In quanto donna?

Presidenza-Senato-1279x853di Cecilia D’Elia

Una nuova geografia politica è stata configurata dal risultato delle urne il 4 marzo. Le forze che erano state protagoniste del bipolarismo italiano vedono il loro ruolo ridimensionarsi e nuovi leader si affermano decisamente nello scenario politico istituzionale. Scenario sempre più segnato da presenza femminile.

Quando Maria Elisabetta Alberti Casellati è diventata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Senato ho pensato alle lettrici e ai lettori di Nina e i diritti delle donne, al fatto che nei prossimi incontri nelle scuole avrei dovuto con loro riempire lo spazio bianco della scheda in appendice sul “alcune prime donne” in vari campi della vita politica e sociale. E mi sono subito detta meglio riempirlo, quello spazio, che lasciarlo ancora in bianco. Continua a leggere

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La ragazza che ero, la riconosco

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di Maddalena Vianello

“La ragazza che ero, la riconosco” è un titolo spericolato nell’epoca della brevità. Nonostante ciò, “perfetto” nel racchiudere il senso dell’intero libro che enuncia e anticipa. Il massimo, a cui un titolo può aspirare.

Otto giovanissime donne – Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato (che cura anche l’intera pubblicazione), Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa – si incontrano all’inizio degli anni ’70, a Genova, nel nascente collettivo femminista legato al Manifesto, che poco dopo cambierà sede per realizzare la sua piena autonomia.

In quegli anni nel collettivo – come in tutta Italia – nascono dei gruppi più piccoli, intimi. Ed è così che le otto protagoniste si incontrano per la prima volta, per condividere quella pratica che tanto ha segnato il femminismo: l’autocoscienza. Lì si racconteranno la vita e insieme cercheranno di cavarne un senso. Continua a leggere

La forma del desiderio

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di Chiara Anselmi

Sin dall’inizio dell’anno, da quando le cento donne francesi hanno pubblicato su Le Monde il loro manifesto in difesa della libertà di importunare come ultimo baluardo della seduzione – e molti e molte pure da noi si sono spesi in questa direzione – ho provato un disagio che facevo fatica a tradurre in parole efficaci. Come poteva essere difeso un rituale intriso di manipolazione psicologica e abuso di potere, di ruoli inflessibili e copioni vetusti ed essere per giunta associato alla parola libertà? Poi finalmente ho visto il film di Guillermo Del Toro La forma dell’acqua e sono stata grata a chi aveva avuto la capacità di evocare con le immagini quello che faticavo a esprimere a parole.

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Dopo il 4 marzo, appuntamento alla Casa

mary-poppins-voto-alle-donne-1518979374Martedì 20 marzo alle ore 18 si terrà un’assemblea pubblica alla Casa internazionale delle donne: 4 marzo punto e a capo

In vista di questo appuntamento, che la Casa internazionale delle donne ci ha proposto di promuovere insieme ad altre realtà, Gruppo del mercoledì, NUDM, noi di Femministerie ci siamo scambiate qualche prima riflessione e formulato alcune domande, che qui pubblichiamo:

  1. I temi della libertà femminile o della parità di genere sono stati del tutto assenti nel confronto elettorale. Eppure nel mondo le piazze sono occupate da movimenti guidate dalle donne, movimenti che mostrano la potenza che può avere il discorso femminista nell’interpretare la crisi economica e sociale, a partire da una visione del lavoro che assume per tutti le caratteristiche di insicurezza, mobilità, assoggettamento, dipendenza che sono state nei secoli tipicamente sperimentate dalle donne, dentro e fuori le mura domestiche. Indicano, inoltre, la possibilità di riconoscersi come uguali e differenti al di fuori delle linee di esclusione ed inclusione – che passano attraverso i confini, la cittadinanza, l’appartenenza etnica – tracciate dall’idea di “popolo” dei populisti.
  2. Le forze che hanno vinto le elezioni in Italia sono o dichiaratamente anti femministe o relativamente indifferenti ai temi dei diritti delle donne e del contrasto alla violenza di genere. Guardando al numero di donne elette, in base ai dati definitivi potrebbero arrivare a costituire il 35% dei parlamentari. A quale politica sono appassionate queste donne? Che relazione hanno con il femminismo?
  3. C’è una grande potenzialità nella riflessione femminista e nel ruolo che i femminismi possono svolgere, e nel dibattito pubblico internazionale sempre di più emerge questa consapevolezza. Ma tutto questo stenta a mostrarsi in Italia. Basti pensare a come da noi è stato letto il movimento #metoo, a come è stato denigrato e ridicolizzato, e presto accantonato come un tema di gossip relativo al mondo dei vip. E’ un problema solo di mass media – scandalosa ad esempio l’assenza di presenza femminile nelle maratone elettorali dei diversi canali televisivi, – e vecchie classi dirigenti o c’è qualcosa che riguarda più profondamente la società italiana? Che posto occupa oggi il femminismo? Quale ruolo può svolgere in questa fase di crescita di sentimenti sovranisti, identitari, ostili alle differenze e all’allargamento della sfera dei diritti?

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Dopo il 4 marzo c’è l’8 marzo

8-marzodi Giorgia Serughetti

È stato scritto che in queste elezioni hanno vinto le forze anti-europeiste e populiste, il cui segno identificativo sono l’anti-elitismo o il rifiuto dell’immigrazione. Si può considerare anche come la vittoria di un fronte anti-femminista? La risposta credo debba essere: in parte sì, in parte non si sa, ma il risultato potrebbe avere un impatto non da poco sulle battaglie delle donne e delle persone Lgbti. Al tempo stesso, la crisi verticale della rappresentanza a sinistra racconta qualcosa delle nuove sfide e compiti che si aprono davanti ai movimenti femministi. Continua a leggere