Carla Lonzi: l’arte, il femminismo, la vita

carla lonzidi Elettra Deiana

Carla Lonzi. Un’arte della vita, è il libro che Giovanna Zapperi ha recentemente pubblicato per Derive Approdi nella collana Opera viva. È un denso e documentato testo in cui l’autrice, che di mestiere fa la critica d’arte, indaga sui rapporti tra la Lonzi femminista – che del femminismo fece “l’arte della vita” – e la Lonzi critica d’arte, che, diventando sempre più critica verso le strutture concettuali e simboliche dell’arte e del mondo degli artisti, tagliò i ponti con la sua antica professione e si dedicò con passione – una passione duratura e coinvolgente – al femminismo.

Il passaggio fu segnato, nel 1969, dal libro Autoritratto, basato sul montaggio di una serie di conversazioni registrate con quattordici artisti (tutti uomini con l’eccezione di Carla Accardi) tra il 1965 e il 1969. Un addio nei fatti, che nel 1970, con la nascita della rivista Rivolta Femminile, segnò il definitivo abbandono da parte di Carla Lonzi del suo lavoro di critica d’arte. E fu anche il passaggio al nuovo modo di Lonzi di intendere, pensare e vivere la sua vita e di concepire il femminismo, che della sua vita divenne elemento intrinseco. Continua a leggere

L’altra faccia di Riad

di Francesca Caferri

saudi arabian women“C’è un Paese dove Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood è realtà: e quel Paese è l’Arabia Saudita”. Scriveva così pochi giorni fa sul New York Times una delle voci più seguite del nuovo femminismo arabo, l’egiziana-americana Mona Eltahawi. Il suo articolo usciva a pochi giorni di distanza dalla conclusione del trionfale viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita: accolto da un mare di petroldollari e da luci sfavillanti per le vie di Riad, il presidente americano ha conquistato il cuore dei sauditi, puntando il dito contro il nemico storico di Riad, l’Iran. Le donne che l’hanno accompagnato, la moglie Melania e la figlia Ivanka, se possibile hanno raccolto più successo di lui grazie a scelte di guardaroba raramente più indovinate e a gesti che potevano apparire di apertura, come l’incontro della First Daughter (e auto-proclamata paladina del femminismo alla Casa Bianca) con un gruppo di donne saudite.

Se tutto questo avete visto e avete letto, bè…è solo parte della realtà. Capitanate da una principessa a capo di una fantomatica autorità per lo sport in un Paese dove le donne sono praticamente impossibilitate a praticare sport, le donne incontrate da Ivanka non sono che uno specchio minuscolo della realtà saudita. Educate, ricchissime, vicine alla famiglia reale. Lasciate dunque che vi racconti il resto: l’Arabia Saudita non è solo il Paese dove le donne non possono guidare, è quello dove le donne rischiano di essere bloccate in aeroporto se il padre, il marito o il figlio non vogliono che viaggino. E’ quello dove poche settimane fa una ragazza che cercava di scappare dal padre che la picchiava è stata fermata nelle Filippine, ammanettata e riportata a casa. E’ quello dove alle donne che parlano troppo viene tolto il lavoro e magari anche il figlio. Ed è anche altro: è il Paese dove il femminismo arabo si sta facendo forte, determinato, spudorato, sfacciatamente contemporaneo. Continua a leggere