Ridere senza vergogna: una storia a fumetti dei genitali femminili

di Chiara Anselmifrutto della

Nel 2017 una vorrebbe sperare che la parola vergogna associata ai genitali femminili fosse solo una reminiscenza arcaica ormai superata. In realtà è sufficiente digitare vaginoplastica su Google per ottenere decine di migliaia di risultati e realizzare che è un intervento assai richiesto (o desiderato). Evidentemente molte donne non provano più un generico imbarazzo per il fatto di avere una vulva, ma sono schiacciate da un senso di inadeguatezza per quella di cui la natura le ha individualmente provviste.

Magari siete tra quelli che pensano sia un problema il fatto che nella nostra cultura l’organo sessuale femminile sia reso invisibile e coperto di vergogna; esordisce il saggio a fumetti Il Frutto della Conoscenza scritto da Liv Strömquist  (fumettista svedese, conduttrice radiofonica e attivista politica) appena pubblicato in italiano da Fandango libri. La graphic novel è un’erudita ed esilarante storia sociale della vulva dall’età della pietra ai giorni nostri. Continua a leggere

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Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Caro Buttafuoco, Artemisia quella notte è impazzita di dolore, non di piacere

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di Maddalena Vianello

Tutte le mattine mi aggiro per casa con la mia radiolina portatile di colore rosso. Ascolto religiosamente Radio24 da qualche tempo con una certa soddisfazione. La rassegna stampa di Alessandro Milan è sempre un ottimo antidoto per affrontare l’inizio di una nuova giornata.

E’ necessaria una breve interruzione fino alla macchina. Poi, con l’accensione del motore riparte la radio. Quando faccio tardi sopraggiunge la trasmissione di Giovanni Minoli. E proprio durante la trasmissione di Minoli qualche giorno fa qualcosa mi ha ferito l’orecchio. Forte, come un’unghia sulla lavagna.

Un’intervista a Pietrangelo Buttafuoco sul suo nuovo libro.

Titolo: “La notte tu mi fai impazzire”. Sottotitolo: “Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore”. Edito da Skira.

Ma Agostino Tassi non era lo stupratore di Artemisia Gentileschi? Come può un uomo essere così arrogante da scrivere un libro che fin dal titolo mescoli, con una certa dose di compiacimento, i confini fra erotismo e violenza sessuale? Mi chiedo lì per lì, sperando di aver  capito male. Continua a leggere

#FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente

Cartolina-10di Giorgia Serughetti

A livello mondiale si moltiplicano gli allarmi per la crescita sostenuta della popolazione, in un contesto in cui il pianeta, anche a causa del cambiamento climatico, va esaurendo le risorse naturali. In Italia invece da anni l’allarme è per la vertiginosa diminuzione delle nascite, che con un andamento stabilmente decrescente ha portato nel 2014 al minimo di 1,29 figli per donna, fatti in età sempre più tarda. Si può discutere se la tendenza italiana sia necessariamente da invertire, in un’ottica non ristretta al nostro paese ma aperta alle dinamiche di movimenti globali delle popolazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Al tempo stesso, certo, trovo anche sacrosanto portare avanti una riflessione che identifichi i fattori critici che spingono alla bassa natalità, e provi a porvi rimedio, specialmente quando diventa chiaro che dietro i dati ci sono le difficoltà delle donne che, forse, dei figli li vorrebbero pur fare, ma si trovano a confrontarsi con condizioni sempre più ostili alla maternità.

Niente di tutto ciò, tuttavia, sembra motivare la campagna per il #FertilityDay lanciata dal Ministero della Salute – Proteggi la tua fertilità: Per te. Per noi. Per tutti – che ha scelto, per stimolare le donne ad avere figli, l’approccio meno innovativo, e certamente meno femminista, che si potesse immaginare. Con risultati, a mio parere, persino controproducenti. Continua a leggere