvia Neonatolegg-120-2016-cover-586x800

Pubblichiamo (per gentile concessione dell’autrice), un estratto dell’articolo di Silvia Neonato contenuto nel numero speciale di Leggendaria “Se una donna dice Basta!”, pubblicato in occasione della grande manifestazione delle donne contro la violenza #NonUnaDiMeno. Nel pezzo che qui riprendiamo, due operatrici esperte ci conducono attraverso la complessità della violenza maschile contro le donne, e del lavoro quotidiano con chi la subisce. 

Dialogo con Antonella Petricone e Sara Pollice, operatrici della cooperativa sociale Be Free nata a Roma nel 2007 per combattere tratta, violenze e discriminazioni. Entrambe hanno fatto dei corsi specifici sulla violenza, o seguito seminari e laboratori su tematiche di genere per completare la propria formazione e continuano a lavorare e aggiornarsi, come molte operatrici di questo settore. Sono alla ricerca di un altro punto di vista sulla violenza di genere e la prima cosa che imparo è che gli angoli da cui guardarla sono almeno tre. Vorrei cominciare dall’approfondire qual è l’angolo da cui guardano loro, le operatrici, per capire la natura di un legame che stringe una donna a un uomo violento, un legame tanto potente da spingere molte a salire ancora una volta sull’auto dell’uomo da cui ci si è già in parte allontanate.

«C’è uno slogan molto in voga, che recita: la violenza non è amore (oppure: se ti mena non ti ama). Uno slogan del genere può essere efficace quando vai a parlare nelle scuola a ragazze e ragazzi che devono ancora cominciare una vita di relazione. Ma se tu invece usi queste due parole così nette con donne che sono da anni all’interno di una relazione con un partner violento, se dici l’amore non è violenza, la frase può diventare rischiosa e ulteriormente svilente per il suo vissuto. Continua a leggere

Oggetto bambine, in viaggio verso il 25 novembre

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di Maddalena Vianello

“Oggetto bambine” è l’ultimo numero di Leggendaria che ho curato con Francesca Mazziotta e Monica Pasquino, animato dalle bellissime illustrazioni di Nadia Magnabosco.

Abbiamo composto una cassetta degli attrezzi per capire meglio le ragioni, i trend, le modalità e i rischi che si nascondono dietro alla precoce ipersessualizzazione che investe le bambine e le preadolescenti.

La crescente offerta di diete e cure di bellezza, le nuove tendenze della moda, la diffusione del sexting (condivisione di testi, video e immagini a sfondo sessuale), il fenomeno delle baby doccia (ragazzine che offrono rapporti orali nei bagni delle scuole per una ricarica telefonica, sigarette o poco più), lo scarso utilizzo di metodi contraccettivi e di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, lo “sguardo” maschile come unico parametro rilevante, sono solo alcuni dei temi che troverete in “Oggetto bambine”.

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Per combattere il terrore, cominciamo dalla violenza sulle donne

di Giorgia Serughettiattentatore Nizza

Quanto è profondo il nesso che lega gli atti di terrorismo che stanno scuotendo il pianeta con la violenza maschile sulle donne? Tutti gli organi di informazione hanno evidenziato come l’autore della strage di Nizza fosse un uomo in fase di separazione dalla moglie con precedenti per violenza domestica. Si è parlato perciò di un caso di frustrazione personale legata a vicende familiari, a cui l’identità di soldato del Califfato (il legame con l’Isis è peraltro ancora da accertare) sarebbe servita soprattutto come copertura ideologica per la strage.

La storia di Mohamed Lahouaiej Bouhlel non basterebbe forse da sola a illuminare il legame tra lo stragismo fondamentalista e la violenza domestica e di genere, ma quando profili simili si rincorrono tra gli autori di attentati terroristici in varie parti del mondo, la necessità di aprire un discorso pubblico sul maschile e sulle relazioni tra i generi anche come parte di una strategia di contrasto del terrore appare in tutta la sua evidenza. Continua a leggere

Per riconoscere la violenza, educare uomini e donne alla libertà

512K1J0TEkL._SX300_di Giorgia Serughetti

Vorrei scrivere di Sara Di Pietrantonio, di come si possa ancora morire così, ammazzata all’“ultimo appuntamento” con l’ex fidanzato che non accetta la rottura della relazione, non accetta che lei veda un altro, quindi la segue, insiste per parlarle ancora, e infine la cosparge di alcol e le dà fuoco. Ogni frase, però, mi pare già scritta. E allora non dirò di lei, ma dirò di quanto è difficile a vent’anni (e non solo) riconoscere la violenza nella frustrazione maschile, nella morsa possessiva che scatta in risposta all’esigenza di libertà, nella sequenza in apparenza più patetica che pericolosa di chiamate, messaggi, visite indesiderate, dichiarazioni disperate.

Io l’ho vissuta una fine così. Voi? Non avete mai visto da vicino queste contorsioni ossessive, non avete mai conosciuto la fatica mostruosa che costa cercare un modo civile per uscirne, per liberarsi della stretta, per riprendere in mano la propria vita? Le mille strategie per nascondere una nuova storia: servono a non provocare altro dolore al proprio ex, o a proteggerci da conseguenze che non sappiamo prevedere? Continua a leggere