Con gli occhi di una ragazza

di Francesca Marta

A chi non è capitato di dire “ok lo faccio” di fronte alla richiesta di un lavoro non proprio di competenza ma che lì per lì è sembrato interessante e curioso? E poi ci si ritrova con la scadenza imminente e si maledice la propria evanescente vena sognatrice, che ogni tanto trascina, nella routine quotidiana, quelle incombenze divergenti che però devi portare comunque a compimento.

Per farla breve. Mi trovo a far parte di una giuria per un contest che la mia organizzazione, Save the Children, propone ogni anno tra bambini, bambine, ragazzi e ragazze su un tema che cambia di volta in volta. I partecipanti vengono suddivisi per categorie anagrafiche e per tipologia di prodotto – testo letterario, fotografia, video. Tutto Mondo Contest, questo il nome della competizione, era dedicato quest’anno a un tema suggestivo “il mondo visto con gli occhi di una ragazza” e per di più si svolgeva in uno scenario decisamente insolito, quello della pandemia.

Insomma, a tre giorni dalla scadenza dell’incarico assegnatomi, mi ritrovo con oltre 100 opere di ragazzi e ragazze, poesie, racconti, fotografie, video da esaminare e valutare. Alcuni inviati quasi per caso e completamente fuori tema, altri mirati, attenti, disciplinati, accurati, folli.

Dopo aver letto e riletto, riguardato, scritto voti, corretto, ricalibrato, mi rendo conto che c’è un mondo, quello dei giovanissimi e delle giovanissime, che, per distrazione o per semplice ottusa convinzione di aver chiuso il cerchio dopo aver fatto uscire di casa due figli, non conosco per niente.

Ed è una sorpresa intensa, un arcipelago di spunti da decifrare. Continua a leggere

Sgomento, dolore e rabbia

latina497c97432b_59382422di Cecilia D’Elia

Prima lo sgomento e il fiato sospeso, a seguire quella che sembrava una trattativa possibile. Un uomo, il carabiniere Luigi Capasso, ha sparato alla moglie Antonietta Gargiulo, da cui si stava separando, quindi è entrato in casa dove le figlie di 8 e 14 anni stavano ancora dormendo e si è barricato dentro. Flebile la speranza che il peggio non sia ancora successo, mentre la moglie lotta tra la vita e la morte in ospedale.

Poi il dolore. Ha ucciso le figlie e si è suicidato. Una lingua antica – depositata in qualche angolo della memoria – mi fa sussurare più volte “povere creature”.

Poi la rabbia, mentre si ricostruiscono i pezzi un puzzle già visto. Una donna che sceglie di uscire dalla violenza, un uomo che non sopporta di essere lasciato. Continua a leggere