Congiunte a chi?

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Ieri sera durante la conferenza stampa che annunciava le condizioni previste per la Fase 2, il Presidente del consiglio Conte ha fatto ruotare il suo discorso attorno a due capisaldi: industria e famiglia. Ha aggiunto un riferimento alla Chiesa, che cela il conflitto generato dalla sospensione delle funzioni (eccetto le cerimonie funebri), ringraziando solo la CEI e dimenticandosi di tutte le altre comunità religiose che popolano e animano il territorio italiano. Inoltre, il campionato di calcio è di nuovo tornato alla ribalta come uno dei temi centrali per la ri-partenza dell’Italia mentre gli altri sport di squadra come la pallavolo, il basket e il rugby non sembrano contare così tanto.

La prospettiva della riapertura ci è stata presentata come casa e famiglia, attività produttive e indotto. Continua a leggere

Maria Lai e l’arte di tenere insieme

di Sara De Simone

Niente all’apparenza era legato. Sedevano separati gli uni dagli altri. E lo sforzo del legare e del fluire e del creare poggiava tutto su di lei. Di nuovo sentì, come un dato di fatto puro, non ostile, la sterilità degli uomini; perché se quello sforzo non lo faceva lei, non lo avrebbe fatto nessuno”
V. Woolf, Al faro
(trad. it. N. Fusini)
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A tutti capita di ferire per errore, per incapacità, per sventatezza. Tutti siamo maldestri con le fragilità, le tenerezze altrui. Ma che qualcuno possa passare il tempo a prendere la mira, non riesco a capirlo ancora oggi. Ogni volta che lo vedo, su di me o sugli altri – questo allenamento all’umiliazione, questa muscolarità dell’offesa, questo gioco al massacro – rimango incredula, confusa, incerta. Com’è possibile studiare la ferita? Impiegare tempo, energia, pensieri per trovare la maglia più lenta, il lembo più scoperto, il punto di rottura? C’è un metodo del dolore, una tecnica della mortificazione, un sistema dell’insulto che mi sconvolge ogni volta, per quanto accada continuamente. Continua a leggere