A proposito di maschilismo

di Cecilia D’Elia

copertina espressoNe ha scritto acutamente Roberta Carlini su ingenere. Le polemiche suscitate dalla scelta del settimanale L’Espresso di dedicare la copertina e uno speciale all’interno al ritorno del maschilismo, sono la prova provata di quanto sia radicato il rancore misogino. Ne sa qualcosa la terza carica dello Stato, la Presidente Laura Boldrini, oggetto quotidiano di ingiure sui social. Eppure, noi che abbiamo conosciuto il ventennio berlusconiano, non dovremmo stupirci. A meno di non aver pensato che fosse davvero un fenomeno eccezionale e non un leader che ha saputo parlare alla pancia profonda del paese e ne ha plasmato e rispecchiato gli umori. Dalle veline alle ombrelline, il contorno alla scena pubblica maschile è servito. Continua a leggere

Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Debora Serracchiani, la violenza e le sfumature della condanna

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di Maddalena Vianello

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Mi tocca leggerla diverse volte l’affermazione che Debora Serracchiani ha pronunciato dopo l’aggressione e lo stupro di una giovane donna a Trieste.

Ci sono delle gerarchie, quindi, che fanno variare la nostra dose di disgusto per la violenza. E la variabile lungo la quale scorre il raccapriccio e la condanna è l’identità dello stupratore, in questo caso un uomo iracheno.

Debora Serracchiani ha dovuto “rettificare” con un: “Non sono razzista, ho detto una cosa evidente agli italiani”.

Per molti, come per me, a dire il vero di evidente non c’è nulla.

Allora, spulcio la sua bacheca facebook per capire meglio e un post mi viene in soccorso. Un uomo scrive: “Lo sapete che vi dico? Che Debora Serracchiani ha ragione. Il tradimento del rapporto di fiducia con chi ti ha accolto rende ogni crimine più odioso.”

Di questo si tratta, quindi: il tradimento del rapporto di fiducia, la violazione della nostra magnanima accoglienza.

Il punto non è la violenza sulle donne e le sue radici profonde, la condanna ferma senza distinzioni. La violenza non è odiosa sempre allo stesso modo. A volte lo è di più. Continua a leggere

Tra “mamme” e divorzi, la sfida della libertà

flying-womandi Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

Tempi difficili per la libertà delle donne. Nella stessa settimana ci troviamo esaltate in politica nel ruolo di “mamme” – non “donne”, nemmeno un più dignitoso “madri”, ma proprio l’appellativo familiare e affettivo caro all’immaginario nazional-popolare – e trasformate in “coniugi” senza sesso in sede di Cassazione Civile.

Lavoro, casa e mamme, sono le parole scelte da Matteo Renzi nell’assemblea nazionale per rilanciare il progetto del Partito Democratico. Come una coazione a ripetere, la maternità può entrare nell’agenda politica solo a patto di riproporre il ruolo tradizionale della mamma, che fa ombra sulle donne e persino sul loro fare politica. Continua a leggere

Piccole cose di valore non quantificabile

cape fear country club weddingsdi Chiara Sfregola

Come vola il tempo. Pare ieri che stavamo tutti al Pantheon con le sveglie in mano a farci i selfie durante il flash mob in favore delle unioni civili e invece è passato già un anno. Anzi, di più, quello era gennaio. È passato un anno dall’approvazione al Senato della Legge Cirinnà, i cui decreti attuativi sono arrivati appena tre mesi fa.

Comunque sia un anno, il primo specialmente, è sempre tempo di bilanci, e Repubblica ne ha approfittato per farne uno estremamente fiscale, contando le unioni contratte in Italia quest’anno (circa 2800) e definendole, non si è capito bene sulla base di quale criterio contabile internazionale, un flop. Continua a leggere

San Camillo: non c’è violazione dei diritti dei medici obiettori

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di Benedetta Liberali

L’iniziativa dell’ospedale S. Camillo Forlanini di Roma costituisce un passo importante per superare la condizione di violazione del diritto alla salute delle donne (che alle condizioni previste dalla legge n. 194 del 1978 richiedono di accedere al trattamento interruttivo della gravidanza) e del diritto al lavoro e alla dignità sul lavoro dei medici non obiettori di coscienza (che a causa delle carenze organizzative degli ospedali e dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza devono fare fronte al complessivo carico di lavoro relativo alle interruzioni di gravidanza).

Con i due bandi (autorizzati dal Decreto del Commissario ad Acta dell’8 giugno 2015, n. U00227) attraverso i quali si mira ad assumere due medici non obiettori di coscienza nella stessa struttura si intende innanzitutto dare effettiva applicazione all’art. 9 della legge n. 194 del 1978 che, nel riconoscere il diritto di obiezione di coscienza (in ogni caso precisamente limitato alle sole attività e procedure tese in modo specifico e necessario all’interruzione di gravidanza, con esclusione sia delle attività di assistenza precedente e successiva all’intervento sia dei casi in cui il personale intervento anche del medico obiettore sia necessario per salvare la vita della donna), stabilisce un espresso dovere organizzativo in capo agli ospedali e anche alle Regioni, che “in ogni caso” devono organizzarsi in modo tale da garantire sempre il servizio. Continua a leggere

Il fallimento del diritto

17029060_10212368695883578_1504438600_ndi Lorenzo Gasparrini

La posizione politica di un uomo chiamato a esprimersi sul diritto di una donna ad abortire lascia il tempo che trova: per evidenti limiti naturali la sua non potrà che essere un’opinione non basata né sull’esperienza né sulla possibilità di un’esperienza. Certamente essere il compagno di vita di una donna che ha esercitato – o che ha preso in considerazione la possibilità di esercitare – questo diritto consente di avere una visione “privilegiata” del problema così come si presenta in una coppia. Ma va detto, per onestà intellettuale, che la questione di come gestire la possibilità di un aborto all’interno di una coppia non è la questione del diritto all’aborto e del suo esercizio.

Non dovrebbe essere necessario discutere del perché un uomo dovrebbe affiancare e sostenere le donne nel volere il loro diritto di abortire riconosciuto, e la possibilità di esercitarlo pienamente realizzata. Come per ogni diritto a disporre di sé, del proprio corpo e delle sue funzioni, la lesione di questi diritti per una qualsiasi parte sociale è una lesione dei diritti di tutti e tutte nella società; e se non si crede a questo minimo principio, evidentemente si preferisce credere a sottili forme di discriminazione per le quali non tutti e tutte hanno la piena possibilità di disporre dei propri diritti elementari. Continua a leggere