Un voto, tanti perché: Biden e le donne americane

di Francesca Caferri

Foto Gage Skidmore

Ci vorrà tempo, prima che la polvere si posi sulle schede delle elezioni americane 2020: alcune debbono ancora essere aperte e conteggiate, altre sono pronte ad essere esaminate di nuovo, di fronte ai ricorsi presentati dal team legale di Donald Trump. Ma con la proclamazione della vittoria di Joe Biden si è già aperto un nuovo capitolo, quello dell’analisi che – per quanto provvisoria – di questo voto si può già fare.

Dai primi dati, emerge chiaro che un ruolo determinante nel portare Biden e Kamala Harris alla Casa Bianca lo hanno avuto le donne: il 56% dell’elettorato femminile ha scelto loro, contro il 48% di quello maschile. Un risultato che solo a prima vista può apparire giustificato dalla presenza nel ticket democratico di colei che diventerà la prima donna vice-presidente nella storia degli Stati Uniti.

Quattro anni fa, a tradire Hillary Clinton furono proprio le donne: quelle bianche, come lei. Le elettrici bianche inserite dai sondaggisti nella fascia di istruzione medio -bassa (senza diploma o istruzione superiore) votarono in larga parte per Trump. Quelle che in lei maggiormente avrebbero dovuto rispecchiarsi (laureate o diplomate) scelsero in buona parte di rimanere a casa, spinte dall’antipatia che Clinton aveva suscitato nei suoi tanti anni di prossimità al potere. Molte di loro questa volta sono tornate alle urne: e non sono andate da sole.

Per Biden hanno votato molte donne che quattro anni fa avevano scelto Trump o che non avevano mai votato prima. Una scelta motivata in molti casi dalla risposta insufficiente data dall’attuale amministrazione alla crisi del Coronavirus. Un’indagine dell’elettorato femminile pubblicata qualche giorno fa da Reuters dimostra che negli Stati Uniti come in gran parte del mondo il peso maggiore della crisi portata dalla pandemia sia caduta sulle spalle delle donne: hanno perso il lavoro più numerose che gli uomini e si sono ritrovate più di loro sulla prima linea della battaglia contro il virus (infermiere e servici sociali). E hanno portato questo disagio al seggio: il 52% delle donne che lo hanno scelto credono che Biden gestirà la pandemia meglio di Trump, contro il 44% degli uomini, spiegano le statistiche del gruppo indipendente Edison.

C’è poi la questione razziale: il 91% delle elettrici afroamericane di questa tornata elettorale hanno scelto Biden, l’11% in più del loro corrispondente maschile. Effetto Harris, senza dubbio: ma soprattutto effetto #Blacklivesmatter, un movimento in cui le donne hanno rivestito un ruolo di primo piano, dalle madri degli adolescenti –  una delle fasce di popolazione più a rischio di subire violenze da parte della polizia – alle organizzatrici. Il simbolo della valanga del voto afroamericano che è stato fondamentale in questa elezione è, ancora una volta una donna: Stacey Abrams, ex candidata governatrice della Georgia, sconfitta per un soffio nella sua corsa elettorale due anni fa, ma diventata il motore della macchina che ha portato alle urne migliaia di elettori afroamericani che mai avevano votato prima e che hanno cambiato il destino di questo Stato, portandolo a votare democratico per la prima volta da decenni.

E infine, non si può trascurare l’effetto che il presidente uscente ha avuto sull’elettorato: la prima grande manifestazione contro Trump è stata, a due giorni dal suo insediamento, quella delle donne, in tutti gli Stati Uniti. Femministe, attiviste, giovanissime che si sentivano insultate da un uomo che aveva pubblicamente raccomandato di “prendere le donne dalla fica” e che per anni ha portato avanti politiche contro il diritto di aborto, la libertà di scelta, l’emancipazione femminile. “Ho restituito il lavoro ai vostri mariti”, ha detto Trump alle sue elettrici in uno dei suoi ultimi comizi: tante hanno applaudito, molte altre sono rimaste inorridite dalle sue parole, hanno preso la scheda elettorale e hanno scelto di dire basta a tutto questo.

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