Le sindache

raggi appendinodi Cecilia D’Elia

Per la prima volta la Capitale avrà una sindaca. Una vittoria annunciata, ma non nelle proporzioni in cui è avvenuta. Tra quella parte di città che è andata a votare Virginia Raggi ha più che doppiato i voti del candidato che le si opponeva. Per Roma è la prima volta di una donna e avviene sull’onda di una domanda di cambiamento radicale. La protagonista ha parlato di rivoluzione gentile, una novità per un movimento che ha esordito con i Vaffa day.

Più sorprendente invece – anche se era prevedibile che andare al ballottaggio sarebbe stato un rischio per Fassino – la vittoria di Chiara Appendino a Torino. Anche lei una giovane donna. Continua a leggere

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Hillary ha fatto la storia, ma potrebbe non bastare

hillarydi Francesca Caferri

Il soffitto di cristallo è davvero crollato? A giudicare dai titoli trionfalistici dei giornali e delle televisioni di mezzo mondo parrebbe di sì: una donna candidata alla posizione politica più importante del mondo non è solo una crepa nel soffitto più famoso del mondo. E’ un colpo mortale. “La donna giusta al momento giusto”, ha detto Erica Jong. “Stiamo facendo la Storia”, ha commentato Anne Marie Slaughter, la donna che ha riacceso il dibattito sul binomio famiglia/carriera con un articolo sull’Atlantic quattro anni fa. Ma queste sono voci istituzionali: vicine alla Clinton e al mondo di Washington.

C’è un’America, quella più di sinistra, quella più femminista, quella più liberal, il cui disagio è palpabile: e non soltanto perché Sanders rappresentava per questa fetta di elettorato un’alternativa credibile. Continua a leggere

Nascemmo orfane

In occasione del settantesimo anniversario della Repubblica e del voto alle donne pubblichiamo la prima parte di un intervento di Miriam Mafai, scritto in occasione dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia*

ninaPer la prima volta il 2 giugno del 1946 le donne italiane votarono, per eleggere, dopo il disastro della guerra e del fascismo, l’assemblea che avrebbe dato all’Italia la nuova Costituzione. Votarono con preoccupazione, con orgoglio, con speranza, con emozione.

Non avendo ancora ventun’anni (età alla quale allora si diventava maggiorenni) non avevo potuto votare, ma poche settimane dopo andai, con un gruppo di amiche, in piazza Montecitorio, per vedere e riconoscere, con una punta d’orgoglio, le prime donne che entravano, da deputate, nello storico palazzo. Vivemmo insieme quel giorno come un nostro grande successo, non solo delle donne che nell’Italia liberata avevano potuto partecipare agli incontri, alle petizioni, alle manifestazioni per il diritto di voto ma anche di quelle che nell’Italia occupata dai fascisti e dai tedeschi, per anni si erano battute anche per il riconoscimento di questo diritto. Continua a leggere