2020: Odissea nelle serie

di Carlotta Cerquetti

Tentata dal tipico compendio di fine anno, ho cercato di ricordarmi di tutte le serie TV viste e apprezzate quest’anno e mi sono accorta di quanto le donne sono state presenti e spesso indimenticabili protagoniste. Anche dietro la macchina da presa. È anche vero che io le serie con le donne alla regia e nella storia me le cerco, per cui sicuramente è un compendio di parte.

Per chi avesse voglia, ecco qualche nota su quello che ho visto e che consiglio.

(Ps: non tutte queste serie sono già disponibili in Italia ma mi auguro lo saranno presto.)

KILLING EVE

Come non godere di una serie la cui protagonista fa tutto quello che molte di noi sono tentate di fare nel quotidiano ma che non fanno perché non si può, tipo buttare sotto le rotaie della metro uno che ti ha spintonato, accoltellare un bavoso che ti mette le mani addosso o spiaccicare il gelato in faccia a una bambina antipatica? Jodie Comer, diavolo in tulle rosa, è perfetta nel ruolo e, a parte uccidere, fa venire voglia di imitarla, di raggiungere quella vetta di libertà sfrenata. Alla scrittura della serie ha partecipato Phoebe Waller Bridge di Fleabag e in parte anche l’attrice e regista Emerald Fennell (la Camilla Parker Bowles di the Crown), che sta sbancando negli USA con il suo film “Promising Young Woman”, di cui è scrittrice e regista. Un film prodotto sempre da lei, da Margot Robbie e dall’interprete Carey Mulligan. Non vedo l’ora di vederlo.

NORMAL PEOPLE

Sentimenti che procedono come nella vita, tempi cinematografici più pacati, attori semi sconosciuti bravissimi. Su tutti Paul Mescal, che sdogana la dolcezza del maschio. Il mio attore preferito in assoluto. La regia è di Hettie MacDonald e Lenny Abrahamson.

MRS AMERICA

Gli anni 70 del femminismo americano raccontati dal punto di vista opposto, quello della conservatrice Phyllis Schafly (Cate Blanchett), che predica per la famiglia, contro l’aborto e contro le donne in carriera mentre lei stessa ne diventa una. Straordinaria l’interpretazione di Sarah Paulson (la temibile infermiera Ratched di un’altra serie TV) che fluttua nella convention USA per l’Equal Rights Amendment tentata di mollare le compagne bacchettone per le simpatiche femministe. La scena in cui incrocia Gloria Steinem è indimenticabile. La serie è ideata dalla talentuosa Dahvi Waller, che aveva già creato Mad Men. Diretta da 4 donne e un uomo (ohi che sbilancio). Ha anche il pregio di mostrarci una politica del tempo che fu. Ma di questo, meglio di me ne ha già scritto Flavia Perina qui.

THE CROWN

Onnipresente nelle conversazioni online quasi quanto un’altra regina, quella degli scacchi (che non mi ha entusiasmata, ma so di essere in minoranza), the Crown è scritto alla grande, recitato alla grande, a tratti avvincente (non sempre, secondo me) ma comunque è un’altezza reale di serie, così come la sua protagonista (sia la giovane Claire Foy sia Olivia Colman) e sua sorella, interpretata magistralmente da Helena Bonham Carter.

THE UNDOING

Thriller che indubbiamente ti prende, anche se vi ho trovato alcuni elementi scontati o fastidiosi (non ve ne parlo per non fare spoiler). Ha il merito di averci fatto notare che la nostra Matilda De Angelis è al livello di star internazionali come Nicole Kidman. Sempre che sia ben diretta, come tutte le attrici e gli attori, non buttata lì a far bellezza come in L’Isola delle Rose.

CHIAMI IL MIO AGENTE!

Divertente. O almeno lo è la prima serie con ospiti d’onore come Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Cecile De France. Finalmente si ride dei vizi dei lavoratori dello spettacolo. Extra bonus per il naso sexy di Camille Cottin.

GENTLEMAN JACK

Divertimento e sentimento nella storia di Ann Lister, interpretata alla grande da Suranne Jones, che nell’Inghilterra del 1834 riuscì a sposare una donna. A modo suo. Ma la vera Anne Lister è stata anche un’esploratrice instancabile. Grazie al festival Immaginaria che me l’ha fatta conoscere.

MAD MEN

L’ho rivisto tutto in lockdown (7 stagioni) e l’ho riamato. Una nota speciale per le scenografie e per il protagonista Jon Hamm, a cui non riesci a staccare gli occhi di dosso un secondo.

FLEABAG

Dopo un impatto non esaltante, Fleabag mi ha agganciato. Perché fa ridere e perché di nuovo si parla di donne libere dagli stereotipi di ruoli ormai obsoleti (sceneggiatori italiani, svegliatevi!). Oltre alla poliedrica Phoebe Waller Bridge, mente e corpo della serie, spicca il bravo e simpatico Andrew Scott, che interpreta il prete al quale l’amore per Dio non impedisce di innamorarsi di un’umana che non è certo l’esempio della donna timorata.

SEX EDUCATION

Anche di questa serie all’inizio ho diffidato, ma poi l’ho amata. Così come i suoi protagonisti Otis (Asa Butterfield) e Eric (il ruandese Ncuti Gatwa). Senza dimenticare la mia da sempre amata Gillian Anderson nei panni della mamma di Otis, che seduce uomini in serie senza volersene tenere uno (anche quello è fattibile, senza essere sottoposte a giudizio).

THE MORNING SHOW

Mi è piaciuta parecchio questa serie che racconta del clima di molestie sessuali in una nota trasmissione Tv per famiglie USA. Il metoo raccontato senza banalizzare. Perfette le protagoniste Reese Witherspoon e Jennifer Aniston. Co-produce Reese Witherspoon con la sua Hello Sunshine. Co-produce e firma la regia di 5 puntate Mimi Leder.

I MAY DESTROY YOU

Una serie indubbiamente diversa, per stile e contenuti. Scritta diretta e interpretata dalla 33enne Michaela Coel. A tratti ho fatto fatica a trovare la trama, ma forse è questo che rende questa serie interessante: la sua struttura narrativa dispersiva come lo sono spesso le nostre vite. Non mi ha fatto impazzire ma alcune cose non me le dimentico. In primis le mise di Michaela.

UNBELIEVABLE

Argomento tosto, raccontato benissimo. Una ragazza viene accusata di mentire sulla violenza sessuale subita. Due detective (Toni Collette e Merritt Wever, straordinarie), in barba ai colleghi maschi che tendono a liquidare il caso, si intestardiscono e finalmente fanno venire a galla la verità (indovinate quale).

EUPHORIA

Troppa violenza per me, eppure Euphoria ha tante qualità per cui vale la pena. Due bravissime protagoniste, la cantante Zendaya (Rue) e la dolce e determinata Hunter Shafer (Jules), e il grande merito di inserire una ragazza transex in una storia senza per forza dover parlare del fatto che è transex. Sono passi avanti.

MENZIONI SPECIALI:

Meryl Streep per The Prom: simpatica, brava, travolgente (il film non tanto).

Nicole Kidman sempre per The Prom: non è da tutte le star accettare un ruolo marginale pur di stare nello stesso film con la divina Meryl.

Phyllida Law per Herself. Un bel film sul riscatto di una donna che è stata vittima di violenza. A parte qualche cadutella sul finale, il film vale.

Fiona Shaw. Dove la metti, sta bene. Una delle più grandi attrici della nostra epoca, per me.

La trovate in Killing Eve e in Fleabag.

Vi auguro un buon 2021, con più tempo all’aria aperta!

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