#veritàperGiulioRegeni, la lezione di Paola

paola regenidi Francesca Caferri

Che forma ha la punta del naso del tuo bambino, quando è diventato un uomo? Forse non tutte le madri avrebbero la risposta a questa domanda, ma Paola Deffendi Regeni ce l’ha. Perché la punta del naso è l’unica cosa da cui ha potuto riconoscere suo figlio Giulio, tornato cadavere dall’Egitto dove era andato a studiare. Incontrando per la prima volta la stampa dall’inizio di questa tragedia, Paola Deffendi Regeni non ha pianto. A chi le ha chiesto spiegazioni, ha detto solo che lei non sa più piangere, perché tutto quello a cui riesce a pensare è il momento in cui “la porta si è chiusa”, il momento in cui Giulio ha capito che dalle stanze in cui lo avevano rinchiuso non sarebbe mai uscito vivo “perché aveva tutti gli strumenti culturali per capire quello che stava succedendo”. Continua a leggere

Che genere di memoria

di Cecilia D’Elia

tantefacce_whEbbene sì. Alla fine dello spettacolo io e Maddalena ieri sera avevamo gli occhi lucidi. Il racconto di Tante facce della memoria ci aveva accompagnato per poco più di un’ora, facendoci ascoltare le voci delle testimoni di quel tempo. Sei bravissime attrici, Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli, dirette da Francesca Comencini per interpretare sei donne realmente esistite, partigiane e non,  diversamente coinvolte e toccate dall’eccidio delle Fosse Ardeatine: Carla Capponi, Marisa Musu, Ada Pignotti, Vera Simoni, Gabriella Polli, Lucia Ottobrini.

La drammaturgia, curata da Mia Benedetta e Francesca Comencini,  è liberamente tratta dalle registrazioni raccolte da Alessandro Portelli, autore de L’ordine è già stato eseguito.  Lo spettacolo porta sulla scena l’altra faccia dell’eccidio in cui persero la vita 335 uomini, e restituisce parola alle donne, alle parenti delle vittime, le partigiane, le testimoni, che in vario modo furono coinvolte e che sopravvissero a quella mattanza. Continua a leggere

Guido Bertolaso, rose rosse per te…

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di Maddalena Vianello

Guido Bertolaso è terribilmente recidivo. Non c’è che dire.

Il primo scivolone va in scena su La7 durante il programma “Fuori Onda” domenica, a poche ore dalla chiusura della gazzebarie.

Il giornalista, consapevole delle incertezze che riguardano la designazione dei candidati, chiede: “La Meloni potrebbe fare il vicesindaco?”

Bertolaso risponde: “No, la Meloni, deve fare la mamma. Mi pare la cosa più bella che possa capitare ad una donna nella vita. […] Deve gestire questa pagina della sua vita che credo per una donna sia la più bella in assoluto. Non vedo perché qualcuno debba costringerla a fare una campagna elettorale che comunque sarà feroce. E poi nel momento in cui dovrà cominciare ad allattare, cominciare ad occuparsi anche delle buche, della sporcizia, dei topi, della criminalità e di tutto il resto.” Continua a leggere

Cittadine

donneSettanta anni fa il primo voto delle donne italiane per i consigli comunali. Finalmente cittadine. Ci vollero ben due decreti per far votare le donne: il primo, del 31 gennaio 1945, estendeva il diritto di voto alle italiane con almeno 21 anni (escluse, significativamente, le prostitute schedate che lavoravano fuori dai bordelli), ma aveva dimenticato di riconoscere la possibilità di essere elette. Il secondo, del 10 marzo 1946, rimediava all’errore.

Nel 1946 circa duemila donne vennero elette nei consigli comunali. E il due giugno le donne votarono per eleggere l’Assemblea Costituente. Ventuno saranno le nostre madri costituenti.

Settanta anni. Tanti nella vita di una persona, un battito di ciglia nella storia politica di un paese.voto

Grazie alle suffragette che per prime osarono pretendere il diritto di voto. Alle ragazze italiane che nel 1943 scelsero la Resistenza e ci restituirono la democrazia. Alle tante donne che si misero in fila davanti ai seggi, alle analfabete, alle maestre, le scrittrici, le operaie, le casalinghe, che hanno fatto la storia di questo paese.

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Non posso passare sotto silenzio il giorno che chiuse una lunga e difficile avventura, e cioè il giorno delle elezioni. Era quella un’avventura incominciata molti anni fa, prima dell’armistizio, del 25 luglio, il giorno – avevo poco più di vent’anni – in cui vennero a prendermi per condurmi in prigione. Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo. Da allora fu come se un’altra persona abitasse in me, segreta, muta, nascosta, alla quale non era neppure permesso di respirare. È stata sì, un’avventura umiliante e penosa. Ma con quel segno di croce sulla scheda mi pareva di aver disegnato uno di quei fregi che sostituiscono la parola fine. Uscii, poi, liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte.” 

Alba de Céspedes

 

 

Un anno di Femministerie

beyonce-we-can-politicafemminileTanti auguri a… NOI!! Oggi scriviamo per festeggiare insieme il nostro primo compleanno, con la speranza che ce ne siano molti altri da passare insieme. Il blog Femministerie è andato on line per la prima volta il 6 marzo lo scorso anno: in questi mesi un po’ di strada l’abbiamo fatta insieme, parlandovi di temi caldi come la procreazione assistita e le unioni civili, ma anche dei film e dei libri che ci sono (o non ci sono) piaciuti, dei dilemmi del cuore (grazie, meravigliosa Belle Minton!!) e di temi internazionali.

Siamo state brave? Chissà, forse, no, un po’, solo qualche volta… di certo continueremo a provare. E, come sempre, idee, contributi, critiche e chiacchiere sono i benvenuti.

E allora, buon compleanno anche alle nostre lettrici e a nostri lettori!