«Senza salutare nessuno» di Silvia Dai Pra’: un memoir tra giornalismo e romanzo

di Caterina Venturini

Definire Senza salutare nessuno di Silvia Dai Pra’ un “bel libro” non significa semplicemente usare un’espressione di senso comune, ma apparentarlo a un genere preciso che è quello letterario, l’unico che può e deve permettersi la bellezza intesa come complessità della forma e possibilità (talora) di comprendere più generi in uno: in questo caso il memoir, il reportage giornalistico e il romanzo storico. 

Qualche mese fa il saggio di Walter Siti ha fissato un ulteriore punto sulla differenza tra “Letteratura e giornalismo” (titolo del saggio omonimo), dicendo in sostanza che mentre il giornalismo deve attenersi al vero, ai fatti, la letteratura deve potersi permettere l’ambiguità. Ovviamente il rapporto tra le due ha sempre beneficiato di scambi biunivoci, con una letteratura che negli ultimi tempi ha preso sempre di più dalla biografia (pensiamo nei risultati migliori a Carrère), e con un giornalismo che ha fatto della narrazione forse persino un uso troppo estremo (giustificando un assassino come se ci trovassimo dentro un romanzo: questo è avvenuto soprattutto nei casi di femminicidio). Se dal discorso di Siti, volessimo dunque estrarre una formula, potremmo dire che in letteratura è bello ciò che è ambiguo. Continua a leggere

Siamo tutte King Kong?

KKT.indddi Chiara Anselmi

Non è raro aver preconcetti di cui non si è pienamente consapevoli. Ammetto di aver iniziato la lettura di King Kong Theory di Virginie Despentes (la nuova edizione di Fandango libri, nell’affilata traduzione di Maurizia Balmelli) con molta curiosità ma un po’ come fosse la testimonianza di qualcosa di serio, grave ma remoto: cosa potevo avere in comune con un’anarco-punk passata attraverso un ricovero in una clinica per disturbi psichici, uno stupro, la prostituzione e il porno? La sorpresa di sentirmi visceralmente interpellata sin dalle primissime pagine ha svelato il mio pregiudizio, King Kong ne ha smantellato un bel pezzo. O così spero.

Il saggio-biografia si apre con una premessa di posizionamento: Despentes ci illustra da quale sponda ci scrive; la schiera di donne che enumera prende forma nel nostro immaginario diventando una moltitudine che si allarga fino a includerci. Dopo una iniziale resistenza a identificarci con le brutte, le vecchie, le camioniste, le frigide, le malscopate, le inscopabili, le isteriche le tarate (…) tutte le escluse dal grande mercato della gnocca; la frustrazione per il senso di inadeguatezza a standard irraggiungibili che ci incalza da tutta la vita comincia a farsi più nitida: l’ideale della donna bianca soddisfatta e seducente non lo incarniamo neppure lontanamente e, in effetti, nemmeno esiste. Continua a leggere

Grazie, Pedro!

 

 

Vi proponiamo il testo del discorso pronunciato da Lucrecia Martel, presidente della Giuria della Mostra del Cinema di Venezia, per il Leone d’oro alla carriera assegnato a Pedro Almodovar. La traduzione è di Carlotta Cerquetti.

 

 

 

“Oggi siamo riuniti per celebrare Pedro Almodovar.
Uso queste parole che sono le stesse della messa cattolica.
Il cinema è la sua religione, lo ha detto molte volte.
Il cinema ha posto rimedio a ciò che la scuola umiliava in lui e in molte ragazze e ragazzi.
La sua parrocchia era il cinema del quartiere. Su quell’altare di luci, di canzoni orecchiabili, danzavano le dive di tutti i tempi che lo proteggevano dagli inutili moralismi, come dovrebbero fare i santi.
In un’intervista hai detto di essere stato sicuramente un bambino molto forte per sostenere così tanta mancanza di comprensione.
Il più forte dei bambini. Continua a leggere

L’ipotesi di un figlio (la maternità è bellissima ma non ci vivrei)

maternitabisdi Chiara Anselmi

Non c’è scampo: ogni donna in età fertile che non si decida a procreare deve vedersela con opinioni non richieste sulle sue scelte: parenti, amici, conoscenti, perfetti estranei avranno qualcosa da obiettare.

Il discorso pubblico è intriso della retorica della madre: “la Patria ha bisogno di figli! Chi pagherà le nostre pensioni? Il crollo demografico è la prima causa della stagnazione dell’economia!” Chi non si riproduce è utile capro espiatorio dei mali della società. Associazioni ambientaliste britanniche provano a richiamare l’attenzione sul fatto che la crescita demografica globale vanifica qualunque pratica virtuosa per la salvaguardia del pianeta. Siamo troppi, consumiamo troppo, soprattutto nei paesi del primo mondo. Ma un sentimento diffuso -e incoraggiato- individua in ogni donna che non contribuisca alla riproduzione della stirpe una traditrice della comunità, la voce di chi sostiene l’autonomia di scelta in tema riproduttivo trova sempre pochissimo spazio.

Voce profonda, piena di dubbi e ambivalenze, che risuona invece nelle pagine di Maternità della scrittrice canadese Sheila Heti. Continua a leggere

Il prezzo delle mestruazioni

Assorbenti e coppettedi Costanza Bianchi

Martedì alla Camera non è passato un emendamento alla proposta di legge sulle semplificazioni fiscali che prevedeva l’abbassamento dell’IVA – attualmente al 22% – sugli assorbenti. La motivazione addotta consiste nel fatto che questa operazione rappresenti un onere troppo elevato (circa 350 milioni per portare l’IVA al 5%).

Dovrebbe già suscitare qualche malumore la notizia che sia considerato un costo inammissibile per lo Stato rendere più abbordabili i dispositivi igienici che ogni donna in età fertile usa ogni mese, cioè prodotti di largo consumo e indispensabili. Continua a leggere

Davvero la Costituzione parla di “famiglia naturale”?

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Foto di Tania Cristofari

di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

Nel dibattito politico italiano di questi giorni si parla spesso di “famiglia naturale” riferendosi all’art. 29 della Costituzione.  Il testo in verità parla di famiglia come “società naturale”, che è cosa diversa.  La preoccupazione dei costituenti era quella di tutelare l’autonomia della famiglia dall’ingerenza statale. Non c’era intento di bollare come “innaturali” tutti gli altri tipi di unione.  Nel nostro libro “Libere tutte. dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio” (minimum fax, 2017) abbiamo provato a ricostruire la genesi di quella formulazione, cercando di dar conto della ricchezza del dibattito che portò alla scrittura dell’articolo. Ne riproponiamo qui uno stralcio, sperando di contribuire a una corretta discussione sulle famiglie e sui principi costituzionali:

[…] La realtà è variegata. Entrando oggi nei palazzi Federici, il grande isolato di case in cui Ettore Scola ambientò uno dei suoi film più belli, Una giornata particolare, troveremmo una pluralità di forme di famiglie. Qualcuna ancora molto vicina a quella della casalinga Sophia Loren, magari sullo stesso pianerottolo in cui vive una giovane single, mentre il piano di sopra è abitato da una coppia non sposata con figli, un anziano solo, oppure un Mastroianni felicemente convivente con l’uomo della sua vita. Sono tutte famiglie, nonostante i militanti dei Family Day cerchino di richiamarsi all’articolo 29 della Costituzione italiana per legittimare come unica famiglia quella fondata sul matrimonio eterosessuale. Definitivamente sconfessati nella legislazione dall’approvazione della legge sulle unioni civili (legge 76/2016), lo erano già nella società dai comportamenti diffusi. Continua a leggere

Raccontare il patriarcato senza vittimismo: Sofia, di Meryem Benm’Barek

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Maha Alemi (Sofia), Sarah Perles, Lubna Azabal, Nadia Niazi, Faouzi Bensaïdi

di Chiara Anselmi

In un appartamento medio-borghese di Casablanca è in corso un pranzo di famiglia, la conversazione in cui si alternano francese e arabo e le allusioni ricorrenti al denaro evocano rigidi rapporti gerarchici dissimulati da un tono artificiosamente confidenziale. Sofia, poco più che adolescente, si rifugia in cucina in preda al panico per le contrazioni di un parto imminente. La sua gravidanza è rimasta celata a tutti sotto gli abiti informi, il figlio che sta per partorire è illegittimo, Sofia non è sposata.

È così che la giovane regista marocchina Meryem Benm’Barek ci scaraventa nella prima scena del film Sofia, meritatamente premiato per la miglior sceneggiatura a Cannes, nella sezione Un Certain Regard; un thriller sociologico in cui le minacce incombenti sono l’infame articolo 490 del Codice Penale marocchino che punisce il sesso prematrimoniale con la detenzione e le convenzioni sociali che fanno di una madre nubile una reietta. Una partoriente che arrivi in ospedale senza un certificato di matrimonio va incontro alla denuncia da parte dei sanitari, una donna sola con un figlio -anche quando la maternità sia risultato di uno stupro- viene respinta ai margini della società. Continua a leggere