La pillola RU486, la parola alle donne

ru486_0-1024x768di Maddalena Vianello

Le nuove linee del Ministero della Sanità, presieduto da Roberto Speranza, mettono la parola fine alla decennale polemica che ruota intorno alla pillola abortiva RU486, dopo la brutta pagina scritta di recente dalla Regione Umbria.

Le linee guida introducono due novità fondamentali. La prima, la pillola RU486 potrà essere somministrata senza obbligo di ricovero. Le donne potranno riceverla in day hospital, al consultorio, in ambulatorio, e dopo mezz’ora tornarsene a casa. La seconda, il periodo di possibile utilizzo viene esteso alla nona settimana di gestazione. È interessante notare come le linee guida siano state costruite, tenendo conto del parere favorevole e univoco del Consiglio superiore di Sanità e della presa di posizione della Società di ginecologia e ostetricia.

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Le donne nei movimenti di protesta: tra Iran, Iraq, Libano e Cile

48949505966_5784b844ef_ba cura di Savina Tessitore

Fatmeh Masjedi, Nadia Mahmoud, Sarah Kaddoura e Juliana Rivas sono quattro femministe attive nei movimenti sorti di recente nei rispettivi paesi, Iran, Iraq, Libano e Cile. Il 26 gennaio 2020 hanno partecipato a una riunione virtuale per riflettere su come le donne hanno influito e siano state influenzate dalle recenti ondate di protesta. Quello che segue è un riassunto della loro discussione[1].

Le rivolte in questi quattro paesi hanno alcune caratteristiche in comune: nascono tutte come protesta contro lo status quo capitalista, e fanno parte di processi rivoluzionari dinamici di lungo corso che hanno avuto fasi alterne, di cui sono la manifestazione più significativa da decenni a questa parte. Continua a leggere

L’anatomia impazzita e luminosa di una vera outsider: Eleonora Danco a teatro

di Sara De Simone

«quand’è il caso
mi calo la visiera
e do coltellate di bellezza.»
Jolanda Insana, Fendenti fonici 1982

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Quando si ha la fortuna di incontrare un’artista come Eleonora Danco bisogna seguirla. Non come una freccia, che ci indichi la strada, ma come una perturbazione che ci mantenga elettrici e in allarme.
Chi è in cerca di rassicurazioni o anela a piccole proposte – rivoluzioni tollerabili – sarà a disagio con il teatro di Eleonora Danco.
Nessun consiglio, nessuna certezza, nessuna intenzione didascalica nei testi della drammaturga, regista e performer romana, già due anni fa record di incassi al Teatro India con lo spettacolo che ora riporta in scena. Piuttosto una scarica di parole esatte, una catena potente di immagini che lasciano senza fiato perché arrivano ed entrano dappertutto, e fanno venire in mente alcuni versi del grande poeta russo Vladimir Majakovskij:

«Conosco dove hanno di casa il cuore, gli altri.
Dentro il petto, si sa.
Per me invece
è impazzita l’anatomia.

È tutto cuore,
romba dappertutto.»

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La lettrice di Cechov: tra passione per la letteratura e tempo della libertà

giulia-corsalini-la-lettrice-di-cechov-00di Maddalena Vianello

Nina è una donna ucraina di mezza età. Alle spalle una solida formazione in letteratura russa; una passione mai spenta per gli scritti di Cechov.

Come molte donne che abbandonano l’Est Europa, Nina è costretta a partire per tentare di guadagnare il poco sufficiente per curare il marito gravemente malato e per dare un’occasione alla sua unica figlia. Katja, infatti, vuole studiare medicina, una passione e una speranza in nome delle quali Nina e suo marito sono pronti a sacrificare tutto.

Così Nina, come molte altre donne, arriva in Italia per cominciare la sua nuova vita da badante, a Macerata, nella casa di un’anziana di nome Mariangela.

Con il passare dei mesi arriverà una svolta inaspettata che la porterà a ottenere una piccola collaborazione all’università, presso l’Istituto di Slavistica. Una grande soddisfazione che Nina sarà costretta a pagare con una vita ancora più misera e sacrificata. Dalla casa confortevole e protetta di Mariangela, passerà a una bottega che la impegna soprattutto dal calar del sole. Con un letto da fare e disfare, ogni notte e ogni giorno, per cancellare le poche tracce della sua esistenza. Continua a leggere

Greta combatte il privilegio. Per questo la odiano

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di Femministerie

È strana, malata, ma anche “è manipolata”, “incompetente”, “ha fatto i soldi col libro”, “solo una brava attrice”, “e allora gli attivisti indigeni che sono stati uccisi?”, “poi lei va in barca coi capitalisti!”. Gli attacchi nei confronti di Greta Thunberg sono iniziati fin dalle sue prime apparizioni in pubblico, allargandosi a macchia d’olio fino a includere – ahinoi – anche critiche da sinistra: “è una marionetta nelle mani di chi vorrebbe far passare la truffa del capitalismo salvato dalla green economy”.

Pochi hanno potuto restare indifferenti dinnanzi all’accorato appello per l’emergenza climatica che la giovane ha lanciato il 23 settembre durante il summit dell’ONU. Eppure, e forse proprio per questo, da quel momento abbiamo assistito ad una rabbia crescente e feroce nei confronti dell’attivista svedese, in particolare da parte di uomini bianchi in posizione di potere – basti pensare al presidente Trump o al primo ministro australiano Scott Morrison o, in Italia, a Giulio Tremonti, Simone Pillon, Vittorio Feltri (ma la lista è molto lunga).

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