Parola di turnista (perché il tema delle aperture domenicali dei negozi non è una barzelletta, soprattutto per le donne)

superdi Chiara Anselmi

Dubito che qualcuno abbia capito quale sia esattamente il progetto per la regolamentazione delle aperture domenicali di negozi e centri commerciali, anche perché appare al momento, come molti degli annunci del Governo in carica, una proposta labile e mutevole.

Non considerare come la liberalizzazione senza freni abbia prodotto sfruttamento selvaggio (come sempre) e liquidare il tema come risibile o anacronistico è un’idiozia.

Sono turnista da 23 anni, in un settore che produce h24 sette giorni alla settimana e quelli che dicono: e allora i cinema? Gli ospedali? Mi fanno uscire di senno.

Sono turnista e so di cosa si parla.
Ho un contratto di quelli antichi, con l’articolo 18 e le compensazioni economiche dei disagi, con molte più tutele dei contratti per la grande distribuzione organizzata. Proprio perché è un contratto antico -figlio di una organizzazione del lavoro disegnata sulle esigenze di lavoratori maschi, che delegavano tutto il carico familiare a mogli o compagne per nulla o solo parzialmente occupate fuori casa- la compensazione dei disagi è sempre economica. Per anni mi sono sentita dire: ‘Ma l’azienda te lo paga, eh’ Continua a leggere

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Verso Venezia, a un anno dal #MeToo il cinema italiano è già pronto a dimenticare le donne

board-cinema-cinematography-274937di Chiara Anselmi

All’inizio di agosto il Festival del cinema di Sarajevo, dopo quelli di Cannes, Annecy e Locarno, si è aggiunto alla lista dei firmatari dell’impegno 5050×2020 , iniziativa francese per promuovere la parità di genere nel cinema.

Quasi contemporaneamente l’associazione European Women’s Audiovisual Network indirizzava una lettera aperta alla presidenza della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia  lamentando la presenza di un solo titolo firmato da una regista nel prossimo concorso, circostanza che si era già verificata l’anno scorso. Continua a leggere

Io la conoscevo bene

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di Chiara Anselmi

Era il 1965 quando uscì nelle sale Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli. Cinquant’anni dopo la Cineteca Nazionale ce ne ha restituito una copia restaurata, ed è quella che potrete ammirare martedì alla Casa Internazionale delle Donne.

A più di mezzo secolo di distanza il film ci offre uno sguardo impietoso sul sottobosco dei cinematografari della Roma del boom economico e, soprattutto, un ritratto femminile struggente.

Adriana (una giovanissima e splendente Stefania Sandrelli) è una ragazza arrivata nella capitale dalla provincia rurale per inseguire il sogno di una carriera da attrice, in cerca di un’identità prima ancora che del successo. Promiscua e apparentemente imperturbabile intreccia relazioni erotiche con alcuni uomini, illudendosi di essere vista oltre che guardata, sperando in un riconoscimento e venendo inesorabilmente delusa. Continua a leggere