Sembra un fake ma non è: il Fertility Day in salsa razzista

di Giorgia Serughetti

Sembra un esercizio di provocazione, eppure probabilmente non lo è. Sembrava un fake eppure è tutto vero. Dopo il ritiro della sconcertante campagna sul Fertility Day, è entrata in circolazione una nuova immagine, la copertina di un vademecum sugli “Stili di vita corretti. Per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità”, sommario: “Le buone abitudini da promuovere, i cattivi ‘compagni’ da abbandonare”. L’immagine è questa, e parla da sola.

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Ma aggiungiamo la didascalia: le buone abitudini, per il Ministero della Salute, sono bianche, etero, circonfuse di luminosa purezza; i cattivi compagni (veicoli di droghe, alcol e altri vizi, ovvero i pericoli per la fertilità) sono loschi, hanno la pelle nera, i capelli lunghi e afro.

Può darsi che la ministra Lorenzin sopravviva anche a questo “incidente”. Come ha giustamente notato Eva Cantarella, in un’intervista a Left, in merito al Fertility Day, “Beatrice Lorenzin ha potuto dire cose altamente offensive, considerando le donne come fattrici, per altro senza neanche considerare che ci possono essere impedimenti concreti, come è stato notato. Ma ciò che mi sembra davvero grave è che nella sua concezione la donna che non ha figli, non esiste, non conta. Come donna sei lì solo per procreare. In un Paese civile si sarebbe dovuta dimettere”.

Ma solo in un paese con una sensibilità pubblica ancora del tutto primordiale rispetto ai diritti e alle discriminazioni un’immagine come questa sugli “Stili di vita corretti” può essere messa in circolazione senza che il suo sostrato razzista (e classista) faccia scattare un campanello di allarme. Senza che nessuno, nella macchina ministeriale, pensi a fare filtro, e a imporre uno stop. Continua a leggere

Ancora su fertilità e orologio biologico

9/15 settembre 2016 • Numero 1170di Femministerie

Internazionale di questa settimana dedica la copertina all’invenzione dell’orologio biologico, un tema molto caro a questo blog. Un lungo articolo di Moira Weigel pubblicato su The Guardian, ripercorre la nascita e la forza di un’idea nata negli anni settanta, quando le donne cominciavano a scegliere se e quando diventare madri. Una metafora per contrastare gli effetti della liberazione delle donne e per scaricare su di loro tutto il peso delle scelte procreative, il senso di colpa per la diminuzione del numero medio di figli per donna e l’innalzamento dell’età media delle donne alla nascita del primo figlio. Una costruzione così potente che non poteva mancare nella nostra rubrica Cuori ribelli

La costruzione dell’orologio biologico ha funzionato in un epoca di grandi trasformazioni che hanno visto l’entrata in massa delle donne nel mondo del lavoro e nelle professioni, traducendo in un problema di fertilità e di corsa contro il tempo per diventare madre l’esperienza vissuta da tante di non avere tempo sufficiente a fare tutto quello che bisognerebbe fare, in un’organizzazione sociale che ancora delega alle donne la gran parte del lavoro domestico e di cura. Continua a leggere

#FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente

Cartolina-10di Giorgia Serughetti

A livello mondiale si moltiplicano gli allarmi per la crescita sostenuta della popolazione, in un contesto in cui il pianeta, anche a causa del cambiamento climatico, va esaurendo le risorse naturali. In Italia invece da anni l’allarme è per la vertiginosa diminuzione delle nascite, che con un andamento stabilmente decrescente ha portato nel 2014 al minimo di 1,29 figli per donna, fatti in età sempre più tarda. Si può discutere se la tendenza italiana sia necessariamente da invertire, in un’ottica non ristretta al nostro paese ma aperta alle dinamiche di movimenti globali delle popolazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Al tempo stesso, certo, trovo anche sacrosanto portare avanti una riflessione che identifichi i fattori critici che spingono alla bassa natalità, e provi a porvi rimedio, specialmente quando diventa chiaro che dietro i dati ci sono le difficoltà delle donne che, forse, dei figli li vorrebbero pur fare, ma si trovano a confrontarsi con condizioni sempre più ostili alla maternità.

Niente di tutto ciò, tuttavia, sembra motivare la campagna per il #FertilityDay lanciata dal Ministero della Salute – Proteggi la tua fertilità: Per te. Per noi. Per tutti – che ha scelto, per stimolare le donne ad avere figli, l’approccio meno innovativo, e certamente meno femminista, che si potesse immaginare. Con risultati, a mio parere, persino controproducenti. Continua a leggere

Divieti e burkini

di Cecilia D’Elia

burkiniBarriere invece che ponti. Divieti al posto del dialogo. La polemica estiva sul burkini, i divieti decisi da alcune municipalità francesi e la presa di posizione di Manuel Valls sulla sua incompatibilità con i “nostri valori”, danno voce al riflesso autoritario dell’occidente impaurito. Semplificano le differenze che animano il nostro spazio pubblico e, ancora una volta, fanno del corpo delle donne il terreno di un improbabile scontro di civiltà. Meglio di me Renata Pepicelli ha spiegato la differenza tra burkini e burqa e perché è un errore vietare questo indumento, pensato per permettere alle donne musulmane velate di farsi il bagno senza scoprire il proprio corpo. Continua a leggere

Di Madri, d’amore e d’ombra: la scuola politica di Be Free

di Sara Pollice*be free

Abbiamo deciso di dedicare la VI Scuola politica di Befree alle Madri. Il titolo è particolarmente lungo: D’amore e d’ombra – buone, perfide, libere, aguzzine, simboliche transgender, surrogate, ottime, pessime MADRI, perché la complessità ci contraddistingue, come sempre. In risposta ad un discorso pubblico uniforme che chiude le donne in gabbie sempre più stereotipate, Befree propone di aprire il ventaglio identitario delle madri alle donne e alle maternità altre.

La nostra scuola, anzi, proporrà un percorso che non si fermerà al piano identitario. Proponiamo un’esperienza che permetta di mettersi nei panni di chi fa esperienze lontane dalle nostre immaginando un discorso che allarghi la veduta piuttosto che stringerla dentro posizioni irrinunciabili. Questo mettendo sul fuoco i temi più caldi del momento! Continua a leggere

Per combattere il terrore, cominciamo dalla violenza sulle donne

di Giorgia Serughettiattentatore Nizza

Quanto è profondo il nesso che lega gli atti di terrorismo che stanno scuotendo il pianeta con la violenza maschile sulle donne? Tutti gli organi di informazione hanno evidenziato come l’autore della strage di Nizza fosse un uomo in fase di separazione dalla moglie con precedenti per violenza domestica. Si è parlato perciò di un caso di frustrazione personale legata a vicende familiari, a cui l’identità di soldato del Califfato (il legame con l’Isis è peraltro ancora da accertare) sarebbe servita soprattutto come copertura ideologica per la strage.

La storia di Mohamed Lahouaiej Bouhlel non basterebbe forse da sola a illuminare il legame tra lo stragismo fondamentalista e la violenza domestica e di genere, ma quando profili simili si rincorrono tra gli autori di attentati terroristici in varie parti del mondo, la necessità di aprire un discorso pubblico sul maschile e sulle relazioni tra i generi anche come parte di una strategia di contrasto del terrore appare in tutta la sua evidenza. Continua a leggere

Ambivalenze della maternità

di Eleonora Mazzoni*

mamma panciaNe L’amore in più Elisabeth Badinter descrisse l’amore materno come un sentimento incerto e labile, imperfetto come tutti i sentimenti, come tutti i sentimenti da costruire, non essendo mai scontato o dato una volta per tutte, che può esserci, magari fortissimo, in molte donne, o non esserci affatto, oppure esserci per poi sparire. Quando chiese allo psicanalista infantile Bettelheim di scriverle una prefazione al libro, si scontrò con un suo rifiuto. Continua a leggere