La resistenza delle donne, una storia che continua.

resistenza

Nelle donne ci fu sempre e devo dire fin dal principio la netta sensazione che la battaglia che si combatteva in quei giorni non dovesse limitarsi a questo aspetto direi quasi negativo, cioè di cacciata del nemico e dell’oppressore. Ci fu nelle donne che parteciparono alla resistenza, fin dall’inizio, la volontà di un mondo diverso. Continua a leggere

Una coppa per due

maratona di boston

di Cinzia Guido

Nel 1966 Roberta Gibb fu la prima donna a correre la maratona di Boston.

Lo fece però travestita da uomo, perché le regole non consentivano alle donne di correre.

Dopo 50 anni, Atsede Baysa, la prima donna a tagliare il traguardo della maratona di Boston 2016 con un’appassionante rimonta (e nonostante una ferita al tendine in corso di gara), ha donato la sua coppa a Roberta.

E già, perché avendo corso al di fuori delle regole, Roberta Gibb, cui sono state dedicate strade e monumenti,  quel trofeo non l’ha mai avuto! Continua a leggere

Il Pulitzer per Farkhunda e tutte le altre

YE Mideast 2015 Photo Gallery

(AP Photo/Massoud Hossaini, File) NYTCREDIT: Massoud Hossaini/Associated Press

di Francesca Caferri

Si chiamava Farkhunda, aveva 27 anni e credeva nella sua religione, l’Islam. Per questo se l’era presa con l’uomo che, in un santuario conosciuto come un luogo propizio per le donne che vogliono rimanere incinte, approfittava della fede di vecchie e giovani, estorcendo loro soldi. Finì che una folla di uomini la aggredì, la picchiò e poi la finì a sassate prima di trascinare il suo corpo legato ad un’auto nelle strade di Kabul. Senza che nessuno la fermasse. Tragico specchio della condizione femminile in un paese che per anni abbiamo raccontato come liberato e finalmente pronto a fare spazio alle donne.

Se la storia di questa ragazza è diventata famosa è grazie al lavoro di una giornalista che sin dai primi giorni dell’invasione americana dell’Afghanistan non ha mai smesso di puntare le luci sulle donne di questo paese. Continua a leggere

Cuori ribelli – Uomini, donne e potere

di Belle Minton

Cleopatra Elizabeth Taylor piccolaCara Belle,
ho sentito qualcosa alla radio e letto qualche titolo di giornale sulle conversazioni private tra la ex ministra Guidi e il suo ex fidanzato. Da uomo, sono costernato dal vedere che una donna di elevata condizione sociale, che dovrebbe aver superato l’adolescenza, possa legarsi sentimentalmente con un tipo come quello. Secondo te, come è possibile?

Sotero, 56 anni, Roma

Caro Sotero,
confesso che non mi sono dedicata molto alle
telefonate tra Federica Guidi e il suo fidanzato. Sono convinta che le intercettazioni possano essere un valido strumento di indagine e che le sue risultanze (con le dovute cautele sia dal lato investigativo che per quanto riguarda la privacy delle persone coinvolte) rientrino nel diritto di informazione. D’altra parte, credo che le frasi estrapolate da una qualunque telefonata, prese fuori dal contesto, possano rivelarsi fuorvianti e insufficienti per capire che rapporto ci sia tra gli interlocutori e che tipo di persone siano. Di conseguenza, confesso anche che, sul piano umano, non mi sono fatta un’opinione molto precisa né della ex ministra né del signor Gemelli.

Ma ammettiamo pure che lei sia un’irreprensibile signora dell’alta borghesia e lui un pressante arrampicatore di scarso talento. Il fatto è, caro Sotero, che essere di un’elevata condizione sociale e aver superato l’adolescenza non creano una selezione automatica del “tipo” a cui ci si lega sentimentalmente. Continua a leggere

Cuori ribelli – Seduzione senza rischi

di Belle Minton

Scarlett JohanssonCara Belle,
sono incasinata. Ho trent’anni, un lavoro mediamente precario, un compagno e – mi ripetono spesso – molti talenti. Per quanto ne so, un talento ce l’ho di sicuro ed è quello di piacere alla gente. Fin da piccola, ho usato il mio fascino per ottenere tutto quello (e tutti quelli) che volevo. Non bella ma brillante e (apparentemente) molto sicura, ho passato gran parte della mia giovinezza a impollinare fiori qua e là.
Adesso non so se mi va più. Col mio compagno facciamo molte cose insieme, abbiamo molti gusti in comune e le nostre giornate sono scandite da ritualità che in fondo mi piacciono e mi rassicurano. D’altro canto, però, dopo sei anni di relazione la passione non è più quella di una volta e la la mia proverbiale seduttività mi fa combinare gran casini.
Tra le tante liasons e amplessi mi è capitato di innamorarmi di due persone nel tempo: una volta di un uomo, più recentemente di una donna. Né l’uomo né la donna hanno, alla fine, cambiato la loro vita per me. E io ho continuato a vivere la mia solita routine. Forse farei meglio ad accontentarmi e farla finita con questa continua ricerca? D’altro canto, se devo essere sincera, non credo che se decidessi di mettermi tranquilla smetterei davvero di lanciare i miei ami in giro. A volte penso che sia più forte di me.
E poi, ultima domanda fondamentale: come mai in questi anni mi sono innamorata solo di due persone con cui non era possibile costruire una vera relazione? Per quello che erano o solo perché c’era un ostacolo alla mia conquista? Belle, sono davvero così banale?

Ana84

Cara Ana,
davvero non ti va più di “impollinare fiori qua e là”? Se è così, smetti e basta, senza porti troppe domande, e cerca di fare amicizia con un’eventuale nuova te stessa che trae soddisfazione da altre cose. Scoprire quali sono potrebbe essere un’avventura emozionante.

Se invece la tua continua ricerca mira a compensare con il brivido e la gratificazione della conquista una routine rassicurante ma noiosa, puoi fare tre cose: Continua a leggere

Le maestre che fecero l’impresa

x2_Scop CUTRUFELLI_Il giudice delle donne.indddi Giorgia Serughetti

C’è stato un tempo, nella storia dell’Italia unita, vari decenni prima che le donne conquistassero il diritto di voto, in cui la loro esclusione dalla cittadinanza non aveva nemmeno bisogno di essere inscritta nelle leggi, tanto radicato e condiviso era il pregiudizio che le voleva esseri umani incapaci di giudizio nelle decisioni sulla cosa pubblica. In quel tempo, che precede persino il suffragio universale maschile (universale e maschile, bell’ossimoro), è ambientato il romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, Il giudice delle donne, che racconta di quando nel 1906 dieci coraggiose maestre delle Marche chiesero di essere registrate nelle liste elettorali dei comuni di Senigallia e Montemarciano. E di come in prima battuta vi riuscirono, perché la Corte d’Appello di Ancona, presieduta da un personaggio della statura di Ludovico Mortara, diede loro ragione.

Niente, sulla carta, avrebbe dovuto impedire alle “maestrine”, come le chiamavano i giornali, di esercitare il diritto di voto: sapevano leggere e scrivere ed erano munite della patente di maestre elementari, per questo le commissioni elettorali dei due comuni accettarono la loro richiesta. Continua a leggere

La signora dei numeri

di Cecilia D’Elia

Linda-Laura-SabbadiniDa metà mese Linda Laura Sabbadini non farà più parte dei vertici dell’Istat. Sembra proprio che nel nuovo Istituto di Giorgio Alleva, sulle scelte del quale sono state già espresse perplessità da una sociologa come Chiara Saraceno, non ci sarà più posto per lei, una delle protagoniste delle indagini sociali dell’Istat dagli anni 90.

Lo ricorda la stessa Saraceno:
Se l’Istat dagli anni Novanta, per intelligente scelta dei suoi presidenti e l’enorme lavoro svolto da una delle sue dirigenti più qualificate, Linda Laura Sabbadini e dagli altri dirigenti del settore sociale non avesse messo in piedi il sistema di Indagini Multiscopo ed arricchito in ottica sociale anche le indagini sulle forze di lavoro e sui consumi, poco sapremmo su molti cambiamenti che hanno riguardato la società italiana, dalla famiglia ai rapporti tra le generazioni e ai rapporti uomo-donna; poco o nulla sapremmo sulla povertà assoluta, i senza dimora, la violenza in famiglia e fuori, il bullismo, le reti di aiuto informale, sui migranti ed altro ancora. (Se l’Istat non fa più indagini, La Repubblica 16/2/2016) Continua a leggere