Contro il razzismo e contro il sessismo, ancora

sexism-and-racism-explained-0-www.imjussayin.com_di Giorgia Serughetti

A Macerata un uomo italiano di 28 anni, Luca Traini, ha compiuto un atto di terrorismo di matrice fascista e razzista, sparando e colpendo sei persone, tutte straniere, tutte di pelle nera. Il suo gesto, si dice, sarebbe una ritorsione per la morte di Pamela Mastropietro, di cui è accusato un cittadino nigeriano, Innocent Oseghale.

Nello stesso giorno, circola sui social l’immagine della testa decapitata di Laura Boldrini, accompagnata dalla scritta: “Sgozzata da un nigeriano inferocito. Questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici”. Macerata è la città della Presidente della Camera, ma il fatto avrebbe potuto accadere ovunque, perché Boldrini è da tempo diventata il simbolo dell’apertura ai migranti, dunque il bersaglio preferito di razzisti e sovranisti. Continua a leggere

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Sull’essere in disaccordo

27545256_10215606301016414_5035599689602357346_ndi Sara De Simone

In questi ultimi giorni ho pensato molto a quanto ormai sia diventato difficile essere in disaccordo. Avere opinioni diverse, dirselo, senza per questo smettere di ascoltarsi, o di provare stima. Infatti oggi l’opinione differente, o il gesto che un altro/a fa e io non avrei fatto, diventa intollerabile – offesa, ferita, tradimento, o elemento da ridicolizzare.

Confrontarsi non è più possibile: o il confronto serve a convincere l’altro che deve pensarla come me, oppure è inutile. Non si può dare atto a qualcuno che – nonostante la pensi in maniera diversa, o faccia le cose diversamente da come le farei io – c’è del bene e del bello nella sua differenza. Qualcosa che posso guardare, che posso criticare, ma di cui posso avere rispetto e, mentre per certi versi proprio non mi convince, per altri posso addirittura (!!!) esserne grata. Continua a leggere

Virginia da giovane, Virginia ragazza

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Ritratto della scrittrice da giovane (UTET, 2017)

di Sara De Simone

Virginia da giovane, Virginia ragazza. Sono passati 136 anni da quel 25 Gennaio del 1882, giorno della sua nascita… ma per celebrarla, oggi, ci piace parlare di quando era ancora una Stephen.
S’intende prima di sposare Leonard Woolf, a trent’anni, ossia prima di diventare la donna del “Lupo” come lei stessa si divertiva a scrivere.
Una pregevole pubblicazione delle lettere che Virginia Woolf scrisse dal 1896 al 1912 – tra i quattordici e i trent’anni quindi – è stata da poco ripubblicata ampliata per la cura di Andrea Cane, con una bella prefazione di Nadia Fusini, da UTET libri.

“Ritratto della scrittrice da giovane” annuncia il titolo, ed è proprio così: leggere queste lettere significa poter guardare da vicino, mentre prede forma, il ritratto di Virginia in un primo lungo arco della sua vita, meno noto ai più. Significa poter scoprire e godere dei suoi pensieri di adolescente, rintracciare i semi di ispirazioni e idee che torneranno, entrare in quella che – insieme al diario – costituì la palestra della scrittura nonché uno dei luoghi privilegiati della sua educazione sentimentale e affettiva.

Scriveva molte lettere, Virginia, e le scriveva così bene che qualcuno tra i suoi amici era solito dirle – con ironia e un poco di malizia – che avrebbe dovuto vincere il premio come migliore scrittrice epistolare al mondo. Continua a leggere

Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

Ursula_Le_Guin_photo_600dpi_mdiqqkUrsula Le Guin, scrittrice statunitense di fantascienza, è morta all’età di 88 anni il 22 gennaio.

Quello che segue è un estratto da un discorso inaugurale che tenne al Mills College in California nel 1983.

di Ursula Le Guin

Le donne come donne sono largamente escluse, estranee alle autoproclamate norme maschili di questa società, dove gli esseri umani sono chiamati Uomini, l’unico dio rispettabile è uomo, l’unica direzione è verso l’alto. Se questo è il loro paese, esploriamo il nostro. Non parlo del sesso; quello è un universo completamente diverso, dove ogni uomo e ogni donna è sola. Parlo della società, il cosiddetto mondo maschile della competizione istituzionalizzata, dell’aggressione, della violenza, dell’autorità e del potere. (…)

Nella nostra società le donne hanno vissuto e sono state disprezzate per aver vissuto tutta quella parte di esistenza che include e si assume la responsabilità dell’impotenza, della debolezza, e della malattia, dell’irrazionale e dell’irreparabile, di ciò che è oscuro, passivo, incontrollato, animale, immondo – la valle delle ombre, l’abisso, le profondità della vita. Continua a leggere

Note sulla cultura dello stupro

john travoltadi Federico Bonadonna

Perché alla sorella di Antonio Brizi piaceva John Travolta? Voglio dire, lei aveva appena dieci anni e mezzo e lui, Travolta, era un ragazzo decisamente peloso. Sì, insomma, come fanno a piacerti i peli a quell’età? Lei aveva appeso questo poster così esplicito nella sua cameretta rosa con il lettino ricoperto di cuoricini. Le sue stupide amichette erano impazzite e avevano smesso di giocare al dottore con noi che eravamo pure più grandi di loro di un anno. E così ora vivevamo su due pianeti diversi: loro ritagliavano le foto di Tony Manero dalle riviste e le incollavano sul diario, noi giocavamo a pallone.

Era il 1978, che per me è ancora l’anno della scoperta del testosterone. Era successo tutto dopo quella domenica pomeriggio in cui ci eravamo ritrovati al cinema con tutta la classe, ma senza un appuntamento preciso, semplicemente eravamo lì. Continua a leggere

Iran, una rivolta (anche) delle donne, ma non contro il velo

irandi Francesca Caferri

Ora che il caos dei primi giorni sembra essersi placato e c’è spazio per una riflessione più pacata, è il momento di dirselo: quella a cui abbiamo assistito nelle strade dell’Iran non è stata una rivolta di genere. Non una protesta contro il velo o il patriarcato, nonostante una ragazza a capo scoperto che sventolava il suo hijab bianco ne sia diventata l’involontario simbolo. E nonostante gli inni alla liberazione delle donne iraniane di cui abbiamo letto sulle pagine dei giornali italiani.

Le donne in strada, in questi giorni, ci sono andate. E anche molto numerose. Ma bastava ascoltarle per capire. Chiedevano stipendi più alti, salari pagati con regolarità, lo stop all’inflazione e al finanziamento senza fine delle iniziative iraniane in Siria, Yemen, Libano. Le stesse richieste che facevano gli uomini. Se c’è un dato interessante da cogliere in queste rivolte è proprio questo: le richieste erano le stesse. Delle donne e degli uomini, delle cittadine e dei cittadini iraniani. Insieme. Continua a leggere

Perché Lucha y Siesta non deve scomparire

1-lys-non-si-vendedi Viola Lo Moro

Tre sono i momenti che mi vengono in mente legati alla casa delle donne Lucha y Siesta. Ho letto qualche giorno fa dell’attacco che stanno subendo: Atac spa vuole riprendersi l’immobile. I dettagli non li ho capiti bene; le donne di Lucha hanno scritto un comunicato sul loro sito, mercoledì ci sarà una assemblea pubblica.

Ma con queste poche righe vorrei non parlare dei dettagli. Vorrei parlare di tre momenti. Continua a leggere