La ragazza che ero, la riconosco

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di Maddalena Vianello

“La ragazza che ero, la riconosco” è un titolo spericolato nell’epoca della brevità. Nonostante ciò, “perfetto” nel racchiudere il senso dell’intero libro che enuncia e anticipa. Il massimo, a cui un titolo può aspirare.

Otto giovanissime donne – Maria Alacevich, Marta Baiardi, Rossana Cirillo, Maria Pia Conte, Silvia Neonato (che cura anche l’intera pubblicazione), Marina Olivari, Giulia Richebuono, Giovanna Sissa – si incontrano all’inizio degli anni ’70, a Genova, nel nascente collettivo femminista legato al Manifesto, che poco dopo cambierà sede per realizzare la sua piena autonomia.

In quegli anni nel collettivo – come in tutta Italia – nascono dei gruppi più piccoli, intimi. Ed è così che le otto protagoniste si incontrano per la prima volta, per condividere quella pratica che tanto ha segnato il femminismo: l’autocoscienza. Lì si racconteranno la vita e insieme cercheranno di cavarne un senso.

Alla fine deli anni ’70, ciascuna prenderà la sua strada. Il lavoro, l’amore, la maternità realizzata o incompiuta, l’impegno politico e la militanza avranno il sopravvento, separandole e portandole lontano. Ma qualcosa le terrà unite nel trascorrere dei decenni.

Quarant’anni dopo si ritroveranno e decideranno di riprendere il filo delle loro discussioni. Molto tempo è trascorso, molto hanno da recuperare. Ricominceranno a raccontarsi la vita, riallacciando quella relazione sospesa. Le famiglie di origine, la politica, il sesso, la scoperta del piacere, il rapporto con gli uomini e con le donne, la morte, la malattia, il tempo trascorso, le dipendenze, i figli per alcune. Tutto riprenderà forma fra passato e presente.

Questa volta, però, faranno una scelta dirompente: scrivere, rendere pubblici i frammenti delle loro autobiografie femministe, mettendosi a nudo con un gesto coraggioso.

Così nasce “La ragazza che ero, la riconosco”. Storie di donne che nel femminismo hanno trovato una chiave di vita.

Ma il coraggio in questo caso non è fine a sé stesso. Ha una valenza politica. Il percorso individuale si inserisce nel contesto più ampio del movimento femminista, al servizio di una genealogia di donne che si tramandano le ricette del buon vivere, o quanto meno del vivere autentico.

E allora questo libro è anche un dono. È un dono che queste donne si sono concesse reciprocamente e che hanno fatto a tutte noi, alle donne che con il tempo si passeranno il testimone.

Un gesto politico, ma anche un monito che ci interroga sulle scelte, come quella della militanza, invitandoci a essere coerenti per una vita intera.

 

La ragazza che ero, la riconosco

a cura di Silvia Neonato

Iacobelli Editore, Roma

254 pagine, 18 euro

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