Ciao Bia

Ci ha lasciato oggi Bia Sarasini, un’amica, una compagna, una mente preziosa, una figura storica del femminismo italiano.

Giornalista, scrittrice, e infaticabile militante, ha scritto e condotto programmi a RadioTre, ha diretto la rivista Noidonne, è stata tra le fondatrici del sito “DeA-donne e altri”, redattrice di Leggendaria e direttrice di Letterate Magazine – rivista online della Società delle Letterate.

La ricordiamo con ammirazione e affetto, partecipando al dolore dei suoi cari.

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Io sono Una, contro la violenza sulle donne

128-una_WEBdi Chiara Anselmi

Un concetto con il quale #metoo ha finalmente costretto tutti a familiarizzare è che esiste una violenza secondaria che le vittime di abusi sessuali si trovano a subire: l’estrema difficoltà di parlarne. Non trovare ascolto impedisce l’elaborazione del trauma, la ferita sembra non cicatrizzare mai.

Il perverso meccanismo sociale che induce le sopravvissute a vergognarsi di un abuso di cui sono vittime incolpevoli è raccontato con acutezza dal graphic novel Io sono Una (Becoming Unbecoming), dell’artista inglese Una, pubblicato in Italia da Add editore.

La vicenda si svolge tra il 1975 e il 1981 nel distretto di Leeds, Yorkshire: un uomo assassinò brutalmente 13 donne e ne ferì gravemente altre 9, dopo averle violentate. Le indagini della polizia -e il racconto dei media- si focalizzarono sul ‘killer delle prostitute’, nonostante alcune delle vittime non lo fossero affatto.

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Genitorialità, potere e violenza: le menzogne e i pericoli di un ddl contro le donne e i figli

di Teresa Manente*

Attualmente è in esame al Senato il disegno di legge n. 735, discusso congiuntamente ai d.l. 45 e d.l. n. 768, tutti recanti disposizioni in materia di “affido condiviso, mantenimento diretto e diritto alla bigenitorialità”. La visione sottesa a tali iniziative legislative non è nuova, ma si inserisce in una tendenza delle politiche del diritto a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari attraverso interventi autoritativi e disciplinari, con una compressione esponenziale dell’autonomia personale dei/delle singoli/e al loro interno, e a ridefinire il regime di genere all’interno della società. Sotto la falsa patina della parità, declinata come interscambiabilità, le figure genitoriali sono infatti plasmate intorno ad una vera e propria segregazione di genere, che respinge di nuovo le donne in una posizione di subordinazione al potere maschile. Continua a leggere

Parola di turnista (perché il tema delle aperture domenicali dei negozi non è una barzelletta, soprattutto per le donne)

superdi Chiara Anselmi

Dubito che qualcuno abbia capito quale sia esattamente il progetto per la regolamentazione delle aperture domenicali di negozi e centri commerciali, anche perché appare al momento, come molti degli annunci del Governo in carica, una proposta labile e mutevole.

Non considerare come la liberalizzazione senza freni abbia prodotto sfruttamento selvaggio (come sempre) e liquidare il tema come risibile o anacronistico è un’idiozia.

Sono turnista da 23 anni, in un settore che produce h24 sette giorni alla settimana e quelli che dicono: e allora i cinema? Gli ospedali? Mi fanno uscire di senno.

Sono turnista e so di cosa si parla.
Ho un contratto di quelli antichi, con l’articolo 18 e le compensazioni economiche dei disagi, con molte più tutele dei contratti per la grande distribuzione organizzata. Proprio perché è un contratto antico -figlio di una organizzazione del lavoro disegnata sulle esigenze di lavoratori maschi, che delegavano tutto il carico familiare a mogli o compagne per nulla o solo parzialmente occupate fuori casa- la compensazione dei disagi è sempre economica. Per anni mi sono sentita dire: ‘Ma l’azienda te lo paga, eh’ Continua a leggere

L’asse Salvini-Orban minaccia la libertà delle donne, non solo migranti

locandina onmidi Giorgia Serughetti

L’incontro di ieri tra Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orban ha messo al centro il No all’immigrazione e reso chiaro che su questo tema si costruiranno le più importanti alleanze politiche in vista delle elezioni europee. Di più, letto alla luce del meeting bilaterale di Milano, il caso della nave Diciotti, i cui passeggeri sono rimasti per dieci giorni ostaggio della prova di forza del Ministro dell’Interno, emerge in tutta evidenza come un laboratorio politico per il progetto di “democrazia illiberale” propagandato da Orban nel suo paese e guardato con grande simpatia dalla destra sovranista nostrana. Ciò che è rimasto più in ombra nell’agenda informativa degli ultimi mesi, e che credo meriti invece attenzione, è il legame che unisce la posizione leghista (ma potremmo dire giallo-verde) sull’immigrazione e le politiche su genere e diritti civili dell’attuale maggioranza di governo. Perché questioni che sembrerebbero appartenere a ordini del discorso distinti e lontani sono invece parte di un disegno del tutto coerente. Così, almeno, la pensa il sodale ungherese di Salvini. Continua a leggere

Verso Venezia, a un anno dal #MeToo il cinema italiano è già pronto a dimenticare le donne

board-cinema-cinematography-274937di Chiara Anselmi

All’inizio di agosto il Festival del cinema di Sarajevo, dopo quelli di Cannes, Annecy e Locarno, si è aggiunto alla lista dei firmatari dell’impegno 5050×2020 , iniziativa francese per promuovere la parità di genere nel cinema.

Quasi contemporaneamente l’associazione European Women’s Audiovisual Network indirizzava una lettera aperta alla presidenza della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia  lamentando la presenza di un solo titolo firmato da una regista nel prossimo concorso, circostanza che si era già verificata l’anno scorso. Continua a leggere

Contro la politica dell’odio l’indignazione non basta

pexels-photo-944743di Giorgia Serughetti

Due settimane di nuovo governo, e l’indignazione quotidiana è già diventata la cifra dell’opinione pubblica progressista. A me, personalmente, l’indignazione social dà il mal di testa e provoca afasia. Mi pare affondare in un sentimento di impotenza, impedire il lavoro del pensiero, e rendere inintelligibili le alternative politiche. Mi pare alimentare lo stesso circuito comunicativo da cui il “nemico” trae consenso e potere.

Bisogna scavare a fondo nelle questioni, e farlo nei tempi richiesti da una riflessione libera, se si vuole opporre alla propaganda di governo non parole vuote o spompe, ma un vero discorso contro-egemonico. Contro-egemonico, sì, perché non importa quanto a lungo la maggioranza riuscirà a presentarsi come anti-sistema. La verità è che ciò a cui dà voce, e che va a rafforzare, è un discorso egemonico su temi come l’identità nazionale, la famiglia, il genere, il conflitto sociale. Continua a leggere