Virginia da giovane, Virginia ragazza

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Ritratto della scrittrice da giovane (UTET, 2017)

di Sara De Simone

Virginia da giovane, Virginia ragazza. Sono passati 136 anni da quel 25 Gennaio del 1882, giorno della sua nascita… ma per celebrarla, oggi, ci piace parlare di quando era ancora una Stephen.
S’intende prima di sposare Leonard Woolf, a trent’anni, ossia prima di diventare la donna del “Lupo” come lei stessa si divertiva a scrivere.
Una pregevole pubblicazione delle lettere che Virginia Woolf scrisse dal 1896 al 1912 – tra i quattordici e i trent’anni quindi – è stata da poco ripubblicata ampliata per la cura di Andrea Cane, con una bella prefazione di Nadia Fusini, da UTET libri.

“Ritratto della scrittrice da giovane” annuncia il titolo, ed è proprio così: leggere queste lettere significa poter guardare da vicino, mentre prede forma, il ritratto di Virginia in un primo lungo arco della sua vita, meno noto ai più. Significa poter scoprire e godere dei suoi pensieri di adolescente, rintracciare i semi di ispirazioni e idee che torneranno, entrare in quella che – insieme al diario – costituì la palestra della scrittura nonché uno dei luoghi privilegiati della sua educazione sentimentale e affettiva.

Scriveva molte lettere, Virginia, e le scriveva così bene che qualcuno tra i suoi amici era solito dirle – con ironia e un poco di malizia – che avrebbe dovuto vincere il premio come migliore scrittrice epistolare al mondo. Continua a leggere

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Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

Ursula_Le_Guin_photo_600dpi_mdiqqkUrsula Le Guin, scrittrice statunitense di fantascienza, è morta all’età di 88 anni il 22 gennaio.

Quello che segue è un estratto da un discorso inaugurale che tenne al Mills College in California nel 1983.

di Ursula Le Guin

Le donne come donne sono largamente escluse, estranee alle autoproclamate norme maschili di questa società, dove gli esseri umani sono chiamati Uomini, l’unico dio rispettabile è uomo, l’unica direzione è verso l’alto. Se questo è il loro paese, esploriamo il nostro. Non parlo del sesso; quello è un universo completamente diverso, dove ogni uomo e ogni donna è sola. Parlo della società, il cosiddetto mondo maschile della competizione istituzionalizzata, dell’aggressione, della violenza, dell’autorità e del potere. (…)

Nella nostra società le donne hanno vissuto e sono state disprezzate per aver vissuto tutta quella parte di esistenza che include e si assume la responsabilità dell’impotenza, della debolezza, e della malattia, dell’irrazionale e dell’irreparabile, di ciò che è oscuro, passivo, incontrollato, animale, immondo – la valle delle ombre, l’abisso, le profondità della vita. Continua a leggere

Note sulla cultura dello stupro

john travoltadi Federico Bonadonna

Perché alla sorella di Antonio Brizi piaceva John Travolta? Voglio dire, lei aveva appena dieci anni e mezzo e lui, Travolta, era un ragazzo decisamente peloso. Sì, insomma, come fanno a piacerti i peli a quell’età? Lei aveva appeso questo poster così esplicito nella sua cameretta rosa con il lettino ricoperto di cuoricini. Le sue stupide amichette erano impazzite e avevano smesso di giocare al dottore con noi che eravamo pure più grandi di loro di un anno. E così ora vivevamo su due pianeti diversi: loro ritagliavano le foto di Tony Manero dalle riviste e le incollavano sul diario, noi giocavamo a pallone.

Era il 1978, che per me è ancora l’anno della scoperta del testosterone. Era successo tutto dopo quella domenica pomeriggio in cui ci eravamo ritrovati al cinema con tutta la classe, ma senza un appuntamento preciso, semplicemente eravamo lì. Continua a leggere

Iran, una rivolta (anche) delle donne, ma non contro il velo

irandi Francesca Caferri

Ora che il caos dei primi giorni sembra essersi placato e c’è spazio per una riflessione più pacata, è il momento di dirselo: quella a cui abbiamo assistito nelle strade dell’Iran non è stata una rivolta di genere. Non una protesta contro il velo o il patriarcato, nonostante una ragazza a capo scoperto che sventolava il suo hijab bianco ne sia diventata l’involontario simbolo. E nonostante gli inni alla liberazione delle donne iraniane di cui abbiamo letto sulle pagine dei giornali italiani.

Le donne in strada, in questi giorni, ci sono andate. E anche molto numerose. Ma bastava ascoltarle per capire. Chiedevano stipendi più alti, salari pagati con regolarità, lo stop all’inflazione e al finanziamento senza fine delle iniziative iraniane in Siria, Yemen, Libano. Le stesse richieste che facevano gli uomini. Se c’è un dato interessante da cogliere in queste rivolte è proprio questo: le richieste erano le stesse. Delle donne e degli uomini, delle cittadine e dei cittadini iraniani. Insieme. Continua a leggere