Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

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Ursula Le Guin, scrittrice statunitense di fantascienza, è morta all’età di 88 anni il 22 gennaio.

Quello che segue è un estratto da un discorso inaugurale che tenne al Mills College in California nel 1983.

di Ursula Le Guin

Le donne come donne sono largamente escluse, estranee alle autoproclamate norme maschili di questa società, dove gli esseri umani sono chiamati Uomini, l’unico dio rispettabile è uomo, l’unica direzione è verso l’alto. Se questo è il loro paese, esploriamo il nostro. Non parlo del sesso; quello è un universo completamente diverso, dove ogni uomo e ogni donna è sola. Parlo della società, il cosiddetto mondo maschile della competizione istituzionalizzata, dell’aggressione, della violenza, dell’autorità e del potere. (…)

Nella nostra società le donne hanno vissuto e sono state disprezzate per aver vissuto tutta quella parte di esistenza che include e si assume la responsabilità dell’impotenza, della debolezza, e della malattia, dell’irrazionale e dell’irreparabile, di ciò che è oscuro, passivo, incontrollato, animale, immondo – la valle delle ombre, l’abisso, le profondità della vita.

Tutto ciò che il Guerriero nega e rifiuta è lasciato a noi e dunque l’uomo che lo condivide con noi, come noi, non può essere dottore, solo infermiere, non può appartenere ai guerrieri, ma solo ai civili, non può essere tra i capi, solo tra gli indiani. Ebbene questa è la nostra terra. Il lato oscuro. Se esiste un lato luminoso con altopiani, praterie di erba luccicante, noi ne conosciamo solo i racconti dei pionieri, ancora non ci siamo arrivate. E non ci arriveremo mai imitando il Maschio. Ci arriveremo solo per la nostra strada, vivendo qui, attraverso la notte del nostro territorio.

Così quello che vi auguro è che non viviate come recluse, vergognandovi di essere donne, prigioniere accondiscendenti di un sistema sociale psicopatico, ma come indigene. Che siate a casa, che abitiate, siate padrone di voi stesse, con una stanza tutta per voi. Che possiate lavorare, quale che sia il vostro talento, l’arte, la scienza o dirigere un’azienda o spazzare sotto i letti, e quando vi diranno che il vostro è un lavoro di seconda categoria perché è una donna a farlo, spero gli diciate di andare all’inferno e che mentre ci vanno vi riconoscano una retribuzione equa.

Spero che viviate senza il bisogno di dominare o di essere dominate. Spero non siate mai vittime, ma che non esercitiate potere su altre persone. E quando fallirete, sarete sconfitte, addolorate e nell’oscurità, allora spero che ricorderete che l’oscurità è il vostro paese, dove vivete, dove le guerre non si combattono e non si vincono, ma dove è il futuro. Le nostre radici sono nell’oscurità; la terra è il nostro paese.

Perché cerchiamo in cielo le nostre benedizioni – invece che attorno a noi, e in basso? Le speranze che abbiamo sono là. Non in un cielo pieno di occhi orbitanti che ci spiano e di armi, ma sulla terra che guardiamo sotto di noi. Non da sopra, ma da sotto. Non nella luce accecante, ma nell’oscurità che nutre, dove gli esseri umani crescono anime umane.

(Traduzione di Chiara Anselmi)

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3 pensieri su “Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

  1. Pingback: Una grandissima scrittrice | il blog di Carlo

  2. Mi sono commossa, parla di ciò a cui sono arrivata con l’esperienza, non la conoscevo, confesso la mia ignoranza in tal senso, e come avviene sempre ero arrivata a molte sue cose come riscatto andando nell’oscuro come lei stessa suggerisce, ho portato testimonianza di ciò in un libro che ho scritto e sono emozionata perché come avviene nelle sorellanze sono arrivata alle sue stesse risposte che sono un cammino.
    Era ovvio che mi facesse piangere, quello che sta avvenendo in questo momento.
    Grazie a voi per questo post dove riportate le sue parole.

    Mi piace

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