Per una politica (trasformativa) della felicità

di Sara Pollice*

img_felicitàSiamo partite da noi. Ci siamo dette che era il caso di riaffermare l’utopia, la connessione, la passione moltiplicata per tutte. La necessità di fare questo la sentiamo tutte nell’aria e dentro di noi. La realtà che viviamo è sempre più attraversata e pervasa da spinte conservatrici. Ci feriscono e soprattutto ci fanno reagire con rabbia e determinazione i continui tentativi di ritornare ad un oscurantismo politico.

Ci sentiamo sempre più impotenti di fronte ad una narrazione del presente e del futuro che normalizza, quando non esalta, le peggiori visioni passatiste della società. Più di tutto pesa la guerra alle donne, ai migranti e alle soggettività fuori dal paradigma eteronormativo, al nostro diritto alla vita, alla nostra libertà di scegliere sui nostri corpi, al diritto ad esprimerci fuori dagli stereotipi in pubblico come nella vita privata. Continua a leggere

A proposito di maschilismo

di Cecilia D’Elia

copertina espressoNe ha scritto acutamente Roberta Carlini su ingenere. Le polemiche suscitate dalla scelta del settimanale L’Espresso di dedicare la copertina e uno speciale all’interno al ritorno del maschilismo, sono la prova provata di quanto sia radicato il rancore misogino. Ne sa qualcosa la terza carica dello Stato, la Presidente Laura Boldrini, oggetto quotidiano di ingiure sui social. Eppure, noi che abbiamo conosciuto il ventennio berlusconiano, non dovremmo stupirci. A meno di non aver pensato che fosse davvero un fenomeno eccezionale e non un leader che ha saputo parlare alla pancia profonda del paese e ne ha plasmato e rispecchiato gli umori. Dalle veline alle ombrelline, il contorno alla scena pubblica maschile è servito. Continua a leggere

Carla Lonzi: l’arte, il femminismo, la vita

carla lonzidi Elettra Deiana

Carla Lonzi. Un’arte della vita, è il libro che Giovanna Zapperi ha recentemente pubblicato per Derive Approdi nella collana Opera viva. È un denso e documentato testo in cui l’autrice, che di mestiere fa la critica d’arte, indaga sui rapporti tra la Lonzi femminista – che del femminismo fece “l’arte della vita” – e la Lonzi critica d’arte, che, diventando sempre più critica verso le strutture concettuali e simboliche dell’arte e del mondo degli artisti, tagliò i ponti con la sua antica professione e si dedicò con passione – una passione duratura e coinvolgente – al femminismo.

Il passaggio fu segnato, nel 1969, dal libro Autoritratto, basato sul montaggio di una serie di conversazioni registrate con quattordici artisti (tutti uomini con l’eccezione di Carla Accardi) tra il 1965 e il 1969. Un addio nei fatti, che nel 1970, con la nascita della rivista Rivolta Femminile, segnò il definitivo abbandono da parte di Carla Lonzi del suo lavoro di critica d’arte. E fu anche il passaggio al nuovo modo di Lonzi di intendere, pensare e vivere la sua vita e di concepire il femminismo, che della sua vita divenne elemento intrinseco. Continua a leggere

Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Come as you are. Parliamo di sesso

come-as-you-are-nagoskidi Chiara Anselmi

Bisognerebbe ricominciare a parlare di sesso. A farlo in modo sistematico e fuori dai clichés. La minaccia della realizzazione del terzo episodio della saga cinematografica di Sex and the city incombe sul nostro futuro prossimo, con il suo corredo di banalità e inesattezze, luoghi comuni e finte provocazioni. Per questo quando sono inciampata in una copia del libro di Emily Nagoski Come as you are, Risveglia e trasforma la tua sessualità! che in quarta di copertina definisce il piacere un diritto mi è sembrata una buona occasione.

Come as you are, the surprising new science that will transform your sex life è uscito nel 2015 negli Stati Uniti ottenendo un discreto successo. La stampa anglosassone gli ha dedicato recensioni lusinghiere. L’autrice è un’educatrice sessuale e ricercatrice statunitense, ha tenuto corsi sulla sessualità femminile in vari college americani e ha un popolare blog che si chiama The dirty normal.

In varie occasioni ha raccontato che negli elaborati di fine corso, alla domanda ‘qual è la cosa più importante che hai appreso da queste lezioni?’, più del 50% delle sue studentesse risponde: ‘che sono normale’. Da qui la decisione di scrivere il libro. Continua a leggere

Eredi e ribelli

anna-rossi-doriadi Anna Rossi-Doria

Ieri è morta la storica Anna Rossi-Doria, femminista, attenta studiosa della storia politica delle donne, in particolare delle battaglie per il voto, in cui ha saputo vedere la domanda di autonomia e individualità femminile.
Ripubblichiamo un testo preso da Il tempo delle donne, relazione tenuta per il Centro documentazione donne di Firenze nel 1986 (in Anna Rossi-Doria, Dare forma al silenzio, Viella, 2007, Roma, pp.298-299).

“La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento”, dice un verso di René Char. Le donne vivono questo paradosso in modo estremo. Dire eredità, infatti, significa di solito dire antenati, patrimonio, testamento. Le donne devono insieme ritrovare e costruire tutte e tre queste cose. Le antenate sono certo esistite, ma spetta a noi cercarle e costituire il loro patrimonio; il testamento dobbiamo scriverlo noi, per ricevere un’eredità che allo stesso tempo dobbiamo noi dare a loro. Il paradosso è arduo da pensare e difficile da vivere. La tradizione culturale femminile che abbiamo alle spalle è oscura e incerta: per renderla chiara non basta un lavoro di scoperta o riscoperta, ma occorre un lavoro d’invenzione. Continua a leggere

Femminismo: è possibile il dialogo tra generazioni?

Il documentario “Femminismo!” di Paola Columba è il racconto per voci e immagini di cosa resta delle battaglie storiche degli anni Settanta in un tempo, come il nostro, in cui spesso abbiamo la sensazione di tornare indietro. Al centro c’è il dialogo, apparentemente mancante, tra generazioni di donne. Abbiamo visto il film, in cui compaiono anche alcune di noi (inclusa l’autrice del post), nella proiezione per la stampa che si è tenuta a Roma il 25 gennaio. Ne è nata, dentro Femministerie, una discussione sul tema del “passaggio di testimone”. Il post che segue è frutto di questa riflessione, e speriamo che stimoli altre giovani donne, anche in seguito alla visione del documentario, a dire la loro. “Femminismo!” sarà proiettato il 18 febbraio alla Casa internazionale delle donne di Roma.

femminismodi Costanza Bianchi

Mi è capitato più di una volta di sentire le femministe della vecchia guardia definire la mia generazione come non solo disinteressata alle tematiche di genere, ma addirittura ignara dei problemi che ci circondano. Sento come se tra noi e loro ci fosse un divario molto ampio: loro ci guardano con distacco e noi inevitabilmente ci allontaniamo. Sono convinta che la mia generazione sia meno idealista, anche perché, grazie a loro, ci siamo trovate in un mondo un po’ più giusto e non abbiamo dovuto lottare per alcuni diritti fondamentali che le nostre mamme e le nostre nonne ci hanno lasciato in eredità. Tutto questo non implica che io e le mie coetanee non ci troviamo davanti grandi sfide: il divario salariale, le servitù domestiche, la violenza di genere, l’oggettificazione del corpo femminile, solo per citarne alcune.

Come possiamo pensare di superare questi ostacoli se anche tra donne che stanno dalla stessa parte non vi è dialogo? E soprattutto perché questo dialogo, questo proficuo scambio di idee, manca? Continua a leggere