Terra ferita

 

di Cecilia D’Elia

terraferitaQuesta è una storia di amicizia e di forza femminile. Stefania Zambonardi fotografa per passione. Un giorno la sua cara amica Federica Lira scopre di avere un tumore al seno. La notizia irrompe come una deflagrazione a stravolgere la normalità delle loro vite.

Siamo a Brescia. In città, secondo lo Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, si riscontrano eccessi di incidenza e di ricoveri ospedalieri, in particolare nelle donne, per il melanoma, il tumore della mammella e i linfomi non-Hodgkin. Continua a leggere

Una coppa per due

maratona di boston

di Cinzia Guido

Nel 1966 Roberta Gibb fu la prima donna a correre la maratona di Boston.

Lo fece però travestita da uomo, perché le regole non consentivano alle donne di correre.

Dopo 50 anni, Atsede Baysa, la prima donna a tagliare il traguardo della maratona di Boston 2016 con un’appassionante rimonta (e nonostante una ferita al tendine in corso di gara), ha donato la sua coppa a Roberta.

E già, perché avendo corso al di fuori delle regole, Roberta Gibb, cui sono state dedicate strade e monumenti,  quel trofeo non l’ha mai avuto! Continua a leggere

Che genere di memoria

di Cecilia D’Elia

tantefacce_whEbbene sì. Alla fine dello spettacolo io e Maddalena ieri sera avevamo gli occhi lucidi. Il racconto di Tante facce della memoria ci aveva accompagnato per poco più di un’ora, facendoci ascoltare le voci delle testimoni di quel tempo. Sei bravissime attrici, Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli, dirette da Francesca Comencini per interpretare sei donne realmente esistite, partigiane e non,  diversamente coinvolte e toccate dall’eccidio delle Fosse Ardeatine: Carla Capponi, Marisa Musu, Ada Pignotti, Vera Simoni, Gabriella Polli, Lucia Ottobrini.

La drammaturgia, curata da Mia Benedetta e Francesca Comencini,  è liberamente tratta dalle registrazioni raccolte da Alessandro Portelli, autore de L’ordine è già stato eseguito.  Lo spettacolo porta sulla scena l’altra faccia dell’eccidio in cui persero la vita 335 uomini, e restituisce parola alle donne, alle parenti delle vittime, le partigiane, le testimoni, che in vario modo furono coinvolte e che sopravvissero a quella mattanza. Continua a leggere

Virginia Raffaele, la regina del Festival fra nani e ballerine

Sanremo music festival 2016

di Maddalena Vianello

Virginia Raffaele. Una mia vecchia passione. Per il suo talento. La sua storia senza santi in paradiso. La sua intelligenza che emerge lungo il filo delle interpretazioni. E più di recente perché è diventata la donna che ha scardinato i meccanismi residuali del Festival di Sanremo. E il nostro sguardo su quel palcoscenico.

Virginia non è la valletta. Non è la conduttrice. Nonostante abbia tutte le carte in regola per essere una eccellente showgirl. Virginia è l’artista. Condivide il palco alla pari con Carlo Conti. A tratti ridotto al ruolo di spalla residuale. Continua a leggere

La banalità del senso della vita

di Francesca Marta

Arianna-Scommegna-Maria-Paiato-DUE-DONNE-CHE-BALLANO-_DSC6471R-phMarinaAlessi-300x200Sono stata a vedere “Due donne che ballano”, con la regia di Veronica Cruciani al teatro India. E dopo essere uscita, andando verso casa, non ho acceso la radio, ma ho continuato a pensare.

Due donne che ballano è un delicato crescendo di sentimenti, è una storia di famiglie e di decisioni, ed è una lettura contemporanea  della confidenza femminile. Il tutto chiuso in un ambiente hopperiano minimalista  e lievemente claustrofobico, segnato da una luce tagliata dalle forbici di una sarta sul trascorrere delle giornate. Continua a leggere

Carol, un inno alla libertà

caroldi Maddalena Vianello

Carol di Todd Haynes è un film straordinario. Importante. Fa bene all’anima in questi giorni di acceso dibattito sulla proposta di legge Cirinnà che mette mano alle unioni civili.

Un inno alla libertà. Una di quelle storie capaci di trapassare da parte a parte le posizioni più ideologiche, puntando dritta al cuore. Rende la realtà intellegibile, con semplicità. Niente paura. È solo amore.

Sono i temibili anni Cinquanta. Le mogli americane sfoggiano sorrisi smaglianti ed elettrodomestici moderni. I primi pantaloni e le sigarette fra le labbra sono fra le poche libertà largamente accettate. Le mogli appartengono ai mariti. Vanno indirizzate, protette. anche agli occhi della legge. Continua a leggere

Solo la Dea ci salverà

Dio_esiste_e_vive_a_Bruxelles_Pili_Groyne_foto_dal_film_2_middi Giorgia Serughetti

Mentre Junker e Renzi si scambiavano parole “maschie e virili”, e Sarri insultava Mancini, a colpi di “frocio”, “finocchio” e “vattelo a prendere nel c.” (a proposito, qual era la cultura che dovevamo insegnare ai selvaggi immigrati su donne e omosessuali?), io ho visto un film: Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael. Cosa c’entra? C’entra.

La pellicola del regista belga è una geniale rivisitazione della storia sacra che vede Dio, abbigliato alla Drugo de Il grande Lebowski, giocare con un personal computer anni ’90 da cui, ubriaco di whiskey, decide il buono e il cattivo tempo per le sue creature. Il figlio maschio di Dio, J. C., si è dileguato da tempo con la sua croce e contro la crudele tirannia del Padre l’unica speranza resta la figlia di dieci anni, Ea. Con la sua avventura sulla terra, alla scoperta di tristezze e fatiche degli esseri umani, la ragazzina divina non solo scriverà un “Nuovo-Nuovo Testamento”, ma determinerà la fine della legge del Padre e del suo corollario di distruzione, malvagità, sofferenza. Continua a leggere