“E io pedalo”, un viaggio in bicicletta lungo la libertà delle donne

E io pedalo_Donatella Allegro

 

di Maddalena Vianello

Avete mai pensato alla biciletta come un simbolo di libertà e di emancipazione? Beh, così è stato e così è ancora.

Donatella Allegro ci accompagna lungo il corso del XX secolo – con qualche libera digressione – per una pedalata lungo la storia delle donne e il loro rapporto con la bicicletta. Il viaggio è avvincente.

“E’ un percorso a tappe attraverso alcune storie di donne che hanno voluto, fortissimamente voluto, la bicicletta; donne per le quali essa è stata molto più che un mezzo di trasporto: è stata le ali, è stata via di fuga, è stata trampolino, è stata un dispetto, uno sberleffo alla famiglia, agli uomini, alla gente per strada e ai giornali. Sono storie […] di donne che cercando la propria identità e la propria libertà hanno trovato una perfetta alleata nella bicicletta.”

La bicicletta è veloce e porta lontano. Sfugge al controllo sociale. Infatti, nell’immaginario collettivo è roba da uomini ed è considerata decisamente sconveniente per le donne. Impone un movimento fisico che poco si addice alla compostezza prescritta a queste ultime. Per non parlare delle caviglie che inevitabilmente vengono mostrate e della necessità di un abbigliamento adeguato che licenzi per sempre corpetti opprimenti, gonne troppo strette e lunghe. I raggi delle ruote sono spietati e non fanno sconti. Continua a leggere

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Breve storia vera: alla ricerca della coppetta sconosciuta

di Costanza Bianchi

Qualche mese fa, dopo averci pensato su, ho deciso di acquistare una coppetta per le mestruazioni. Per chi non sapesse cos’è (visto che in Italia non se ne parla ancora granché) si tratta, per l’appunto, di una coppetta in silicone morbido lavabile e Coppettariutilizzabile durante il periodo del ciclo mestruale. Alcune amiche mi avevano parlato della loro esperienza in maniera più che positiva e mi sono detta “perché non tentare?”. Devo ammetterlo, i motivi per iniziare ad usarla erano davvero entusiasmanti: la magica coppetta è molto economica (di solito costa intorno ai 19 euro e dura alcuni anni), è estremamente igienica (ad esempio usata al mare o in piscina è assolutamente preferibile agli assorbenti interni) e soprattutto ha un forte impatto ecologico. Lo confesso che l’idea di non produrre più notevoli quantità di rifiuti mi ha dato la spinta decisiva. Per approfondire (o per scoprire) l’impatto ambientale degli assorbenti usa e getta segnalo questo articolo bello ed esaustivo. Per darvi solo un assaggio della quantità di rifiuti prodotti: si stima che una donna nell’arco della sua vita usi circa 12000 assorbenti. Quindi perché non provare (o almeno considerare) soluzioni alternative ed efficaci?

Piena di buoni propositi, decido di andare subito nella farmacia più vicina a casa per procurarmi questo magico dispositivo. Arrivo, mi metto in fila e aspetto il mio turno. Finalmente tocca a me e già mi immaginavo uscire trionfante dal negozio con il mio nuovo splendido acquisto.

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Il femminismo per cambiare il mondo

BIGSUR28_Crispin_PercheNonSonoFemminista_coverdi Cecilia D’Elia

Un libro che vuole essere scomodo. L’intento è dichiarato sin dall’iniziale citazione di Cioran: un libro deve frugare nelle ferite. La ferita in questo caso è il femminismo mainstream, la cultura dell’indignazione, la declinazione individualista della ricerca di felicità delle donne.

Jessa Crispin, scrittrice “blogger e attivista”, come ci informa la quarta di copertina, ci provoca sin dal titolo Perché non sono femminista. Un manifesto femminista (Sur, 2018).

Per noi che abitiamo in un paese in cui il femminismo non è mai diventato veramente di moda, dove anche le forze politiche progressiste faticano a pronunciare questa parola e la grande stampa democratica è sostanzialmente un monopolio di firme maschili, la critica al femminismo universale che anima le prime pagine può appare fuori contesto. Ma a ben vedere il tema parla anche a noi, perché il punto è la differenza tra una strategia di accesso al potere e al mondo così come è e la messa in discussione della struttura del mondo, tra la partecipazione alla pari all’oppressione dei più deboli e la creazione di una società più equa. Continua a leggere

La ragazza che ero, la riconosco

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di Maddalena Vianello

“La ragazza che ero, la riconosco” è un titolo spericolato nell’epoca della brevità. Nonostante ciò, “perfetto” nel racchiudere il senso dell’intero libro che enuncia e anticipa. Il massimo, a cui un titolo può aspirare.

Otto giovanissime donne – Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato (che cura anche l’intera pubblicazione), Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa – si incontrano all’inizio degli anni ’70, a Genova, nel nascente collettivo femminista legato al Manifesto, che poco dopo cambierà sede per realizzare la sua piena autonomia.

In quegli anni nel collettivo – come in tutta Italia – nascono dei gruppi più piccoli, intimi. Ed è così che le otto protagoniste si incontrano per la prima volta, per condividere quella pratica che tanto ha segnato il femminismo: l’autocoscienza. Lì si racconteranno la vita e insieme cercheranno di cavarne un senso. Continua a leggere

Scrivere fuori tema

di Cecilia D’Elia

alfabeto d'origineCi sono alfabeti ancora da scoprire

conficcati negli interstizi della carne

nel rantolo di bocche chiuse

nel lampo di occhi spenti

nel sussulto di arti sedati.

L’uomo procede eretto ma ha i piedi fermi

sulla sua mai tramontata preistoria.

6/2/2016 (Milano)

Si chiude con pagine di diario in versi il libro di Lea Melandri Alfabeto d’origine (Neri Pozza, 2017). Una raccolta di saggi che vanno dal 1983 ad oggi, il cui tratto comune è la riflessione sulla scrittura d’esperienza. Non è memoria, non è finzione, non è ricerca del vero storico, piuttosto è ascolto del mondo interiore, una “mineralogia del pensiero”, per usare parole care a Melandri, a lei suggerite da L’ultimo paradosso di Alberto Asor Rosa. Continua a leggere

Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

Ursula_Le_Guin_photo_600dpi_mdiqqkUrsula Le Guin, scrittrice statunitense di fantascienza, è morta all’età di 88 anni il 22 gennaio.

Quello che segue è un estratto da un discorso inaugurale che tenne al Mills College in California nel 1983.

di Ursula Le Guin

Le donne come donne sono largamente escluse, estranee alle autoproclamate norme maschili di questa società, dove gli esseri umani sono chiamati Uomini, l’unico dio rispettabile è uomo, l’unica direzione è verso l’alto. Se questo è il loro paese, esploriamo il nostro. Non parlo del sesso; quello è un universo completamente diverso, dove ogni uomo e ogni donna è sola. Parlo della società, il cosiddetto mondo maschile della competizione istituzionalizzata, dell’aggressione, della violenza, dell’autorità e del potere. (…)

Nella nostra società le donne hanno vissuto e sono state disprezzate per aver vissuto tutta quella parte di esistenza che include e si assume la responsabilità dell’impotenza, della debolezza, e della malattia, dell’irrazionale e dell’irreparabile, di ciò che è oscuro, passivo, incontrollato, animale, immondo – la valle delle ombre, l’abisso, le profondità della vita. Continua a leggere

Letture e visioni contro la violenza. Le nostre proposte per il 25 novembre

In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Femministerie ha raccolto alcune proposte di libri, film e serie tv, selezionate tra i titoli usciti nel 2017, che offrono analisi, riflessioni e spunti per parlare e agire contro la violenza di genere. Buona lettura!

SAGGI

Simona Feci e Laura Schettini (a cura di), La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI), Viella, Roma 2017, pp. 287.

feci schettiniOgni volta che si parla di violenza contro le donne il richiamo alla storia è forte, presente anche nei documenti dell’Onu o nella Convenzione di Istanbul. Lo si fa per sottolinearne la lunga durata o il fatto che sia stato il modo in cui gli uomini hanno conservato la diseguaglianza tra i sessi. Come ci viene spiegato nella bella introduzione di Simona Feci e Laura Schettini al volume La violenza contro le donne nella storia, in questo senso il richiamo alla storia non allude ad un sapere specialistico, ma a una chiave di lettura utile per promuovere politiche efficaci a contrastarla. Eppure, ci avvisano le curatrici, bisogna stare attenti alle generalizzazioni, “esse impediscono di scomporre un fenomeno che trattiene in sé il carattere della durata e quello del mutamento”. Continua a leggere