Carla Lonzi: l’arte, il femminismo, la vita

carla lonzidi Elettra Deiana

Carla Lonzi. Un’arte della vita, è il libro che Giovanna Zapperi ha recentemente pubblicato per Derive Approdi nella collana Opera viva. È un denso e documentato testo in cui l’autrice, che di mestiere fa la critica d’arte, indaga sui rapporti tra la Lonzi femminista – che del femminismo fece “l’arte della vita” – e la Lonzi critica d’arte, che, diventando sempre più critica verso le strutture concettuali e simboliche dell’arte e del mondo degli artisti, tagliò i ponti con la sua antica professione e si dedicò con passione – una passione duratura e coinvolgente – al femminismo.

Il passaggio fu segnato, nel 1969, dal libro Autoritratto, basato sul montaggio di una serie di conversazioni registrate con quattordici artisti (tutti uomini con l’eccezione di Carla Accardi) tra il 1965 e il 1969. Un addio nei fatti, che nel 1970, con la nascita della rivista Rivolta Femminile, segnò il definitivo abbandono da parte di Carla Lonzi del suo lavoro di critica d’arte. E fu anche il passaggio al nuovo modo di Lonzi di intendere, pensare e vivere la sua vita e di concepire il femminismo, che della sua vita divenne elemento intrinseco. Continua a leggere

L’ultimo giro di campo

di Cinzia Guido

È stata una giornata faticosa, lo confesso, piena di emozioni e di ricordi.

L’ultimo grazie te lo dico per come sei uscito dal campo.

Per quel giro alla fine con tua figlia in braccio, per le lacrime che hanno rigato il tuo volto, per la lettera di addio scritta insieme a tua moglie.

Per aver confessato, proprio tu, quello che “c’è solo un capitano”, di avere paura.

Grazie perché racconti, con questo tuo addio così peculiare, che essere uomini è anche vivere fino in fondo ogni sentimento.

Che non ci si deve vergognare di amare e di avere paura.

E voglio pensare che questo più di ogni altro sarà il ricordo che tante e tanti di noi trasmetteranno ai propri figli e figlie e a chiunque sogni di diventare capitano… o capitana.

Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Debora Serracchiani, la violenza e le sfumature della condanna

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di Maddalena Vianello

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Mi tocca leggerla diverse volte l’affermazione che Debora Serracchiani ha pronunciato dopo l’aggressione e lo stupro di una giovane donna a Trieste.

Ci sono delle gerarchie, quindi, che fanno variare la nostra dose di disgusto per la violenza. E la variabile lungo la quale scorre il raccapriccio e la condanna è l’identità dello stupratore, in questo caso un uomo iracheno.

Debora Serracchiani ha dovuto “rettificare” con un: “Non sono razzista, ho detto una cosa evidente agli italiani”.

Per molti, come per me, a dire il vero di evidente non c’è nulla.

Allora, spulcio la sua bacheca facebook per capire meglio e un post mi viene in soccorso. Un uomo scrive: “Lo sapete che vi dico? Che Debora Serracchiani ha ragione. Il tradimento del rapporto di fiducia con chi ti ha accolto rende ogni crimine più odioso.”

Di questo si tratta, quindi: il tradimento del rapporto di fiducia, la violazione della nostra magnanima accoglienza.

Il punto non è la violenza sulle donne e le sue radici profonde, la condanna ferma senza distinzioni. La violenza non è odiosa sempre allo stesso modo. A volte lo è di più. Continua a leggere

Libere tutte!

libere-tutte-cover-altadi Maddalena Vianello

Libere di continuare a percorrere insieme la strada che dalle conquiste dei diritti e delle libertà deve portare al riconoscimento dell’uguaglianza sostanziale. Perché l’uguaglianza formale non è più sufficiente. Perché le donne da soggetti imprevisti hanno il diritto e il dovere (aggiungo io) di portare la propria specificità nei contesti e nei processi, in un mondo pensato per secoli unicamente al maschile.

Libere di avere o non avere figli, non più segnate da un destino biologico ineluttabile.

Perché la maternità e la cura non siano gli unici ambiti consentiti per la realizzazione sociale e per l’approvazione generale, ma frutto di una valutazione consapevole.

Libere sia di porre fine a una gravidanza non desiderata, sia di cercare il supporto delle tecnologie riproduttive per realizzare una maternità “tardiva” o “complicata”. Perché il tempo del corpo non sempre coincide con quello del desiderio e tanto meno con quello della precarietà. Continua a leggere

Come as you are. Parliamo di sesso

come-as-you-are-nagoskidi Chiara Anselmi

Bisognerebbe ricominciare a parlare di sesso. A farlo in modo sistematico e fuori dai clichés. La minaccia della realizzazione del terzo episodio della saga cinematografica di Sex and the city incombe sul nostro futuro prossimo, con il suo corredo di banalità e inesattezze, luoghi comuni e finte provocazioni. Per questo quando sono inciampata in una copia del libro di Emily Nagoski Come as you are, Risveglia e trasforma la tua sessualità! che in quarta di copertina definisce il piacere un diritto mi è sembrata una buona occasione.

Come as you are, the surprising new science that will transform your sex life è uscito nel 2015 negli Stati Uniti ottenendo un discreto successo. La stampa anglosassone gli ha dedicato recensioni lusinghiere. L’autrice è un’educatrice sessuale e ricercatrice statunitense, ha tenuto corsi sulla sessualità femminile in vari college americani e ha un popolare blog che si chiama The dirty normal.

In varie occasioni ha raccontato che negli elaborati di fine corso, alla domanda ‘qual è la cosa più importante che hai appreso da queste lezioni?’, più del 50% delle sue studentesse risponde: ‘che sono normale’. Da qui la decisione di scrivere il libro. Continua a leggere

Judith Butler e l’idea di popolo

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L’Alleanza dei corpi è il titolo dell’ultimo libro edito in Italia di Judith Butler, un testo densamente politico in cui la filosofa americana, sulla scia dei grandi raduni collettivi che segnano questa fase storica, affronta temi cruciali della contemporaneità, a cominciare dalle idee di popolo e di democrazia. Chi è davvero “il popolo”, si chiede Butler, fin dalle prime pagine dell’introduzione, e quale operazione di potere discorsivo interviene a circoscrivere il popolo in un determinato momento? E per quale fine? Costruzione storica e insieme sociale, politico-mediatica, simbolica, il popolo non coincide con una popolazione, sottolinea Butler, ma piuttosto è costituito da linee di demarcazione che implicitamente o esplicitamente vengono stabilite da chi e da quanti hanno nelle loro mani il potere del dichiarare e, va aggiunto, spesso quello delle armi. E ogni tentativo di dichiararsi popolo, da parte di un gruppo o di un altro, ha implicita l’idea di questa parzialità, di quell’“esclusione costitutiva” descritta da Chantal Mouffle e Ernesto Laclau, che Butler riprende, e che anche per lei demarca i modi e criteri dell’inclusione entro i confini del popolo.

L’inclusione nel popolo prevede anche l’esclusione dal popolo, come sempre è avvenuto. Chi conti davvero come popolo, e in che modo venga istituito oggi il confine dell’inclusione di chi sia il popolo: questa dovrebbe essere la preoccupazione della democrazia, soprattutto di quella radicale. Continua a leggere