Le donne, la scrittura e la storia non ancora narrata

di Giorgia Serughetti

Cosa cerca una donna quando scrive? Con questa domanda si apre il libro di Maria Rosa Cutrufelli, Scrivere con l’inchiostro bianco (Iacobelli, 2018). Un libro che parla dell’arte del narrare, dal mito all’autofiction, attraverso la penna di una scrittrice che ha praticato quest’arte in ogni forma, attraverso inchieste giornalistiche, saggi, racconti, romanzi.

Nella visione di Cutrufelli, la scrittura si presenta come una pratica rigorosa, che richiede di padroneggiare una tecnica, di rispondere alle regole severe che l’autrice si dà e che sono al tempo stesso il vincolo e l’opportunità attraverso cui la creazione si dispiega, costringendola a un esercizio di coerenza. Continua a leggere

Annunci

C’è odore di “fascismo eterno”

gioventù fascistadi Giorgia Serughetti

È probabile che “fascismo” si candidi a diventare la parola dell’anno. E non senza ragione. Con un governo che mima il Ventennio – promette terre a chi mette al mondo il terzo figlio, chiude le porte agli stranieri, augura la chiusura alla stampa di opposizione, distingue i cittadini per nascita da quelli naturalizzati, proclama di aver sconfitto la povertà ma fa la guerra ai poveri, elargisce briciole di reddito ma condona gli evasori, chiama i cittadini alla legittima difesa e taglia il fondo per i perseguitati politici e razziali – è normale che si senta odore di fascismo. Senza considerare l’arroganza crescente delle formazioni di estrema destra che militano nei territori. Continua a leggere

Il ddl Pillon è inemendabile, va ritirato

Condividiamo il comunicato pubblicato dalla Casa internazionale delle donne in seguito all’incontro del 3 ottobre che Femministerie ha contribuito a organizzare.

Dopo l’assemblea del 3 ottobre sul disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, lanciamo una mobilitazione permanente per il ritiro del ddl.

Perché è un disegno di legge paternalista e autoritario, che disciplina le vite dei soggetti coinvolti e li tratta come incompetenti e irresponsabili. Un ddl il cui vero scopo sembra essere quello di tornare all’indissolubilità del matrimonio rendendo difficilissimo separarsi, ovvero ripristinare con l’intervento autoritario modelli familiari che non si reggono più sull’adesione spontanea delle persone. È un disegno che non dà voce ai soggetti coinvolti: madri, padri, figli. Non c’è ascolto del minore, di cui tanto si evoca il diritto alla bigenitorialità, ma che in realtà viene trattato come una proprietà in condivisione. Nessuna attenzione è rivolta alla peculiarità delle diverse situazioni. Continua a leggere

L’asse Salvini-Orban minaccia la libertà delle donne, non solo migranti

locandina onmidi Giorgia Serughetti

L’incontro di ieri tra Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orban ha messo al centro il No all’immigrazione e reso chiaro che su questo tema si costruiranno le più importanti alleanze politiche in vista delle elezioni europee. Di più, letto alla luce del meeting bilaterale di Milano, il caso della nave Diciotti, i cui passeggeri sono rimasti per dieci giorni ostaggio della prova di forza del Ministro dell’Interno, emerge in tutta evidenza come un laboratorio politico per il progetto di “democrazia illiberale” propagandato da Orban nel suo paese e guardato con grande simpatia dalla destra sovranista nostrana. Ciò che è rimasto più in ombra nell’agenda informativa degli ultimi mesi, e che credo meriti invece attenzione, è il legame che unisce la posizione leghista (ma potremmo dire giallo-verde) sull’immigrazione e le politiche su genere e diritti civili dell’attuale maggioranza di governo. Perché questioni che sembrerebbero appartenere a ordini del discorso distinti e lontani sono invece parte di un disegno del tutto coerente. Così, almeno, la pensa il sodale ungherese di Salvini. Continua a leggere

Contro la politica dell’odio l’indignazione non basta

pexels-photo-944743di Giorgia Serughetti

Due settimane di nuovo governo, e l’indignazione quotidiana è già diventata la cifra dell’opinione pubblica progressista. A me, personalmente, l’indignazione social dà il mal di testa e provoca afasia. Mi pare affondare in un sentimento di impotenza, impedire il lavoro del pensiero, e rendere inintelligibili le alternative politiche. Mi pare alimentare lo stesso circuito comunicativo da cui il “nemico” trae consenso e potere.

Bisogna scavare a fondo nelle questioni, e farlo nei tempi richiesti da una riflessione libera, se si vuole opporre alla propaganda di governo non parole vuote o spompe, ma un vero discorso contro-egemonico. Contro-egemonico, sì, perché non importa quanto a lungo la maggioranza riuscirà a presentarsi come anti-sistema. La verità è che ciò a cui dà voce, e che va a rafforzare, è un discorso egemonico su temi come l’identità nazionale, la famiglia, il genere, il conflitto sociale. Continua a leggere

La mascolinità tossica dei killer di massa

alek-minassian-toronto-van-crash_4291183di Giorgia Serughetti

Il furgone che a Toronto ha investito la folla lunedì scorso, causando 10 morti e 14 feriti, ha tenuto una parte del mondo col fiato sospeso fino a che le autorità hanno escluso ogni matrice terroristica per l’attacco. Non è terrorismo, hanno scritto i giornali. Solo il gesto di un folle. Già, ma guarda a caso, ancora una volta, un “folle” misogino.

Ad Alek Minassian, l’autore della strage, si attribuiscono dichiarazioni postate sui social network in cui onora Elliot Rodger, il ventenne autore del massacro di Isla Vista, in California, nel 2014, e uno dei più (tristemente) celebri membri di “Incel”, movimento di uomini “celibi involontari” che nutrono un odio profondo verso le donne. Continua a leggere

I “pro vita”, Rosie the Riveter e le fortune del femminismo

IMG_7847di Giorgia Serughetti

“Per la salute delle donne”: così si annuncia l’iniziativa di ProVita onlus in programma oggi a Palazzo Madama, alla presenza di senatori della Lega e di Fratelli d’Italia, sul tema “le gravi conseguenze dell’aborto sul piano psichico e sanitario”. La stessa sigla che la scorsa settimana firmava a Roma il maxi-manifesto (poi rimosso) che ritraeva un feto con le scritte “tu eri così a 11 settimane” e “ora sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito”, uno degli attacchi pubblici più violenti degli ultimi anni alle donne che interrompono la gravidanza (seguito anche da un raid di Forza Nuova alla Casa internazionale delle donne di Roma), ora si presenta come paladina del benessere femminile. Continua a leggere