La ragazza che ero, la riconosco

cop La ragazza che ero la riconosco_piatta

di Maddalena Vianello

“La ragazza che ero, la riconosco” è un titolo spericolato nell’epoca della brevità. Nonostante ciò, “perfetto” nel racchiudere il senso dell’intero libro che enuncia e anticipa. Il massimo, a cui un titolo può aspirare.

Otto giovanissime donne – Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato (che cura anche l’intera pubblicazione), Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa – si incontrano all’inizio degli anni ’70, a Genova, nel nascente collettivo femminista legato al Manifesto, che poco dopo cambierà sede per realizzare la sua piena autonomia.

In quegli anni nel collettivo – come in tutta Italia – nascono dei gruppi più piccoli, intimi. Ed è così che le otto protagoniste si incontrano per la prima volta, per condividere quella pratica che tanto ha segnato il femminismo: l’autocoscienza. Lì si racconteranno la vita e insieme cercheranno di cavarne un senso. Continua a leggere

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Scrivere fuori tema

di Cecilia D’Elia

alfabeto d'origineCi sono alfabeti ancora da scoprire

conficcati negli interstizi della carne

nel rantolo di bocche chiuse

nel lampo di occhi spenti

nel sussulto di arti sedati.

L’uomo procede eretto ma ha i piedi fermi

sulla sua mai tramontata preistoria.

6/2/2016 (Milano)

Si chiude con pagine di diario in versi il libro di Lea Melandri Alfabeto d’origine (Neri Pozza, 2017). Una raccolta di saggi che vanno dal 1983 ad oggi, il cui tratto comune è la riflessione sulla scrittura d’esperienza. Non è memoria, non è finzione, non è ricerca del vero storico, piuttosto è ascolto del mondo interiore, una “mineralogia del pensiero”, per usare parole care a Melandri, a lei suggerite da L’ultimo paradosso di Alberto Asor Rosa. Continua a leggere