Donne, lavoro, maternità: le discontinuità necessarie

imagesdi Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

In Italia una donna su due non lavora. E il lavoro è spesso così precario e intermittente da costringere a ritardare indefinitamente le scelte di maternità.

Quando poi in Italia le donne fanno un figlio, in 4 casi su 10 restano escluse dal mercato del lavoro. Non solo sono licenziate o discriminate in quanto madri, ma si trovano a sobbarcarsi la gran parte del lavoro domestico e di cura: nel loro monte ore di lavoro quotidiano, il 75% è in attività non retribuite. Questo è uno dei più gravi ostacoli alla loro effettiva realizzazione lavorativa. Continua a leggere

Linguisticamente

Montaruli675-320x132di Manuela Manera*

Succede che ieri, sul quotidiano «La Stampa», nel trafiletto “Buongiorno Torino” di Mattia Feltri è uscito un imbarazzante pezzo a commento dell’intervento in Parlamento dell’onorevole Augusta Montaruli (FdI): Montaruli, invitata a parlare dal presidente Fico con il vocativo “deputata”, spende una manciata di minuti per argomentare che vuole essere appellata al maschile, “deputato”. Lo fa, peraltro, basandosi su un’osservazione interessante: siccome è eletta alla Camera dei Deputati (e non “delle Deputate e dei Deputati”) allora lei vuol essere nominata “deputato”. Parrebbe, il suo, quasi un atto provocatorio a sostegno di una battaglia per rendere più inclusivo il nome di una delle due Camere parlamentari. Così non è, ahimè; si tratta semplicemente di ignoranza linguistica. Inutile qui riprendere le solite e oramai note regole della lingua italiana sull’uso dei femminili nelle professioni e nelle cariche (indicazioni, peraltro, reperibili online gratuitamente: sia sul sito dell’Accademia della Crusca; sia in agili e veloci manuali, come per esempio quello in pdf scritto dalla professoressa Robustelli per GiULiA). Continua a leggere

Donne nel calcio: una vittoria attesa da 40 anni (e una partita ancora tutta da giocare)

ragazze-mondialidi Luisa Rizzitelli

È stata davvero una grande emozione veder vincere le ragazze della Nazionale femminile di calcio (e, ricordate, non la “Nazionale di calcio femminile”, perché il calcio è uno solo) nella gara di esordio ai Mondiali in Francia. In ballo però non c’erano solo il risultato e il prosieguo della competizione, c’era molto, molto di più.

Quella del calcio praticato dalle donne in Italia è una storia infarcita di aneddoti inverosimili di discriminazione e mancanza di rispetto ed è una storia lunga 40 anni. Continua a leggere

Votiamo il futuro: un’Europa femminista

6818538804_f9a49014ce_bdi Femministerie

Mancano pochi giorni al voto e i sondaggi dicono che ancora tanta è l’indecisione tra le elettrici e gli elettori, soprattutto tra le prime. Questa politica sembra non parlare alle donne e di conseguenza questa campagna elettorale sembra non appassionarle.

Eppure, mai come questa volta, si sceglie il destino dell’Europa. Questa elezione del Parlamento Europeo è la più politica di cui abbiamo memoria. E riguarda profondamente le donne, la loro libertà, l’autonomia delle scelte, i modelli di convivenza tra le persone. Continua a leggere

Aborto: la prossima guerra dell’America

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Foto Marco Verch Licenza Creative Commons

di Francesca Caferri

Il paradosso vuole che a sottoscrivere la dichiarazione di guerra sia stata una donna. Nella notte fra lunedì e martedì Kay Ivey, governatrice dell’Alabama, ha firmato la legge sull’aborto più restrittiva degli Stati Uniti: quando entrerà in vigore, fra sei mesi, nello Stato del Sud degli Usa sarà vietato abortire se non in caso di rischio comprovato per la vita della donna o di anomalia letale per il feto. Nessuna eccezione sarà fatta in caso di stupro o di incesto: i medici che praticheranno aborti al di là dei limiti previsti dalla legge rischieranno fino a 99 anni di carcere. “Questa legge serve a testimoniare in modo possente la profonda convinzione della gente dell’Alabama che ogni vita è preziosa ed è un dono sacro di Dio”, ha detto Ivey. Continua a leggere

Credere

Un giorno verrà_Caminitodi Maddalena Vianello

Il Novecento si affaccia portando con sé nuove idee politiche, una guerra mondiale e un’epidemia spaventosa. La fede, invece, permane apparentemente immobile.

A Serra de’ Conti – terra di mezzadria – la lotta, le partenze per il fronte, le morti insieme alla fame segnano uomini e donne.

In “Un giorno verrà” le storie di Lupo e Clara si rincorrono. Una suora di nome Nella li lega loro malgrado.

Lui è un giovane anarchico rivoluzionario, coraggioso e determinato. Un unico tallone d’Achille, il fratello Nicola. Il solo con cui riesce a mettere in campo la tenerezza.

Lei è la badessa del convento di clausura, conosciuta anche come la Moretta per il colore della pelle. Considerata santa in tutto il circondario, originaria del Sudan, è una spericolata conoscitrice delle strategie ecclesiastiche, pur essendo una donna. Continua a leggere

L’onda rosa contro Trump

ows_1504804467970di Francesca Caferri

Che il loro ruolo sarà fondamentale lo ha riconosciuto anche il grande protagonista delle elezioni americane di midterm di martedì: il presidente Donald Trump. “Le donne –  ha detto in uno dei suoi ultimi comizi – non vogliono i migranti della carovana in America, le donne vogliono sicurezza, vogliono stare sicure”. Già, le donne: insultate nella campagna elettorale del 2016, derise alle prime uscite dei Pussy hat, i cappelli rosa che sono stati il primo simbolo della rivolta contro il presidente, sottovalutate come forza di cambiamento durante le udienze per la conferma del giudice Brett Kanavaugh alla Corte Suprema, le donne saranno, stando a tutte le analisi, la parte dell’elettorato che deciderà l’esito di questo voto.

Fondamentale, in particolare, sarà il ruolo dell’elettorato femminile bianco urbano: quello che nel 2016 abbandonò Hillary per un mai celato disprezzo nei confronti dei Clinton e che consegnò in questa maniera la vittoria a Trump. Continua a leggere