Debora Serracchiani, la violenza e le sfumature della condanna

stanza buia

di Maddalena Vianello

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Mi tocca leggerla diverse volte l’affermazione che Debora Serracchiani ha pronunciato dopo l’aggressione e lo stupro di una giovane donna a Trieste.

Ci sono delle gerarchie, quindi, che fanno variare la nostra dose di disgusto per la violenza. E la variabile lungo la quale scorre il raccapriccio e la condanna è l’identità dello stupratore, in questo caso un uomo iracheno.

Debora Serracchiani ha dovuto “rettificare” con un: “Non sono razzista, ho detto una cosa evidente agli italiani”.

Per molti, come per me, a dire il vero di evidente non c’è nulla.

Allora, spulcio la sua bacheca facebook per capire meglio e un post mi viene in soccorso. Un uomo scrive: “Lo sapete che vi dico? Che Debora Serracchiani ha ragione. Il tradimento del rapporto di fiducia con chi ti ha accolto rende ogni crimine più odioso.”

Di questo si tratta, quindi: il tradimento del rapporto di fiducia, la violazione della nostra magnanima accoglienza.

Il punto non è la violenza sulle donne e le sue radici profonde, la condanna ferma senza distinzioni. La violenza non è odiosa sempre allo stesso modo. A volte lo è di più. Continua a leggere

Sembra un fake ma non è: il Fertility Day in salsa razzista

di Giorgia Serughetti

Sembra un esercizio di provocazione, eppure probabilmente non lo è. Sembrava un fake eppure è tutto vero. Dopo il ritiro della sconcertante campagna sul Fertility Day, è entrata in circolazione una nuova immagine, la copertina di un vademecum sugli “Stili di vita corretti. Per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità”, sommario: “Le buone abitudini da promuovere, i cattivi ‘compagni’ da abbandonare”. L’immagine è questa, e parla da sola.

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Ma aggiungiamo la didascalia: le buone abitudini, per il Ministero della Salute, sono bianche, etero, circonfuse di luminosa purezza; i cattivi compagni (veicoli di droghe, alcol e altri vizi, ovvero i pericoli per la fertilità) sono loschi, hanno la pelle nera, i capelli lunghi e afro.

Può darsi che la ministra Lorenzin sopravviva anche a questo “incidente”. Come ha giustamente notato Eva Cantarella, in un’intervista a Left, in merito al Fertility Day, “Beatrice Lorenzin ha potuto dire cose altamente offensive, considerando le donne come fattrici, per altro senza neanche considerare che ci possono essere impedimenti concreti, come è stato notato. Ma ciò che mi sembra davvero grave è che nella sua concezione la donna che non ha figli, non esiste, non conta. Come donna sei lì solo per procreare. In un Paese civile si sarebbe dovuta dimettere”.

Ma solo in un paese con una sensibilità pubblica ancora del tutto primordiale rispetto ai diritti e alle discriminazioni un’immagine come questa sugli “Stili di vita corretti” può essere messa in circolazione senza che il suo sostrato razzista (e classista) faccia scattare un campanello di allarme. Senza che nessuno, nella macchina ministeriale, pensi a fare filtro, e a imporre uno stop. Continua a leggere

Di piazze, famiglie e bugie

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La sfortunata coincidenza di date, che ha visto in parallelo nelle piazze di Roma le manifestazioni per la Giornata mondiale per il rifugiato e la manifestazione del Family Day, sollecita qualche riflessione sui diritti che vada oltre le singole rivendicazioni. Cos’avevano in comune le due piazze? Quella antistante il Colosseo, dove si riuniva il presidio contro le stragi di migranti nel Mediterraneo, e quella di San Giovanni, in cui si gridava alla difesa dei bambini contro i pericoli dell’“ideologia gender”? In comune non avevano niente. Niente, perché la prima chiedeva diritti per tutti e tutte, qualunque sia la nazionalità e il colore della pelle, giovani e non giovani, lavoratori e lavoratrici migranti e non, chiedeva di abbattere i muri delle nostre fortezze e di fermare i nuovi muri che si vorrebbero costruire, chiedeva accoglienza e protezione per chi fugge dalle guerre. L’altra dichiarava guerra ai diritti delle minoranze, era una piazza d’odio verso le diversità, la cui copertura ideologica, la battaglia contro un fantomatico “pericolo gender”, altro non è che bugia concordata e vuotamente ripetuta. Questa seconda piazza ha piuttosto molto in comune con le manifestazioni e i presidi anti-immigrati o anti-rom o anti-prostitute, fomentati da forze politiche xenofobe e razziste. Continua a leggere