Virginia da giovane, Virginia ragazza

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Ritratto della scrittrice da giovane (UTET, 2017)

di Sara De Simone

Virginia da giovane, Virginia ragazza. Sono passati 136 anni da quel 25 Gennaio del 1882, giorno della sua nascita… ma per celebrarla, oggi, ci piace parlare di quando era ancora una Stephen.
S’intende prima di sposare Leonard Woolf, a trent’anni, ossia prima di diventare la donna del “Lupo” come lei stessa si divertiva a scrivere.
Una pregevole pubblicazione delle lettere che Virginia Woolf scrisse dal 1896 al 1912 – tra i quattordici e i trent’anni quindi – è stata da poco ripubblicata ampliata per la cura di Andrea Cane, con una bella prefazione di Nadia Fusini, da UTET libri.

“Ritratto della scrittrice da giovane” annuncia il titolo, ed è proprio così: leggere queste lettere significa poter guardare da vicino, mentre prede forma, il ritratto di Virginia in un primo lungo arco della sua vita, meno noto ai più. Significa poter scoprire e godere dei suoi pensieri di adolescente, rintracciare i semi di ispirazioni e idee che torneranno, entrare in quella che – insieme al diario – costituì la palestra della scrittura nonché uno dei luoghi privilegiati della sua educazione sentimentale e affettiva.

Scriveva molte lettere, Virginia, e le scriveva così bene che qualcuno tra i suoi amici era solito dirle – con ironia e un poco di malizia – che avrebbe dovuto vincere il premio come migliore scrittrice epistolare al mondo.

Il volume restituisce bene i toni e i timbri dei rapporti parentali, attraverso le lettere ai fratelli – soprattutto all’adorato e poi perduto Thoby – e all’amatissima – per quanto in maniera ambivalente – sorella Vanessa; ma c’è anche una sfilza di cugine: la preferita è senza dubbio Emma, cui Virginia si indirizza sempre con formule spassose del tipo “carissimo rospo”, “incantevole rettile”, a cui parla della noia di tradurre il greco e dei più vari pettegolezzi familiari – chiedendone in cambio altrettanti, s’intende.

Mio carissimo Rospo,

non ho idea di dove tu possa essere in questo momento. Non ti sei fatta viva, e rimani muta, come altri individui della tua razza – comunque suppongo che tu non sia a Londra. [] Di a Marny che leggo Omero! Non ci riesco assolutamente. Devo cercare ogni parola, ma oggi pomeriggio ho capito tre versi senza bisogno di aiuto e mi sento molto dotta. […] Scrivimi prestissimo, mio caro Rospo. Avevi detto che avresti scritto per prima. Spero che ti diverta più che puoi, però lestate in campagna fa proprio schifo
La tua affezionata
Ginia

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Virginia da adolescente

Ci sono poi, andando più avanti negli anni, le tante, tantissime, lettere indirizzate a Violet Dickinson, amica della sorellastra Stella, che Virginia conosce nel 1897 e che diventa un affetto fondamentale della sua giovinezza.
Ha quindici anni più di lei, Violet, è una donna aristocratica, inusuale, intelligente, alta quasi due metri (!) e generosissima. Lo scambio di lettere è fitto, appassionato, ironico e a tratti tenero: Virginia, che nelle lettere per fratelli e amici è quasi sempre la “Capra” o addirittura Billy the Goat (Billy il caprone), con Violet si firma “Sparroy”, passerotto, e spesso reclama la sua presenza come un animaletto cerca il calore di una bestia più grande, con urgenza e languidezza insieme. E scrive, ad esempio:

“Violet mia, spero di vederti, ma se così non fosse, Sparroy rimane fermamente piantata in quell’orto di cavoli che chiami cuore”; e ancora: “Scrivimi, e dimmi che mi ami tanto. Non chiedo altro. Io mi nutro di affetto!”; o più intensamente: “Quali profondità, quali ardenti profondità vulcaniche il tuo dito ha saputo risvegliare in Sparroy – rimasta finora del tutto inerte.”.

È Violet che la cura quando, appena morto il padre Leslie, Virginia ha uno dei primi crolli psichici, è Violet che più di tutti la incoraggia a scrivere e che le trova i primi ingaggi lavorativi, presentandola alla direttrice di una testata giornalistica.

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Violet Dickinson e Virginia

Anche mentre fa su e giù dalla clinica di Twickenham, dopo un’altra caduta depressiva, Virginia scrive a Violet e scherza sull’amore e invoca diluvi e reumatismi su di lei, che non è tornata subito a trovarla, e ancora parla di arte, di duchesse con la puzza sotto il naso, di commedie e tragedie che vuole scrivere e di una delle “matte” della clinica che ogni volta che la vede si mette a saltare.
Ancora dalla stessa clinica, a sua sorella Vanessa, racconterà l’avvilimento di sentirsi costretta a rimanere lì, la profonda nostalgia per Londra, ma non perderà occasione per fare un ritratto divertito delle sue altre “coinquiline”: la pazza del piano di sopra che ricatta la direttrice della clinica, quella che è sempre affacciata alla finestra e ha la faccia da pluriomicida, e tutte quelle “rincitrullite dalla religione”. Ma anche e soprattutto su di sé continuerà a fare ironia:

Ti senti orribilmente depressa? Io sì. Non riuscivo a scrivere e sono spuntati fuori tutti i miei diavoli – neri e pelosi. Ventinove anni – senza essere sposata – una fallita – senza figli – pazza per di più, altro che scrittrice!

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Virginia e sua sorella Vanessa

Non c’è nessuna autocommiserazione in queste parole, tutt’altro. E l’intelligenza acuta e spiritosa continua a raccontare: che per scacciare i demoni è andata al Museo, e poi ha preso un gelato, e mentre camminava ha incontrato il tale tizio con la tale tizia che aveva degli orribili nei protuberanti sulla faccia…

E così a tanti dolori e angosce insopportabili, rispondono molte allegrie e molto amore per la vita, e se il fantasma della follia e la nota cupa della depressione suonano un basso continuo, Virginia è spesso capace di trilli e di ritmi con brio e nell’alternanza tra guarigioni e ricadute, noi abbiamo il privilegio di poter sostare nello splendore della sua intelligenza, nell’agilità del suo pensiero, nell’appetito che aveva per le cose belle, nella malizia e nel gusto del particolare ridicolo, nello sguardo divertito e divertente verso il mondo. Un mondo a volte spaventoso, freddo e malinconico ma anche pieno di meraviglia e di grazia. Meraviglia e grazia che Virginia sapeva vedere, che cercava, che stanava, e che sapeva raccontare.

È bene, nel giorno del suo compleanno, ricordare tutto questo.

Inoltre stasera (25 gennaio 2018) “Ritratto della scrittrice giovane” di Virginia Woolf sarà presentato alle 19.00 presso Tuba Bazar.

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