Irlanda, il merito va alle donne

di Laura Fano Morrissey*

Venerdì 25 maggio è stata una giornata storica per l’Irlanda. Nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante del Sì, soprattutto dopo una campagna estremamente divisiva e aggressiva da parte del fronte del No.

Le scene di donne con le lacrime agli occhi hanno fatto il giro del mondo. Quelle lacrime non sorprendono chi conosce l’orribile ottavo emendamento che, equiparando il diritto alla vita del nascituro a quello della madre, di fatto spogliava ogni donna incinta di qualunque diritto. Non sorprende chi conosce la storia di questo paese, stretto per decenni tra le morse di una letale alleanza tra Stato e Chiesa, sentire donne dire: “Finalmente siamo libere”. Continua a leggere

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Aborto, tra scelta e diritto

noi-e-il-nostro-corpo1di Cecilia D’Elia

Quarant’anni sono una soglia: non ci sono più alibi, si è decisamente nell’età adulta. E tali sono dunque quelle leggi che quest’anno entrano negli “anta”. Due in particolare videro la luce nel maggio del 1978, la legge 180, in tema di “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, e la legge 194 sulla “tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”. La prima, che fu poi compresa nel testo istitutivo del servizio sanitario nazionale approvato a fine anno, ha posto fine a secoli di abusi e ha promosso una nuova idea di salute e di dignità della persona malata di mente. La seconda ha reso legale, entro certe condizioni, interrompere una gravidanza quando questa leda il diritto alla salute psicofisica della donna. A lei, dopo una pausa di riflessione di sette giorni, spetta la decisione su tale scelta. In entrambi i casi, nel nome del diritto alla salute, vengono meno forme di controllo statale prima in essere. Perché tale era, per esempio, quello che veniva esercitato sul corpo femminile e sulla sua capacità generativa: abortire o costringere una donna ad abortire era all’epoca un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe, le cui pene venivano ridotte dalla metà ai due terzi se l’aborto, su donna consenziente o meno, veniva procurato per “causa di onore” (ricordiamo che il delitto d’onore sarà abolito solo nel 1981). Continua a leggere

I “pro vita”, Rosie the Riveter e le fortune del femminismo

IMG_7847di Giorgia Serughetti

“Per la salute delle donne”: così si annuncia l’iniziativa di ProVita onlus in programma oggi a Palazzo Madama, alla presenza di senatori della Lega e di Fratelli d’Italia, sul tema “le gravi conseguenze dell’aborto sul piano psichico e sanitario”. La stessa sigla che la scorsa settimana firmava a Roma il maxi-manifesto (poi rimosso) che ritraeva un feto con le scritte “tu eri così a 11 settimane” e “ora sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito”, uno degli attacchi pubblici più violenti degli ultimi anni alle donne che interrompono la gravidanza (seguito anche da un raid di Forza Nuova alla Casa internazionale delle donne di Roma), ora si presenta come paladina del benessere femminile. Continua a leggere

Breve storia vera: alla ricerca della coppetta sconosciuta

di Costanza Bianchi

Qualche mese fa, dopo averci pensato su, ho deciso di acquistare una coppetta per le mestruazioni. Per chi non sapesse cos’è (visto che in Italia non se ne parla ancora granché) si tratta, per l’appunto, di una coppetta in silicone morbido lavabile e Coppettariutilizzabile durante il periodo del ciclo mestruale. Alcune amiche mi avevano parlato della loro esperienza in maniera più che positiva e mi sono detta “perché non tentare?”. Devo ammetterlo, i motivi per iniziare ad usarla erano davvero entusiasmanti: la magica coppetta è molto economica (di solito costa intorno ai 19 euro e dura alcuni anni), è estremamente igienica (ad esempio usata al mare o in piscina è assolutamente preferibile agli assorbenti interni) e soprattutto ha un forte impatto ecologico. Lo confesso che l’idea di non produrre più notevoli quantità di rifiuti mi ha dato la spinta decisiva. Per approfondire (o per scoprire) l’impatto ambientale degli assorbenti usa e getta segnalo questo articolo bello ed esaustivo. Per darvi solo un assaggio della quantità di rifiuti prodotti: si stima che una donna nell’arco della sua vita usi circa 12000 assorbenti. Quindi perché non provare (o almeno considerare) soluzioni alternative ed efficaci?

Piena di buoni propositi, decido di andare subito nella farmacia più vicina a casa per procurarmi questo magico dispositivo. Arrivo, mi metto in fila e aspetto il mio turno. Finalmente tocca a me e già mi immaginavo uscire trionfante dal negozio con il mio nuovo splendido acquisto.

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Il femminismo per cambiare il mondo

BIGSUR28_Crispin_PercheNonSonoFemminista_coverdi Cecilia D’Elia

Un libro che vuole essere scomodo. L’intento è dichiarato sin dall’iniziale citazione di Cioran: un libro deve frugare nelle ferite. La ferita in questo caso è il femminismo mainstream, la cultura dell’indignazione, la declinazione individualista della ricerca di felicità delle donne.

Jessa Crispin, scrittrice “blogger e attivista”, come ci informa la quarta di copertina, ci provoca sin dal titolo Perché non sono femminista. Un manifesto femminista (Sur, 2018).

Per noi che abitiamo in un paese in cui il femminismo non è mai diventato veramente di moda, dove anche le forze politiche progressiste faticano a pronunciare questa parola e la grande stampa democratica è sostanzialmente un monopolio di firme maschili, la critica al femminismo universale che anima le prime pagine può appare fuori contesto. Ma a ben vedere il tema parla anche a noi, perché il punto è la differenza tra una strategia di accesso al potere e al mondo così come è e la messa in discussione della struttura del mondo, tra la partecipazione alla pari all’oppressione dei più deboli e la creazione di una società più equa. Continua a leggere

Non torneremo alla clandestinità

casadonnestriscioneantiabortodi Cecilia D’Elia

Roma ferita due volte in poche ore. Prima il mega manifesto della associazione Provita su via Gregorio VII, poi, oggi, lo striscione all’ingresso della Casa internazionale delle donne: 194 strage di stato. I caratteri sono quelli noti, usati dall’estrema destra romana.

Si avvicinano i 40 anni della legge che ha legalizzato le interruzioni di gravidanza in Italia, e i toni si riaccendono, le crociate ripartono, le ideologie si rianimano. Continua a leggere

La ragazza che ero, la riconosco

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di Maddalena Vianello

“La ragazza che ero, la riconosco” è un titolo spericolato nell’epoca della brevità. Nonostante ciò, “perfetto” nel racchiudere il senso dell’intero libro che enuncia e anticipa. Il massimo, a cui un titolo può aspirare.

Otto giovanissime donne – Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato (che cura anche l’intera pubblicazione), Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa – si incontrano all’inizio degli anni ’70, a Genova, nel nascente collettivo femminista legato al Manifesto, che poco dopo cambierà sede per realizzare la sua piena autonomia.

In quegli anni nel collettivo – come in tutta Italia – nascono dei gruppi più piccoli, intimi. Ed è così che le otto protagoniste si incontrano per la prima volta, per condividere quella pratica che tanto ha segnato il femminismo: l’autocoscienza. Lì si racconteranno la vita e insieme cercheranno di cavarne un senso. Continua a leggere