San Camillo: non c’è violazione dei diritti dei medici obiettori

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di Benedetta Liberali

L’iniziativa dell’ospedale S. Camillo Forlanini di Roma costituisce un passo importante per superare la condizione di violazione del diritto alla salute delle donne (che alle condizioni previste dalla legge n. 194 del 1978 richiedono di accedere al trattamento interruttivo della gravidanza) e del diritto al lavoro e alla dignità sul lavoro dei medici non obiettori di coscienza (che a causa delle carenze organizzative degli ospedali e dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza devono fare fronte al complessivo carico di lavoro relativo alle interruzioni di gravidanza).

Con i due bandi (autorizzati dal Decreto del Commissario ad Acta dell’8 giugno 2015, n. U00227) attraverso i quali si mira ad assumere due medici non obiettori di coscienza nella stessa struttura si intende innanzitutto dare effettiva applicazione all’art. 9 della legge n. 194 del 1978 che, nel riconoscere il diritto di obiezione di coscienza (in ogni caso precisamente limitato alle sole attività e procedure tese in modo specifico e necessario all’interruzione di gravidanza, con esclusione sia delle attività di assistenza precedente e successiva all’intervento sia dei casi in cui il personale intervento anche del medico obiettore sia necessario per salvare la vita della donna), stabilisce un espresso dovere organizzativo in capo agli ospedali e anche alle Regioni, che “in ogni caso” devono organizzarsi in modo tale da garantire sempre il servizio. Continua a leggere

Il fallimento del diritto

17029060_10212368695883578_1504438600_ndi Lorenzo Gasparrini

La posizione politica di un uomo chiamato a esprimersi sul diritto di una donna ad abortire lascia il tempo che trova: per evidenti limiti naturali la sua non potrà che essere un’opinione non basata né sull’esperienza né sulla possibilità di un’esperienza. Certamente essere il compagno di vita di una donna che ha esercitato – o che ha preso in considerazione la possibilità di esercitare – questo diritto consente di avere una visione “privilegiata” del problema così come si presenta in una coppia. Ma va detto, per onestà intellettuale, che la questione di come gestire la possibilità di un aborto all’interno di una coppia non è la questione del diritto all’aborto e del suo esercizio.

Non dovrebbe essere necessario discutere del perché un uomo dovrebbe affiancare e sostenere le donne nel volere il loro diritto di abortire riconosciuto, e la possibilità di esercitarlo pienamente realizzata. Come per ogni diritto a disporre di sé, del proprio corpo e delle sue funzioni, la lesione di questi diritti per una qualsiasi parte sociale è una lesione dei diritti di tutti e tutte nella società; e se non si crede a questo minimo principio, evidentemente si preferisce credere a sottili forme di discriminazione per le quali non tutti e tutte hanno la piena possibilità di disporre dei propri diritti elementari. Continua a leggere

Finalmente il cognome della madre

una-mamma-per-amica-1024x768di Cecilia D’Elia

“Il cognome di famiglia non continua se è una figlia, bando alla malinconia, ti terrà compagnia”. Così recita una filastrocca femminista del secolo scorso. Tante cose sono mutate da allora. Le donne hanno cambiato il loro destino di mogli e madri, le famiglie sono diventate plurali. Stanotte per la prima volta una donna potrebbe diventare presidente degli Stai Uniti d’America (anche lei ha dovuto piegarsi al cognome del marito, dopo aver resistito vari anni, per non essergli d’intralcio nella carriera politica).

Dal 1975 la famiglia italiana è un luogo paritario. Ma il cognome della madre ai figli,quello no. Ogni volta che in Italia qualcuno ha cercato di cambiare la norma che impone il cognome dei padri, apriti cielo. Almeno fino agli anni novanta. Continua a leggere

Divieti e burkini

di Cecilia D’Elia

burkiniBarriere invece che ponti. Divieti al posto del dialogo. La polemica estiva sul burkini, i divieti decisi da alcune municipalità francesi e la presa di posizione di Manuel Valls sulla sua incompatibilità con i “nostri valori”, danno voce al riflesso autoritario dell’occidente impaurito. Semplificano le differenze che animano il nostro spazio pubblico e, ancora una volta, fanno del corpo delle donne il terreno di un improbabile scontro di civiltà. Meglio di me Renata Pepicelli ha spiegato la differenza tra burkini e burqa e perché è un errore vietare questo indumento, pensato per permettere alle donne musulmane velate di farsi il bagno senza scoprire il proprio corpo. Continua a leggere

Che genere di memoria

di Cecilia D’Elia

tantefacce_whEbbene sì. Alla fine dello spettacolo io e Maddalena ieri sera avevamo gli occhi lucidi. Il racconto di Tante facce della memoria ci aveva accompagnato per poco più di un’ora, facendoci ascoltare le voci delle testimoni di quel tempo. Sei bravissime attrici, Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli, dirette da Francesca Comencini per interpretare sei donne realmente esistite, partigiane e non,  diversamente coinvolte e toccate dall’eccidio delle Fosse Ardeatine: Carla Capponi, Marisa Musu, Ada Pignotti, Vera Simoni, Gabriella Polli, Lucia Ottobrini.

La drammaturgia, curata da Mia Benedetta e Francesca Comencini,  è liberamente tratta dalle registrazioni raccolte da Alessandro Portelli, autore de L’ordine è già stato eseguito.  Lo spettacolo porta sulla scena l’altra faccia dell’eccidio in cui persero la vita 335 uomini, e restituisce parola alle donne, alle parenti delle vittime, le partigiane, le testimoni, che in vario modo furono coinvolte e che sopravvissero a quella mattanza. Continua a leggere

Guido Bertolaso, rose rosse per te…

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di Maddalena Vianello

Guido Bertolaso è terribilmente recidivo. Non c’è che dire.

Il primo scivolone va in scena su La7 durante il programma “Fuori Onda” domenica, a poche ore dalla chiusura della gazzebarie.

Il giornalista, consapevole delle incertezze che riguardano la designazione dei candidati, chiede: “La Meloni potrebbe fare il vicesindaco?”

Bertolaso risponde: “No, la Meloni, deve fare la mamma. Mi pare la cosa più bella che possa capitare ad una donna nella vita. […] Deve gestire questa pagina della sua vita che credo per una donna sia la più bella in assoluto. Non vedo perché qualcuno debba costringerla a fare una campagna elettorale che comunque sarà feroce. E poi nel momento in cui dovrà cominciare ad allattare, cominciare ad occuparsi anche delle buche, della sporcizia, dei topi, della criminalità e di tutto il resto.” Continua a leggere