Dell’essere malati: Virginia Woolf e l’occasione della vulnerabilità

di Sara De Simone

In un celebre saggio della fine degli anni ’20 dal titolo “On being ill” – “Dell’essere malati” – Virginia Woolf si chiede e ci chiede, con l’eccezionale ironia che la contraddistingue, perché non siano mai stati dedicati romanzi all’influenza o poemi epici ai raffreddori, che così tanto spazio occupano nella vita di tutti:

On_Being_Ill

On being ill, pubblicato dalla Hogarth Press nel 1930 e illustrato da Vanessa, la sorella di Virginia

«Considerando quanto sono comuni le malattie, quale tremendo cambiamento spirituale implicano, quanto sorprendenti, una volta che si spengono le luci della salute, siano i paesi sconosciuti che allora si scoprono, quali desolazioni e deserti dell’anima un leggero attacco di influenza porta alla luce, quali precipizi e prati cosparsi di fiori colorati svela un minimo aumento di temperatura […] e come al risveglio crediamo di trovarci in presenza di angeli e arpisti quando ci estraggono un dente e ritorniamo alla superficie nella sedia del dentista e confondiamo il suo «si sciacqui la bocca – si sciacqui la bocca» con il saluto della divinità che dal pavimento del cielo si inchina per darci il benvenuto – quando pensiamo a tutto questo e a molto altro ancora, e siamo frequentemente costretti a farlo, allora diventa davvero strano che la malattia non abbia preso lo stesso posto dell’amore, della guerra, della gelosia tra i più grandi temi della letteratura.».

È dissacrante, Virginia, ha la penna sottile, ride e sorride delle umane miserie, anche e in primo luogo delle proprie. Non dimentichiamo che fin da giovanissima ha trascorso lunghi periodi di malattia, settimane costretta a letto da mal di testa implacabili e cori di voci in greco che le parlano nelle orecchie tormentandola. Di questo dolore riesce a dirci potentemente quando lo presta e lo trasforma nei suoi personaggi (basti pensare alla pazzia di Septimus ne La signora Dalloway), ma questo stesso dolore cupo, inesorabile, invasivo, Virginia è anche capace – e più spesso di quanto si creda – di esorcizzarlo, cambiargli di segno, di renderlo vitale. Continua a leggere

Annunci

Virginia da giovane, Virginia ragazza

Virginia1

Ritratto della scrittrice da giovane (UTET, 2017)

di Sara De Simone

Virginia da giovane, Virginia ragazza. Sono passati 136 anni da quel 25 Gennaio del 1882, giorno della sua nascita… ma per celebrarla, oggi, ci piace parlare di quando era ancora una Stephen.
S’intende prima di sposare Leonard Woolf, a trent’anni, ossia prima di diventare la donna del “Lupo” come lei stessa si divertiva a scrivere.
Una pregevole pubblicazione delle lettere che Virginia Woolf scrisse dal 1896 al 1912 – tra i quattordici e i trent’anni quindi – è stata da poco ripubblicata ampliata per la cura di Andrea Cane, con una bella prefazione di Nadia Fusini, da UTET libri.

“Ritratto della scrittrice da giovane” annuncia il titolo, ed è proprio così: leggere queste lettere significa poter guardare da vicino, mentre prede forma, il ritratto di Virginia in un primo lungo arco della sua vita, meno noto ai più. Significa poter scoprire e godere dei suoi pensieri di adolescente, rintracciare i semi di ispirazioni e idee che torneranno, entrare in quella che – insieme al diario – costituì la palestra della scrittura nonché uno dei luoghi privilegiati della sua educazione sentimentale e affettiva.

Scriveva molte lettere, Virginia, e le scriveva così bene che qualcuno tra i suoi amici era solito dirle – con ironia e un poco di malizia – che avrebbe dovuto vincere il premio come migliore scrittrice epistolare al mondo. Continua a leggere

Eccentriche #1 – Quel vulcano di Emily

Di Sara De Simone

La rubrica Eccentriche è dedicata a scrittrici, poete, artiste di tutti i tempi che si sono mantenute fuori dal centro, non solo a causa dell’esclusione che per secoli le ha relegate in una posizione marginale, ma anche e soprattutto perché da quello spazio di confine e da quella visione periferica hanno saputo guardare di più, più a fondo, più lontano e raccontare mondi che altri non vedevano e collegare territori che altri tenevano separati.
Nella scelta del titolo hanno agito senz’altro gli echi della Society of Outsiders di Virginia Woolf, ma anche dei Soggetti eccentrici di Teresa de Lauretis, nonché di più recenti volumi come Le eccentriche. Scrittrici del Novecento (Botta, Farnetti, Rimondi) e di chissà quante altre voci e memorie interne…
Ma soprattutto ha influito la predilezione per buona parte delle parole che cominciano con ec- e in particolare eccentrica, eccessiva, eccedente, eccitante, eccezionale. Tutte parole adatte a descrivere le donne di cui parleremo.

immagine1

William Turner, Mount Vesuvius in Eruption, 1817

La Mia Vita era stata – Un Fucile Carico –
Negli Angoli – finché un Giorno
Il Proprietario passò – Mi identificò –
E Mi portò via –
E ora vaghiamo in Boschi Regali –
E ora cacciamo la Cerva –
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne subito rispondono –
E basta ch’io sorrida, quale vigorosa luce
Sulla Valle avvampa –
È come se una faccia vesuviana
Avesse liberato il suo piacere […]
trad. it. Giuseppe Ierolli (ultimi 2 vv trad. mia)

My Life had stood – a Loaded Gun – è una delle poesie più celebri di Emily Dickinson ed assurge quasi a manifesto di tutta la sua opera e, potremmo dire, anche della sua vita. Continua a leggere