Lasciatele vivere: un seminario ti salva la vita

 

175102731-61a5000c-1628-432a-a010-ab97025e5055di Maddalena Vianello

“Lasciatele vivere” è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato.

Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni “Di genere umano” che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta.

La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016.

Avete capito bene: seguire il seminario era OBBLIGATORIO.

Ho dovuto chiedere conferma alla professoressa Valeria Babini che lo ha coordinato, perché facevo fatica a crederci. Continua a leggere

Annunci

Educazione e genere: la polemica non aiuta

genderdi Stefano Ciccone*

Che cos’è l’educazione sul genere?

Esiste un’educazione che oggi prescinda dal “genere”? No. Il genere come costruzione sociale organizza gerarchicamente le differenze, implica la complementarietà tra “femminile” e “maschile” e la negazione di orientamenti sessuali e affettivi diversi dalla norma eterosessuale. Siamo immersi in questo ordine al punto da percepirlo come naturale: come ci disgustano cibi o comportamenti considerati normali da altre culture, così ci mette a disagio vestire o indossare colori che culturalmente sono “propri” dell’altro sesso; ma anche nel nostro modo di sederci, di camminare corrispondiamo a posture maschili e femminili. Quando sentiamo imbarazzo o disagio per una postura, per un eccesso di intimità, per un senso di inadeguatezza, o quando ci gratifica il riconoscimento delle nostre qualità,  ne sperimentiamo la forza.

L’alternativa non è dunque se tenere conto o meno del genere a scuola, ma se assumerlo come un ordine invisibile e inconsapevole, e dunque immutabile, oppure se fare dei percorsi di apprendimento e delle relazioni pedagogiche un’occasione per una maggiore consapevolezza dei ruoli e i modelli di riferimento del nostro ordine di genere che è differente da quello di altre epoche e latitudini ma che noi naturalizziamo ed eternalizziamo. Continua a leggere