L’estate del nostro scontento

di Chiara Anselmi, Cecilia D’Elia e Giorgia Serughettiindex

Il clima politico di questa estate 2019 è quello di un’infinita campagna elettorale, sotto la minaccia di una crisi politica continuamente dietro l’angolo e perennemente rimandata. Ogni cosa è esagerata, brandita come un simbolo, agitata per colpire l’avversario o rivendicare meriti. Tutto è sopra le righe, dimensioni e numeri dei fatti reali vengono distorti in un gioco di specchi deformanti per ideologia o ipocrisia.

Il clima meteorologico è invece realmente sopra le righe, si divide tra caldo afoso e super grandinate, i più anziani rimpiangono l’anticiclone delle Azzorre, ma solo i più giovani, con Greta Thunberg, sembrano prendere sul serio i cambiamenti in corso. La ragazza continua determinata la sua battaglia per salvare il pianeta, incurante delle ingiurie sui social e sulla stampa di destra. Continua a leggere

Addio ad Agnes Heller

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La democrazia liberale è un’istituzione molto fragile, fragile perché non ha fondamenta solide. È più facile perderla che conquistarla. Una volta Thomas Mann ammonì: «Attenta Europa!». L’ammonimento rimarrà attuale fintanto che esisterà la moderna Europa. È questa dunque la posta in gioco ora. L’estremismo è alle porte e se ne sta lì, allungando gli artigli sul confine, seduto sull’altra tradizione europea, dedita a valori quali la potenza, la forza, l’autorità, la sicurezza, la superiorità, la fede cieca, la ricchezza, la verità incondizionata e il falso uccello azzurro della felicità. Ma è possibile tenere la porta ben chiusa.

Ágnes Heller (Budapest, 12 maggio 1929 – Balatonalmádi, 19 luglio 2019)

Piena di grazia: come nasce una strega

piena di graziadi Caterina Venturini

“In Italia oggi si parla della campagna solo per raccontarne la distruzione e l’imminente rovina, o per usarla come sfondo romantico e innocente di storie che poco la riguardano,” così scriveva qualche anno fa su Lo Straniero Alice Rohrwacher, in occasione dell’uscita del suo secondo film Le Meraviglie, in cui la regista ricreava il paesaggio rurale della sua infanzia: una zona di confine tra Umbria-Lazio e Toscana.

Proprio da una zona di confine per eccellenza, il Sannio – che si estende fra tre regioni, Abruzzo, Molise e Campania – viene la scrittrice Licia Pizzi che con il suo terzo romanzo, Piena di grazia, e una prosa tesa seppure elusiva, sembra rispondere alla richiesta di Rohrwacher, riportando tutti noi alle brutali radici da cui proveniamo, e a quel passato contadino da cui l’Italia, non solo il Sud Italia della storia, proviene: è una campagna che nulla ha di “innocuo”, sempre citando la regista umbra, e vive/prolifera su rapporti di forza affatto innocenti o romantici, come vorrebbero i depliant turistici quando assicurano l’evasione e il sogno bucolico.
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