Io la conoscevo bene

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di Chiara Anselmi

Era il 1965 quando uscì nelle sale Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli. Cinquant’anni dopo la Cineteca Nazionale ce ne ha restituito una copia restaurata, ed è quella che potrete ammirare martedì alla Casa Internazionale delle Donne.

A più di mezzo secolo di distanza il film ci offre uno sguardo impietoso sul sottobosco dei cinematografari della Roma del boom economico e, soprattutto, un ritratto femminile struggente.

Adriana (una giovanissima e splendente Stefania Sandrelli) è una ragazza arrivata nella capitale dalla provincia rurale per inseguire il sogno di una carriera da attrice, in cerca di un’identità prima ancora che del successo. Promiscua e apparentemente imperturbabile intreccia relazioni erotiche con alcuni uomini, illudendosi di essere vista oltre che guardata, sperando in un riconoscimento e venendo inesorabilmente delusa. Continua a leggere

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La forma del desiderio

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di Chiara Anselmi

Sin dall’inizio dell’anno, da quando le cento donne francesi hanno pubblicato su Le Monde il loro manifesto in difesa della libertà di importunare come ultimo baluardo della seduzione – e molti e molte pure da noi si sono spesi in questa direzione – ho provato un disagio che facevo fatica a tradurre in parole efficaci. Come poteva essere difeso un rituale intriso di manipolazione psicologica e abuso di potere, di ruoli inflessibili e copioni vetusti ed essere per giunta associato alla parola libertà? Poi finalmente ho visto il film di Guillermo Del Toro La forma dell’acqua e sono stata grata a chi aveva avuto la capacità di evocare con le immagini quello che faticavo a esprimere a parole.

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Terra ferita

 

di Cecilia D’Elia

terraferitaQuesta è una storia di amicizia e di forza femminile. Stefania Zambonardi fotografa per passione. Un giorno la sua cara amica Federica Lira scopre di avere un tumore al seno. La notizia irrompe come una deflagrazione a stravolgere la normalità delle loro vite.

Siamo a Brescia. In città, secondo lo Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, si riscontrano eccessi di incidenza e di ricoveri ospedalieri, in particolare nelle donne, per il melanoma, il tumore della mammella e i linfomi non-Hodgkin. Continua a leggere

Una coppa per due

maratona di boston

di Cinzia Guido

Nel 1966 Roberta Gibb fu la prima donna a correre la maratona di Boston.

Lo fece però travestita da uomo, perché le regole non consentivano alle donne di correre.

Dopo 50 anni, Atsede Baysa, la prima donna a tagliare il traguardo della maratona di Boston 2016 con un’appassionante rimonta (e nonostante una ferita al tendine in corso di gara), ha donato la sua coppa a Roberta.

E già, perché avendo corso al di fuori delle regole, Roberta Gibb, cui sono state dedicate strade e monumenti,  quel trofeo non l’ha mai avuto! Continua a leggere

Che genere di memoria

di Cecilia D’Elia

tantefacce_whEbbene sì. Alla fine dello spettacolo io e Maddalena ieri sera avevamo gli occhi lucidi. Il racconto di Tante facce della memoria ci aveva accompagnato per poco più di un’ora, facendoci ascoltare le voci delle testimoni di quel tempo. Sei bravissime attrici, Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli, dirette da Francesca Comencini per interpretare sei donne realmente esistite, partigiane e non,  diversamente coinvolte e toccate dall’eccidio delle Fosse Ardeatine: Carla Capponi, Marisa Musu, Ada Pignotti, Vera Simoni, Gabriella Polli, Lucia Ottobrini.

La drammaturgia, curata da Mia Benedetta e Francesca Comencini,  è liberamente tratta dalle registrazioni raccolte da Alessandro Portelli, autore de L’ordine è già stato eseguito.  Lo spettacolo porta sulla scena l’altra faccia dell’eccidio in cui persero la vita 335 uomini, e restituisce parola alle donne, alle parenti delle vittime, le partigiane, le testimoni, che in vario modo furono coinvolte e che sopravvissero a quella mattanza. Continua a leggere

Virginia Raffaele, la regina del Festival fra nani e ballerine

Sanremo music festival 2016

di Maddalena Vianello

Virginia Raffaele. Una mia vecchia passione. Per il suo talento. La sua storia senza santi in paradiso. La sua intelligenza che emerge lungo il filo delle interpretazioni. E più di recente perché è diventata la donna che ha scardinato i meccanismi residuali del Festival di Sanremo. E il nostro sguardo su quel palcoscenico.

Virginia non è la valletta. Non è la conduttrice. Nonostante abbia tutte le carte in regola per essere una eccellente showgirl. Virginia è l’artista. Condivide il palco alla pari con Carlo Conti. A tratti ridotto al ruolo di spalla residuale. Continua a leggere

La banalità del senso della vita

di Francesca Marta

Arianna-Scommegna-Maria-Paiato-DUE-DONNE-CHE-BALLANO-_DSC6471R-phMarinaAlessi-300x200Sono stata a vedere “Due donne che ballano”, con la regia di Veronica Cruciani al teatro India. E dopo essere uscita, andando verso casa, non ho acceso la radio, ma ho continuato a pensare.

Due donne che ballano è un delicato crescendo di sentimenti, è una storia di famiglie e di decisioni, ed è una lettura contemporanea  della confidenza femminile. Il tutto chiuso in un ambiente hopperiano minimalista  e lievemente claustrofobico, segnato da una luce tagliata dalle forbici di una sarta sul trascorrere delle giornate. Continua a leggere