«Senza salutare nessuno» di Silvia Dai Pra’: un memoir tra giornalismo e romanzo

di Caterina Venturini

Definire Senza salutare nessuno di Silvia Dai Pra’ un “bel libro” non significa semplicemente usare un’espressione di senso comune, ma apparentarlo a un genere preciso che è quello letterario, l’unico che può e deve permettersi la bellezza intesa come complessità della forma e possibilità (talora) di comprendere più generi in uno: in questo caso il memoir, il reportage giornalistico e il romanzo storico. 

Qualche mese fa il saggio di Walter Siti ha fissato un ulteriore punto sulla differenza tra “Letteratura e giornalismo” (titolo del saggio omonimo), dicendo in sostanza che mentre il giornalismo deve attenersi al vero, ai fatti, la letteratura deve potersi permettere l’ambiguità. Ovviamente il rapporto tra le due ha sempre beneficiato di scambi biunivoci, con una letteratura che negli ultimi tempi ha preso sempre di più dalla biografia (pensiamo nei risultati migliori a Carrère), e con un giornalismo che ha fatto della narrazione forse persino un uso troppo estremo (giustificando un assassino come se ci trovassimo dentro un romanzo: questo è avvenuto soprattutto nei casi di femminicidio). Se dal discorso di Siti, volessimo dunque estrarre una formula, potremmo dire che in letteratura è bello ciò che è ambiguo. Continua a leggere

L’anatomia impazzita e luminosa di una vera outsider: Eleonora Danco a teatro

di Sara De Simone

«quand’è il caso
mi calo la visiera
e do coltellate di bellezza.»
Jolanda Insana, Fendenti fonici 1982

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Quando si ha la fortuna di incontrare un’artista come Eleonora Danco bisogna seguirla. Non come una freccia, che ci indichi la strada, ma come una perturbazione che ci mantenga elettrici e in allarme.
Chi è in cerca di rassicurazioni o anela a piccole proposte – rivoluzioni tollerabili – sarà a disagio con il teatro di Eleonora Danco.
Nessun consiglio, nessuna certezza, nessuna intenzione didascalica nei testi della drammaturga, regista e performer romana, già due anni fa record di incassi al Teatro India con lo spettacolo che ora riporta in scena. Piuttosto una scarica di parole esatte, una catena potente di immagini che lasciano senza fiato perché arrivano ed entrano dappertutto, e fanno venire in mente alcuni versi del grande poeta russo Vladimir Majakovskij:

«Conosco dove hanno di casa il cuore, gli altri.
Dentro il petto, si sa.
Per me invece
è impazzita l’anatomia.

È tutto cuore,
romba dappertutto.»

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Donne, lavoro, maternità: le discontinuità necessarie

imagesdi Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

In Italia una donna su due non lavora. E il lavoro è spesso così precario e intermittente da costringere a ritardare indefinitamente le scelte di maternità.

Quando poi in Italia le donne fanno un figlio, in 4 casi su 10 restano escluse dal mercato del lavoro. Non solo sono licenziate o discriminate in quanto madri, ma si trovano a sobbarcarsi la gran parte del lavoro domestico e di cura: nel loro monte ore di lavoro quotidiano, il 75% è in attività non retribuite. Questo è uno dei più gravi ostacoli alla loro effettiva realizzazione lavorativa. Continua a leggere

Greta combatte il privilegio. Per questo la odiano

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di Femministerie

È strana, malata, ma anche “è manipolata”, “incompetente”, “ha fatto i soldi col libro”, “solo una brava attrice”, “e allora gli attivisti indigeni che sono stati uccisi?”, “poi lei va in barca coi capitalisti!”. Gli attacchi nei confronti di Greta Thunberg sono iniziati fin dalle sue prime apparizioni in pubblico, allargandosi a macchia d’olio fino a includere – ahinoi – anche critiche da sinistra: “è una marionetta nelle mani di chi vorrebbe far passare la truffa del capitalismo salvato dalla green economy”.

Pochi hanno potuto restare indifferenti dinnanzi all’accorato appello per l’emergenza climatica che la giovane ha lanciato il 23 settembre durante il summit dell’ONU. Eppure, e forse proprio per questo, da quel momento abbiamo assistito ad una rabbia crescente e feroce nei confronti dell’attivista svedese, in particolare da parte di uomini bianchi in posizione di potere – basti pensare al presidente Trump o al primo ministro australiano Scott Morrison o, in Italia, a Giulio Tremonti, Simone Pillon, Vittorio Feltri (ma la lista è molto lunga).

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Ti nomino meglio che posso: la lingua d’amore di due donne libere. Sul carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West

di Caterina Venturini

“Se questo libro avrà contribuito a mettere ancora una volta in luce la vitalità di Virginia Woolf e, attraverso il legame con Vita, a mostrare il suo amore per il canto del mondo reale e per tutto ciò che vive e respira, avrà raggiunto il suo obiettivo.” Così si augura Elena Munafò nella bella postfazione al carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West “Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio” (Donzelli, 2019) e mi viene da risponderle: certamente.

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Ho scoperto in queste lettere molte cose che non sapevo, altre che non ricordavo, infine alcune che non immaginavo affatto. Intanto il tono, vivace, “sbarazzino” addirittura di Virginia e Vita (reso magistralmente dalla traduzione di Nadia Fusini e Sara De Simone), la delicatezza del loro parlato che diventa scritto senza abbandonare certe luminosità del quotidiano; e poi la spregiudicatezza di una società – da una parte gli intellettuali borghesi di Virginia, dall’altra la classe aristocratica di Vita – e di un tempo molto più libero, per certi versi, del nostro. Un viversi sentimentalmente, sperimentare, incrociare persone e situazioni, senza rinunciare mai al rispetto e all’amicizia, qualsiasi cosa accada. Continua a leggere

Maria Lai e l’arte di tenere insieme

di Sara De Simone

Niente all’apparenza era legato. Sedevano separati gli uni dagli altri. E lo sforzo del legare e del fluire e del creare poggiava tutto su di lei. Di nuovo sentì, come un dato di fatto puro, non ostile, la sterilità degli uomini; perché se quello sforzo non lo faceva lei, non lo avrebbe fatto nessuno”
V. Woolf, Al faro
(trad. it. N. Fusini)
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A tutti capita di ferire per errore, per incapacità, per sventatezza. Tutti siamo maldestri con le fragilità, le tenerezze altrui. Ma che qualcuno possa passare il tempo a prendere la mira, non riesco a capirlo ancora oggi. Ogni volta che lo vedo, su di me o sugli altri – questo allenamento all’umiliazione, questa muscolarità dell’offesa, questo gioco al massacro – rimango incredula, confusa, incerta. Com’è possibile studiare la ferita? Impiegare tempo, energia, pensieri per trovare la maglia più lenta, il lembo più scoperto, il punto di rottura? C’è un metodo del dolore, una tecnica della mortificazione, un sistema dell’insulto che mi sconvolge ogni volta, per quanto accada continuamente. Continua a leggere

L’estate del nostro scontento

di Chiara Anselmi, Cecilia D’Elia e Giorgia Serughettiindex

Il clima politico di questa estate 2019 è quello di un’infinita campagna elettorale, sotto la minaccia di una crisi politica continuamente dietro l’angolo e perennemente rimandata. Ogni cosa è esagerata, brandita come un simbolo, agitata per colpire l’avversario o rivendicare meriti. Tutto è sopra le righe, dimensioni e numeri dei fatti reali vengono distorti in un gioco di specchi deformanti per ideologia o ipocrisia.

Il clima meteorologico è invece realmente sopra le righe, si divide tra caldo afoso e super grandinate, i più anziani rimpiangono l’anticiclone delle Azzorre, ma solo i più giovani, con Greta Thunberg, sembrano prendere sul serio i cambiamenti in corso. La ragazza continua determinata la sua battaglia per salvare il pianeta, incurante delle ingiurie sui social e sulla stampa di destra. Continua a leggere