Le nostre famiglie e la loro

pantheonsvegliatitaliadi Cecilia D’Elia

Il matrimonio va verso il distacco da un ordine sociale basato su una concezione patriarcale della società, concetto che rende il marito e padre proprietario, proprietario del patrimonio, naturalmente, ma anche della moglie e dei figli.
Questa evoluzione del matrimonio e del divorzio, che ora permetterà alle coppie di scegliere liberamente l’organizzazione delle loro vite, sarà sancito dalla legge, perché, da due secoli, l’istituzione del matrimonio sta vivendo una tendenza verso l’uguaglianza, ed è quello che stiamo facendo oggi: l’evoluzione verso la completa uguaglianza di questa istituzione.
Sono parole di Christiane Taubira, la ministra della Giustizia francesce che si è dimessa pochi giorni fa perchè contraria al radicamento dello stato d’emergenza nel suo Paese e in particolare alla riforma costituzionale che consentirà di togliere la cittadinanza francese ai bi-nazionali colpevoli di terrorismo. Sono parole pronunciate a sostegno della riforma che nel 2013 ha introdotto in Francia il matrimonio paritario. Continua a leggere

Il gesto della differenza

di Cecilia D’Elia

poliziottaMaria Teresa Canessa, vice questore aggiunto, ieri era l’unica donna tra i tanti poliziotti in assetto antisommossa che fronteggiavano le proteste dei lavoratori dell’Ilva di Cornigliano. La tensione era forte, i blindati bloccavano il corteo, che voleva arrivare in prefettura. I sindacalisti trattavano per arrivare in centro. Parte l’ordine di fare un passo indietro, gli operai obbediscono. A quel punto irrompe il gesto che fa la differenza, che cambia il corso della giornata. Maria Teresa Canessa si toglie il casco. Un operaio le si avvicina e le tende la mano, lei, senza pensarci, la stringe. Il blocco dei blindati poco dopo è tolto, gli operai arrivano in prefettura dove trovano ciò che vogliono: all’incontro al Mise del 4 febbraio, dove si discuterà dell’Accordo di programma per Cornigliano ci sarà un rappresentante del Governo, il sottosegretario Simona Vicari. Continua a leggere

Carol, un inno alla libertà

caroldi Maddalena Vianello

Carol di Todd Haynes è un film straordinario. Importante. Fa bene all’anima in questi giorni di acceso dibattito sulla proposta di legge Cirinnà che mette mano alle unioni civili.

Un inno alla libertà. Una di quelle storie capaci di trapassare da parte a parte le posizioni più ideologiche, puntando dritta al cuore. Rende la realtà intellegibile, con semplicità. Niente paura. È solo amore.

Sono i temibili anni Cinquanta. Le mogli americane sfoggiano sorrisi smaglianti ed elettrodomestici moderni. I primi pantaloni e le sigarette fra le labbra sono fra le poche libertà largamente accettate. Le mogli appartengono ai mariti. Vanno indirizzate, protette. anche agli occhi della legge. Continua a leggere

Solo la Dea ci salverà

Dio_esiste_e_vive_a_Bruxelles_Pili_Groyne_foto_dal_film_2_middi Giorgia Serughetti

Mentre Junker e Renzi si scambiavano parole “maschie e virili”, e Sarri insultava Mancini, a colpi di “frocio”, “finocchio” e “vattelo a prendere nel c.” (a proposito, qual era la cultura che dovevamo insegnare ai selvaggi immigrati su donne e omosessuali?), io ho visto un film: Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael. Cosa c’entra? C’entra.

La pellicola del regista belga è una geniale rivisitazione della storia sacra che vede Dio, abbigliato alla Drugo de Il grande Lebowski, giocare con un personal computer anni ’90 da cui, ubriaco di whiskey, decide il buono e il cattivo tempo per le sue creature. Il figlio maschio di Dio, J. C., si è dileguato da tempo con la sua croce e contro la crudele tirannia del Padre l’unica speranza resta la figlia di dieci anni, Ea. Con la sua avventura sulla terra, alla scoperta di tristezze e fatiche degli esseri umani, la ragazzina divina non solo scriverà un “Nuovo-Nuovo Testamento”, ma determinerà la fine della legge del Padre e del suo corollario di distruzione, malvagità, sofferenza. Continua a leggere

Cuori ribelli – Trasformare le relazioni

di Belle Minton

file9401340645270.jpgHo 60 anni. Non ho amici o sembra invece che ne abbia molti ma che non si curano neppure di cercarmi e se li cerco io tra una cosa e l’altra loro hanno sempre da fare. Quindi sono sola. I miei figli hanno litigato e non si parlano più; ho fatto tutto quanto in mio potere per poter tenere unita una famiglia allo sfacelo dopo un divorzio ed ora loro non si parlano più e né si curano se io sono ancora al mondo. Silenzio. Le uniche persone che entrano in contatto con me è per usarmi, mi parlano, ma poi quando trovano altro se ne vanno e neppure si girano indietro. Ma che ho?

triste54

Cara triste54,

ho pensato molto alla tua lettera. Ti chiedi “ma che ho?”, e fai bene. Ma attenzione: non voglio dire che la situazione in cui ti trovi sia banalmente colpa tua, e nemmeno che in te ci sia qualcosa che non va. Tutti abbiamo qualcosa che non va, e tutti abbiamo in qualche modo contribuito a creare la situazione in cui ci troviamo, bella o brutta che sia. Il punto è che questa domanda ti mette nella direzione giusta, al contrario di quanto farebbero eventuali recriminazioni sull’opportunismo degli amici, l’egoismo dei figli e l’indifferenza degli altri, che porterebbero soltanto ulteriore frustrazione.

Un luogo comune oramai abusatissimo sostiene che non possiamo cambiare gli altri, ma soltanto noi stessi. Certo, gli altri sono quello che sono, e non possiamo farci niente. Ma cambiare se stessi è quasi altrettanto impossibile; benché nel corso della vita indubbiamente quasi tutti, in qualche modo, cambiamo a seguito anche delle nostre scelte, i cambiamenti profondi non avvengono mai come conseguenza di azioni specifiche.

La buona notizia è che, anche se non possiamo cambiare né gli altri né noi stessi, possiamo trasformare una cosa decisiva: le relazioni tra noi e gli altri, ciascuna relazione tra noi e un’altra persona.

Ma come si fa a trasformare una relazione? Continua a leggere

Gegen Sexismus, gegen Rassismus

Coloniadi Femministerie

“Gegen sexismus, gegen rassismus”, contro il sessismo e contro il razzismo: queste parole si leggono su uno dei cartelli innalzati nella manifestazione di protesta a Colonia contro le violenze fisiche e sessuali di cui 90 donne sono state vittime la notte di capodanno. Gli autori di quella che appare come un’aggressione organizzata, a cui hanno partecipato forse mille uomini secondo le ricostruzioni, sono ancora ignoti. Ma le vittime e la polizia della città tedesca hanno parlato di possibili origini arabe o nord-africane, e tanto è bastato – a quanto pare – per innescare il frame dello scontro di civiltà che, come è ormai consueto da almeno quindici anni a questa parte, trova nel corpo delle donne il suo terreno di manifestazione preferito.

La realtà di cui parla Riotta nel tweet è (presumiamo) questa: che la cultura di cui sono portatori migranti e rifugiati, a cui vengono spalancate le porte d’Europa, conduce nel nostro continente a un arretramento sul piano dei diritti e della sicurezza delle donne. Continua a leggere