Eredi e ribelli

anna-rossi-doriadi Anna Rossi-Doria

Ieri è morta la storica Anna Rossi-Doria, femminista, attenta studiosa della storia politica delle donne, in particolare delle battaglie per il voto, in cui ha saputo vedere la domanda di autonomia e individualità femminile.
Ripubblichiamo un testo preso da Il tempo delle donne, relazione tenuta per il Centro documentazione donne di Firenze nel 1986 (in Anna Rossi-Doria, Dare forma al silenzio, Viella, 2007, Roma, pp.298-299).

“La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento”, dice un verso di René Char. Le donne vivono questo paradosso in modo estremo. Dire eredità, infatti, significa di solito dire antenati, patrimonio, testamento. Le donne devono insieme ritrovare e costruire tutte e tre queste cose. Le antenate sono certo esistite, ma spetta a noi cercarle e costituire il loro patrimonio; il testamento dobbiamo scriverlo noi, per ricevere un’eredità che allo stesso tempo dobbiamo noi dare a loro. Il paradosso è arduo da pensare e difficile da vivere. La tradizione culturale femminile che abbiamo alle spalle è oscura e incerta: per renderla chiara non basta un lavoro di scoperta o riscoperta, ma occorre un lavoro d’invenzione. Continua a leggere

Finalmente il cognome della madre

una-mamma-per-amica-1024x768di Cecilia D’Elia

“Il cognome di famiglia non continua se è una figlia, bando alla malinconia, ti terrà compagnia”. Così recita una filastrocca femminista del secolo scorso. Tante cose sono mutate da allora. Le donne hanno cambiato il loro destino di mogli e madri, le famiglie sono diventate plurali. Stanotte per la prima volta una donna potrebbe diventare presidente degli Stai Uniti d’America (anche lei ha dovuto piegarsi al cognome del marito, dopo aver resistito vari anni, per non essergli d’intralcio nella carriera politica).

Dal 1975 la famiglia italiana è un luogo paritario. Ma il cognome della madre ai figli,quello no. Ogni volta che in Italia qualcuno ha cercato di cambiare la norma che impone il cognome dei padri, apriti cielo. Almeno fino agli anni novanta. Continua a leggere

Divieti e burkini

di Cecilia D’Elia

burkiniBarriere invece che ponti. Divieti al posto del dialogo. La polemica estiva sul burkini, i divieti decisi da alcune municipalità francesi e la presa di posizione di Manuel Valls sulla sua incompatibilità con i “nostri valori”, danno voce al riflesso autoritario dell’occidente impaurito. Semplificano le differenze che animano il nostro spazio pubblico e, ancora una volta, fanno del corpo delle donne il terreno di un improbabile scontro di civiltà. Meglio di me Renata Pepicelli ha spiegato la differenza tra burkini e burqa e perché è un errore vietare questo indumento, pensato per permettere alle donne musulmane velate di farsi il bagno senza scoprire il proprio corpo. Continua a leggere

Le sindache

raggi appendinodi Cecilia D’Elia

Per la prima volta la Capitale avrà una sindaca. Una vittoria annunciata, ma non nelle proporzioni in cui è avvenuta. Tra quella parte di città che è andata a votare Virginia Raggi ha più che doppiato i voti del candidato che le si opponeva. Per Roma è la prima volta di una donna e avviene sull’onda di una domanda di cambiamento radicale. La protagonista ha parlato di rivoluzione gentile, una novità per un movimento che ha esordito con i Vaffa day.

Più sorprendente invece – anche se era prevedibile che andare al ballottaggio sarebbe stato un rischio per Fassino – la vittoria di Chiara Appendino a Torino. Anche lei una giovane donna. Continua a leggere

Nascemmo orfane

In occasione del settantesimo anniversario della Repubblica e del voto alle donne pubblichiamo la prima parte di un intervento di Miriam Mafai, scritto in occasione dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia*

ninaPer la prima volta il 2 giugno del 1946 le donne italiane votarono, per eleggere, dopo il disastro della guerra e del fascismo, l’assemblea che avrebbe dato all’Italia la nuova Costituzione. Votarono con preoccupazione, con orgoglio, con speranza, con emozione.

Non avendo ancora ventun’anni (età alla quale allora si diventava maggiorenni) non avevo potuto votare, ma poche settimane dopo andai, con un gruppo di amiche, in piazza Montecitorio, per vedere e riconoscere, con una punta d’orgoglio, le prime donne che entravano, da deputate, nello storico palazzo. Vivemmo insieme quel giorno come un nostro grande successo, non solo delle donne che nell’Italia liberata avevano potuto partecipare agli incontri, alle petizioni, alle manifestazioni per il diritto di voto ma anche di quelle che nell’Italia occupata dai fascisti e dai tedeschi, per anni si erano battute anche per il riconoscimento di questo diritto. Continua a leggere

Terra ferita

 

di Cecilia D’Elia

terraferitaQuesta è una storia di amicizia e di forza femminile. Stefania Zambonardi fotografa per passione. Un giorno la sua cara amica Federica Lira scopre di avere un tumore al seno. La notizia irrompe come una deflagrazione a stravolgere la normalità delle loro vite.

Siamo a Brescia. In città, secondo lo Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, si riscontrano eccessi di incidenza e di ricoveri ospedalieri, in particolare nelle donne, per il melanoma, il tumore della mammella e i linfomi non-Hodgkin. Continua a leggere

Udi a congresso

di Cecilia D’Elia
unione donne italianeIeri sono stata al congresso nazionale dell’UDI, con la curiosità, il rispetto e l’affetto che si deve ad un’ amica di sempre. Mentre la responsabile nazionale Vittoria Tola teneva la sua relazione spiavo le presenze in sala. C’erano donne che mi hanno vista ragazzina e altre avvicinatesi in questi anni. La studentessa della Rete della conoscenza, le nuove cittadine venute da tutto il mondo. Insieme senza confini, per una misura femminile della libertà, della politica, della democrazia sono le parole scelte per accompagnare i lavori delle tre giornate. Continua a leggere