Aborto, a cosa ha detto sì l’Irlanda

refirlandadi Cecilia D’Elia

Nel referendum per abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione, cioè il totale divieto di aborto tranne nei casi di rischio della vita per la donna, si profila una vittoria dei sì in Irlanda. E’ una svolta storica per quel paese, ma è una buona notizia per tutti noi.

Gli exit poll danno oltre il 68% al fronte del Sì in un referendum che ha diviso fortemente l’Irlanda, sostenuto da tutte le forze politiche, in primo luogo dal premier Leo Varadkar, leader di origini indiane e gay dichiarato, che sta guidando un paese in cui la difficile autonomia si è fondata sul richiamo alle radici cattoliche, sulla strada della secolarizzazione. Sembra che la grande affluenza, sostenuta anche dal #hometovote di chi è tornato a casa per votare, abbia determinato la vittoria dei Sì, mettendo fine ad un divieto che – come storicamente è sempre accaduto nei paesi in cui l’aborto è illegale – conviveva con la clandestinità per le più povere e la possibilità di andare all’estero a interrompere la gravidanza per le altre. Questa ipocrisia oggi avrà fine. Continua a leggere

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Aborto, tra scelta e diritto

noi-e-il-nostro-corpo1di Cecilia D’Elia

Quarant’anni sono una soglia: non ci sono più alibi, si è decisamente nell’età adulta. E tali sono dunque quelle leggi che quest’anno entrano negli “anta”. Due in particolare videro la luce nel maggio del 1978, la legge 180, in tema di “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, e la legge 194 sulla “tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”. La prima, che fu poi compresa nel testo istitutivo del servizio sanitario nazionale approvato a fine anno, ha posto fine a secoli di abusi e ha promosso una nuova idea di salute e di dignità della persona malata di mente. La seconda ha reso legale, entro certe condizioni, interrompere una gravidanza quando questa leda il diritto alla salute psicofisica della donna. A lei, dopo una pausa di riflessione di sette giorni, spetta la decisione su tale scelta. In entrambi i casi, nel nome del diritto alla salute, vengono meno forme di controllo statale prima in essere. Perché tale era, per esempio, quello che veniva esercitato sul corpo femminile e sulla sua capacità generativa: abortire o costringere una donna ad abortire era all’epoca un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe, le cui pene venivano ridotte dalla metà ai due terzi se l’aborto, su donna consenziente o meno, veniva procurato per “causa di onore” (ricordiamo che il delitto d’onore sarà abolito solo nel 1981). Continua a leggere

La mascolinità tossica dei killer di massa

alek-minassian-toronto-van-crash_4291183di Giorgia Serughetti

Il furgone che a Toronto ha investito la folla lunedì scorso, causando 10 morti e 14 feriti, ha tenuto una parte del mondo col fiato sospeso fino a che le autorità hanno escluso ogni matrice terroristica per l’attacco. Non è terrorismo, hanno scritto i giornali. Solo il gesto di un folle. Già, ma guarda a caso, ancora una volta, un “folle” misogino.

Ad Alek Minassian, l’autore della strage, si attribuiscono dichiarazioni postate sui social network in cui onora Elliot Rodger, il ventenne autore del massacro di Isla Vista, in California, nel 2014, e uno dei più (tristemente) celebri membri di “Incel”, movimento di uomini “celibi involontari” che nutrono un odio profondo verso le donne. Continua a leggere

I “pro vita”, Rosie the Riveter e le fortune del femminismo

IMG_7847di Giorgia Serughetti

“Per la salute delle donne”: così si annuncia l’iniziativa di ProVita onlus in programma oggi a Palazzo Madama, alla presenza di senatori della Lega e di Fratelli d’Italia, sul tema “le gravi conseguenze dell’aborto sul piano psichico e sanitario”. La stessa sigla che la scorsa settimana firmava a Roma il maxi-manifesto (poi rimosso) che ritraeva un feto con le scritte “tu eri così a 11 settimane” e “ora sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito”, uno degli attacchi pubblici più violenti degli ultimi anni alle donne che interrompono la gravidanza (seguito anche da un raid di Forza Nuova alla Casa internazionale delle donne di Roma), ora si presenta come paladina del benessere femminile. Continua a leggere

Non torneremo alla clandestinità

casadonnestriscioneantiabortodi Cecilia D’Elia

Roma ferita due volte in poche ore. Prima il mega manifesto della associazione Provita su via Gregorio VII, poi, oggi, lo striscione all’ingresso della Casa internazionale delle donne: 194 strage di stato. I caratteri sono quelli noti, usati dall’estrema destra romana.

Si avvicinano i 40 anni della legge che ha legalizzato le interruzioni di gravidanza in Italia, e i toni si riaccendono, le crociate ripartono, le ideologie si rianimano. Continua a leggere

In quanto donna?

Presidenza-Senato-1279x853di Cecilia D’Elia

Una nuova geografia politica è stata configurata dal risultato delle urne il 4 marzo. Le forze che erano state protagoniste del bipolarismo italiano vedono il loro ruolo ridimensionarsi e nuovi leader si affermano decisamente nello scenario politico istituzionale. Scenario sempre più segnato da presenza femminile.

Quando Maria Elisabetta Alberti Casellati è diventata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Senato ho pensato alle lettrici e ai lettori di Nina e i diritti delle donne, al fatto che nei prossimi incontri nelle scuole avrei dovuto con loro riempire lo spazio bianco della scheda in appendice sul “alcune prime donne” in vari campi della vita politica e sociale. E mi sono subito detta meglio riempirlo, quello spazio, che lasciarlo ancora in bianco. Continua a leggere

Dopo il 4 marzo, appuntamento alla Casa

mary-poppins-voto-alle-donne-1518979374Martedì 20 marzo alle ore 18 si terrà un’assemblea pubblica alla Casa internazionale delle donne: 4 marzo punto e a capo

In vista di questo appuntamento, che la Casa internazionale delle donne ci ha proposto di promuovere insieme ad altre realtà, Gruppo del mercoledì, NUDM, noi di Femministerie ci siamo scambiate qualche prima riflessione e formulato alcune domande, che qui pubblichiamo:

  1. I temi della libertà femminile o della parità di genere sono stati del tutto assenti nel confronto elettorale. Eppure nel mondo le piazze sono occupate da movimenti guidate dalle donne, movimenti che mostrano la potenza che può avere il discorso femminista nell’interpretare la crisi economica e sociale, a partire da una visione del lavoro che assume per tutti le caratteristiche di insicurezza, mobilità, assoggettamento, dipendenza che sono state nei secoli tipicamente sperimentate dalle donne, dentro e fuori le mura domestiche. Indicano, inoltre, la possibilità di riconoscersi come uguali e differenti al di fuori delle linee di esclusione ed inclusione – che passano attraverso i confini, la cittadinanza, l’appartenenza etnica – tracciate dall’idea di “popolo” dei populisti.
  2. Le forze che hanno vinto le elezioni in Italia sono o dichiaratamente anti femministe o relativamente indifferenti ai temi dei diritti delle donne e del contrasto alla violenza di genere. Guardando al numero di donne elette, in base ai dati definitivi potrebbero arrivare a costituire il 35% dei parlamentari. A quale politica sono appassionate queste donne? Che relazione hanno con il femminismo?
  3. C’è una grande potenzialità nella riflessione femminista e nel ruolo che i femminismi possono svolgere, e nel dibattito pubblico internazionale sempre di più emerge questa consapevolezza. Ma tutto questo stenta a mostrarsi in Italia. Basti pensare a come da noi è stato letto il movimento #metoo, a come è stato denigrato e ridicolizzato, e presto accantonato come un tema di gossip relativo al mondo dei vip. E’ un problema solo di mass media – scandalosa ad esempio l’assenza di presenza femminile nelle maratone elettorali dei diversi canali televisivi, – e vecchie classi dirigenti o c’è qualcosa che riguarda più profondamente la società italiana? Che posto occupa oggi il femminismo? Quale ruolo può svolgere in questa fase di crescita di sentimenti sovranisti, identitari, ostili alle differenze e all’allargamento della sfera dei diritti?

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