8 marzo 2020

La Giornata internazionale delle donne cade quest’anno nel mezzo di una crisi sanitaria molto seria, che stravolge ogni nostro piano e ci costringe a restare separate le une dalle altre. Niente cortei, piazze, manifestazioni culturali dal vivo.

Non possiamo purtroppo ridurre le distanze tra i corpi, per rispetto delle indicazioni pubbliche per rallentare contagio ma soprattutto per l’attenzione e la cura che portiamo verso noi stesse e chi ci sta intorno. Vogliamo però provare almeno ad accorciare le distanze virtuali: anche in questo 8 marzo vogliamo esserci ed essere insieme, e possiamo farlo con le nostri volti e le nostre voci nella rete.

8 marzo prova 5

Il nostro 8 marzo non si ferma. Se volete, celebratelo con noi! Mandate anche voi una foto (in verticale) che vi ritragga con il vostro cartello. Postatela nei commenti, sulla nostra pagina Facebook, sul vostro profilo, e taggateci @Femministerie
#8MarzoNonSiFerma

Nessuna tocchi le altre: contro il femminismo che esclude

di Femministerie

Siamo preoccupate e arrabbiate, dopo la lettura del documento In radice: 8 marzo per l’inviolabilità del corpo femminile, firmato e diffuso da Arcilesbica, insieme ad altre associazioni e singole femministe italiane.

Innanzitutto, il tono perentorio, aggressivo, che procede per affermazioni definitorie e per decreti d’esclusione, è una pratica che rifiutiamo e che, come femministe, non ci appartiene. Il femminismo è, per noi, relazione e pratica di riconoscimento dell’altra. E non possiamo accettare una visione che identifichi come suo primo compito quello di tracciare confini, per decidere chi sta dentro e chi sta fuori. Soprattutto, quando questa sorveglianza dei confini serve a escludere non soggetti dominanti, come nella pratica storica del separatismo, ma minoranze gravemente discriminate ed esposte a violenze, sia in famiglia che nella società. Continua a leggere

L’8 marzo della Lega e il risentimento maschile

2-lega-crotone-8-marzodi Giorgia Serughetti

“Non condivido certi passaggi”, ha commentato Matteo Salvini in merito al volantino per l’8 marzo dei giovani della Lega di Crotone, secondo i quali la dignità della donna viene offesa da chi ne rivendica “l’autodeterminazione” e da chi contrasta il “ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia”.

Il Vicepremier dice, al contrario, di lavorare per la parità tra uomo e donna. Ma è davvero difficile crederlo guardando alle iniziative che nascono dal suo partito: il ddl Pillon, che promuove di fatto la diseguaglianza tra donne e uomini nelle separazioni dietro la maschera dei ruoli equivalenti tra i genitori; o i disegni di legge sulla prostituzione che mirano a ripristinare misure discriminatorie d’epoca pre-Merlin, come le registrazioni e i controlli sanitari obbligatori. Continua a leggere

Dopo il 4 marzo c’è l’8 marzo

8-marzodi Giorgia Serughetti

È stato scritto che in queste elezioni hanno vinto le forze anti-europeiste e populiste, il cui segno identificativo sono l’anti-elitismo o il rifiuto dell’immigrazione. Si può considerare anche come la vittoria di un fronte anti-femminista? La risposta credo debba essere: in parte sì, in parte non si sa, ma il risultato potrebbe avere un impatto non da poco sulle battaglie delle donne e delle persone Lgbti. Al tempo stesso, la crisi verticale della rappresentanza a sinistra racconta qualcosa delle nuove sfide e compiti che si aprono davanti ai movimenti femministi. Continua a leggere

Ringraziare gli uomini? Piuttosto alleanze

vettrianodi Giorgia Serughetti

C’è qualcosa di frettoloso nel salto che fa Barbara Stefanelli sul Corriere della Sera del 7 marzo: dal dire grazie a una donna (l’iniziativa #ringraziounadonna della 27esimaOra), che significa riconoscere e valorizzare le relazioni e le genealogie femminili, al dire grazie a un uomo. Ringraziare gli uomini, è l’invito della vicedirettrice del quotidiano di via Solferino: i padri, i compagni, i “capi” che non temono né ostacolano la libertà delle donne, ma la riconoscono, la amano, la valorizzano insieme alla capacità individuale e al merito.

È inevitabile avvertire un certo disagio: fin troppo spesso siamo state chiamate a dire grazie a degli uomini, per esempio per il fatto di “sceglierci” facendoci avanzare nelle carriere professionali, o universitarie, o in politica. La cooptazione è ancora largamente in mani maschili. Mentre la sfida è proprio scardinare il sistema di selezione verticale che vede le donne rompere il soffitto di cristallo solo grazie all’intercessione “benevola” di uomini che stanno al vertice. Così come nella vita privata va rotto il meccanismo che vede le donne dedicarsi alla cura per dovere, gli uomini invece con i loro tempi, come impegno residuale, per piacere (quando lo fanno). Insomma, nel #ringraziounuomo esiste il rischio di avvallare forme di paternalismo maschile. Per questo Luisa Pronzato ha raccolto voci pro e contro l’editoriale di ieri nel suo articolo di oggi Quel grazie agli uomini che divide. Continua a leggere