Tutt* a casa: il domestico-perturbante

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di Giorgia Serughetti

Stiamo a casa, se possiamo, nel mezzo di questa spaventosa epidemia. Mentre gli schermi di smartphone, tablet e pc diventano per molte e molti l’unica finestra sul mondo, da casa si lavora, si fa lezione di matematica, si fanno corsi di ginnastica, musica, maglia o cucina online. Forse questa crisi ci cambierà, quel che certo è che ha già cambiato il significato di quel luogo che per ciascuna e ciascuno è la casa. Non più (solo) luogo dell’intimità, la casa diventa uno spazio aperto a continue incursioni esterne: telefoni che squillano, videochiamate, videoconferenze. E intanto si passa l’aspirapolvere, un bambino piange, il gatto si sdraia sul tappetino per il pilates, dalla cucina arriva rumore di piatti.

C’è qualcosa che viene avvertito come comico, ridicolo, nelle immagini e nei racconti del lavoro da casa di quelle migliaia di persone che vi si trovano costrette per la prima volta a causa del Covid-19. Continua a leggere