Litighiamo, amore, ti prego…

cover_Turnaturidi Maddalena Vianello

Non resta che l’amore, Paesaggi sentimentali italiani è l’ultimo saggio della sociologa Gabriella Turnaturi. È dedicato all’amore, in Italia, oggi.

È un libro che mette allo specchio. A ogni pagina insinua dubbi e suscita domande. Genera crisi. Scuote convinzioni e visioni di sé.

Che amori abbiamo costruito nel corso della vita? A cosa rispondevano? Tendiamo a fuggire? O a costruire rapporti duraturi e pacifici? Siamo affetti da nomadismo affettivo?

Amiamo ai tempi della flessibilità e della precarietà. Un’instabilità che non è solo economica e lavorativa, ma esistenziale. Stare a galla mentre tutto fluttua. Tenersi in equilibrio mentre tutto balla. È la modernità, il progresso. Così, ci hanno raccontato.

È il mondo in cui viviamo. Le prime generazioni del regresso sociale ed economico si sono fatte grandi. E assieme a loro sono cresciute anche le diseguaglianze, come squarci sempre più profondi.

L’amore sembra l’unico appiglio certo, uno scoglio fermo nella tempesta. Ancora alla portata di tutti, democratico come la bellezza e il dolore.

L’amore è diventato sempre più un sogno, un’aspirazione. Possibilmente l’Amore con l’A maiuscola. L’Amore che fa impazzire il cuore e perdere la testa. L’Amore che fa sentire ancora vivi, anche se fa male. Continua a leggere

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Mestruazioni: una lettura contro lo stigma

rupi-kaurdi Chiara Anselmi

Sono fortunata, non ho mai avuto alcun problema a parlare del mio flusso mestruale in famiglia, con le amiche o con i miei partner. Sarà per questo che leggendo in metropolitana il libro di Elise Thiébaut Questo è il mio sangue, Manifesto contro il tabù delle mestruazioni, sulla cui copertina italiana campeggia un assorbente interno (immacolato) su sfondo rosso sangue, ci ho messo qualche minuto a capire come mai le mie compagne e i miei compagni di viaggio mi osservassero con un misto di imbarazzo e curiosità.

In effetti non è proprio una cosa della quale ci si aspetti che una parli con disinvoltura, ma è esattamente quello che il saggio ci invita a fare. Continua a leggere

A proposito di maschilismo

di Cecilia D’Elia

copertina espressoNe ha scritto acutamente Roberta Carlini su ingenere. Le polemiche suscitate dalla scelta del settimanale L’Espresso di dedicare la copertina e uno speciale all’interno al ritorno del maschilismo, sono la prova provata di quanto sia radicato il rancore misogino. Ne sa qualcosa la terza carica dello Stato, la Presidente Laura Boldrini, oggetto quotidiano di ingiure sui social. Eppure, noi che abbiamo conosciuto il ventennio berlusconiano, non dovremmo stupirci. A meno di non aver pensato che fosse davvero un fenomeno eccezionale e non un leader che ha saputo parlare alla pancia profonda del paese e ne ha plasmato e rispecchiato gli umori. Dalle veline alle ombrelline, il contorno alla scena pubblica maschile è servito. Continua a leggere

Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Debora Serracchiani, la violenza e le sfumature della condanna

stanza buia

di Maddalena Vianello

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Mi tocca leggerla diverse volte l’affermazione che Debora Serracchiani ha pronunciato dopo l’aggressione e lo stupro di una giovane donna a Trieste.

Ci sono delle gerarchie, quindi, che fanno variare la nostra dose di disgusto per la violenza. E la variabile lungo la quale scorre il raccapriccio e la condanna è l’identità dello stupratore, in questo caso un uomo iracheno.

Debora Serracchiani ha dovuto “rettificare” con un: “Non sono razzista, ho detto una cosa evidente agli italiani”.

Per molti, come per me, a dire il vero di evidente non c’è nulla.

Allora, spulcio la sua bacheca facebook per capire meglio e un post mi viene in soccorso. Un uomo scrive: “Lo sapete che vi dico? Che Debora Serracchiani ha ragione. Il tradimento del rapporto di fiducia con chi ti ha accolto rende ogni crimine più odioso.”

Di questo si tratta, quindi: il tradimento del rapporto di fiducia, la violazione della nostra magnanima accoglienza.

Il punto non è la violenza sulle donne e le sue radici profonde, la condanna ferma senza distinzioni. La violenza non è odiosa sempre allo stesso modo. A volte lo è di più. Continua a leggere

Tra “mamme” e divorzi, la sfida della libertà

flying-womandi Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

Tempi difficili per la libertà delle donne. Nella stessa settimana ci troviamo esaltate in politica nel ruolo di “mamme” – non “donne”, nemmeno un più dignitoso “madri”, ma proprio l’appellativo familiare e affettivo caro all’immaginario nazional-popolare – e trasformate in “coniugi” senza sesso in sede di Cassazione Civile.

Lavoro, casa e mamme, sono le parole scelte da Matteo Renzi nell’assemblea nazionale per rilanciare il progetto del Partito Democratico. Come una coazione a ripetere, la maternità può entrare nell’agenda politica solo a patto di riproporre il ruolo tradizionale della mamma, che fa ombra sulle donne e persino sul loro fare politica. Continua a leggere

Piccole cose di valore non quantificabile

cape fear country club weddingsdi Chiara Sfregola

Come vola il tempo. Pare ieri che stavamo tutti al Pantheon con le sveglie in mano a farci i selfie durante il flash mob in favore delle unioni civili e invece è passato già un anno. Anzi, di più, quello era gennaio. È passato un anno dall’approvazione al Senato della Legge Cirinnà, i cui decreti attuativi sono arrivati appena tre mesi fa.

Comunque sia un anno, il primo specialmente, è sempre tempo di bilanci, e Repubblica ne ha approfittato per farne uno estremamente fiscale, contando le unioni contratte in Italia quest’anno (circa 2800) e definendole, non si è capito bene sulla base di quale criterio contabile internazionale, un flop. Continua a leggere