L’onda rosa contro Trump

ows_1504804467970di Francesca Caferri

Che il loro ruolo sarà fondamentale lo ha riconosciuto anche il grande protagonista delle elezioni americane di midterm di martedì: il presidente Donald Trump. “Le donne –  ha detto in uno dei suoi ultimi comizi – non vogliono i migranti della carovana in America, le donne vogliono sicurezza, vogliono stare sicure”. Già, le donne: insultate nella campagna elettorale del 2016, derise alle prime uscite dei Pussy hat, i cappelli rosa che sono stati il primo simbolo della rivolta contro il presidente, sottovalutate come forza di cambiamento durante le udienze per la conferma del giudice Brett Kanavaugh alla Corte Suprema, le donne saranno, stando a tutte le analisi, la parte dell’elettorato che deciderà l’esito di questo voto.

Fondamentale, in particolare, sarà il ruolo dell’elettorato femminile bianco urbano: quello che nel 2016 abbandonò Hillary per un mai celato disprezzo nei confronti dei Clinton e che consegnò in questa maniera la vittoria a Trump. Continua a leggere

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Feminists: una storia infinita

feministsdi Cecilia D’Elia

Dal 12 ottobre si può vedere su Netflix Femministe, ritratti di un’epoca – titolo originale: Feminists: What Were They Thinking?qui il trailer.

Il racconto della regista Johanna Demetrakas parte da un libro di fotografie di Cynthia MacAdams del 1977, ritratti di donne, artiste, scrittrici, cantanti, attiviste, colte nel momento dell’esplodere del femminismo. Una nuova nascita, così appare nei ricordi delle intervistate, la propria presa di coscienza. Irriducibili singolarità di donne scoprono il proprio valore grazie al femminismo, epifania collettiva del genere. “C’era un’onda e volevo cavalcarla”. A parlare sono Jane Fonda, Gloria Steinem, Lily Tomlin, Judy Chicago, Laurie Anderson, Michelle Phillips, Margaret Prescod, Phyllis Chesler, Anne Waldman, per citarne solo alcune.

Protagoniste della ribellione al modello di virtù femminili, all’educazione domestica. “Donne si diventa”, aveva scritto Simone de Beauvoir nel Secondo sesso, e Jane Fonda ricorda l’esuberanza che ogni ragazza conosce e come questa venga rinchiusa, mortificata, seppellita. “Fai la brava”, è il refrain del disciplinamento continuo. Tutte educate a “guardare i ragazzi da bordo campo” (Celine Kuklowsky). Negli anni 70 la grande rivolta e le ragazze finalmente disobbediscono. Continua a leggere

Se Trump dichiara guerra all’aborto

jane Roedi Francesca Caferri

Roe contro Wade. Tenetela a mente questa espressione all’apparenza così misteriosa perché nelle prossime settimane dominerà i titoli dei giornali di tutto il mondo e polarizzerà il dibattito negli Stati Uniti. Roe contro Wade è la storica sentenza del 22 gennaio 1973 con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò l’aborto: un punto di svolta per le donne americane, ma non solo per loro.

Nell’era di Donald Trump Roe contro Wade è ora in pericolo: nei prossimi giorni il presidente americano si prepara a indicare chi sarà il prescelto per sedere nella Corte Suprema americana come nuovo giudice al posto di Anthony Kennedy, presto in pensione. Trump ha fatto sapere che il suo candidato sarà, senza dubbio alcuno, un ultraconservatore contrario all’aborto: una dichiarazione che ha allarmato gli ambienti progressisti al pari delle mosse più reazionarie di Trump, dal muslim ban alla separazione dei bambini dai genitori ai confini degli States. Continua a leggere

L’altra faccia di Riad

di Francesca Caferri

saudi arabian women“C’è un Paese dove Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood è realtà: e quel Paese è l’Arabia Saudita”. Scriveva così pochi giorni fa sul New York Times una delle voci più seguite del nuovo femminismo arabo, l’egiziana-americana Mona Eltahawi. Il suo articolo usciva a pochi giorni di distanza dalla conclusione del trionfale viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita: accolto da un mare di petroldollari e da luci sfavillanti per le vie di Riad, il presidente americano ha conquistato il cuore dei sauditi, puntando il dito contro il nemico storico di Riad, l’Iran. Le donne che l’hanno accompagnato, la moglie Melania e la figlia Ivanka, se possibile hanno raccolto più successo di lui grazie a scelte di guardaroba raramente più indovinate e a gesti che potevano apparire di apertura, come l’incontro della First Daughter (e auto-proclamata paladina del femminismo alla Casa Bianca) con un gruppo di donne saudite.

Se tutto questo avete visto e avete letto, bè…è solo parte della realtà. Capitanate da una principessa a capo di una fantomatica autorità per lo sport in un Paese dove le donne sono praticamente impossibilitate a praticare sport, le donne incontrate da Ivanka non sono che uno specchio minuscolo della realtà saudita. Educate, ricchissime, vicine alla famiglia reale. Lasciate dunque che vi racconti il resto: l’Arabia Saudita non è solo il Paese dove le donne non possono guidare, è quello dove le donne rischiano di essere bloccate in aeroporto se il padre, il marito o il figlio non vogliono che viaggino. E’ quello dove poche settimane fa una ragazza che cercava di scappare dal padre che la picchiava è stata fermata nelle Filippine, ammanettata e riportata a casa. E’ quello dove alle donne che parlano troppo viene tolto il lavoro e magari anche il figlio. Ed è anche altro: è il Paese dove il femminismo arabo si sta facendo forte, determinato, spudorato, sfacciatamente contemporaneo. Continua a leggere

Immagina Hillary

hillary_immdi Maddalena Vianello*

Contro ogni previsione Hillary Clinton non è diventata la prima donna Presidente degli Stati Uniti d’America.

Il risultato ha preso in contropiede perfino Donald Trump che si è presentato sul palco della vittoria indossando una maschera di costernazione e incredulità.

Trump è stato un avversario così di basso livello, da indurre a pensare che perfino una donna potesse batterlo. E, invece, Hillary ha perso.

Donald è risultato alla prova del voto più tranquillizzante. L’elettorato aggrappandosi forte alla scheggia del sogno americano che Trump incarna, è passato sopra a tutto, piuttosto che votare per una donna. Continua a leggere

Lettera a un bambino americano

di Francesca Caferri

deluseCaro Leo,

ieri sera prima che andassi a dormire ti avevo promesso che ti saresti svegliato con una presidente donna nel tuo secondo paese, l’America. Avevo sbagliato: Obama ha finito, mi hai spiegato, ma dopo di lui non ci sarà donna. Ci sarà un signore che si chiama Donald Trump ed è giusto così, perché così hanno scelto gli americani.

Ma c’è qualcosa che la mamma vuole che tu sappia. Continua a leggere