#ProssimaMente – Post-it di una giornalista di moda in quarantena

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di Sara Kaufman

Post-it con appunti presi in queste settimane – mentre la moda, di cui sono solita occuparmi, è ferma. Spunti per articoli o, semplicemente, cose da tenere a mente.

Post-it uno: casa mia. Incredibile come si fanno strada stereotipi e cattive abitudini. Casa mia allo scoccare del lockdown è tornata agli anni Cinquanta. Lui lavora, io mi occupo della casa e del bambino. Il mio lavoro? Secondario in quanto meno retribuito. Mica si può campare coi due spicci che guadagno io, ci vuole uno stipendio vero, uno stipendio ‘maschile’. Non c’è stato neanche bisogno di discuterne: un tacito accordo familiare. Normale, quello che non è normale è che sia la normalità. Come giornalista di moda freelance non mi aspetto di guadagnare quanto un ingegnere meccanico – sono, a prescindere dal genere, categorie salariali diverse. Però piacerebbe anche a me avere uno stipendio ‘maschile’, ancorché da giornalista di moda. Se poi ci fosse anche il famoso reddito di cura del quale tanto si discute, forse il mio compagno avrebbe detto “sai che c’è? lavora tu, che se non scrivi per due mesi sparisci dalla piazza. Tanto col reddito di cura i conti tornicchiano.” Magari glielo avrei detto io. Quantomeno ne avremmo discusso.

Post-it due: La forza delle donne. Maria Elisabetta Alberti Casellati ha dichiarato in un’intervista che ‘Un ruolo chiave nella ripresa lo avranno le donne, abituate a gestire situazioni complesse, visto che da sempre fanno fronte alle esigenze della famiglia, a quelle personali e al loro lavoro’. Sai che novità. Durante la guerra le abbiamo mandate in fabbrica, poi le abbiamo rispedite in cucina, negli anni Sessanta di nuovo al lavoro a patto che non trascurassero marito e figli – é una vita che si fa affidamento sulle donne per le riprese. Il Papa ha detto che bisogna imparare dal coraggio delle donne. Imparate pure, ma già Simone De Beauvoir metteva in guardia circa il mito della donna forte, la cui forza fa comodo un po’ a tutti; Se le donne fossero stufe di essere forti? Se ne occupassero gli uomini, una volta tanto, della ripresa – davvero però, non solo a parole. Gli uomini, quelli che popolano le task force e che dicono “scordatevi i centri estivi e gli oratori”. Per lacunosi progetti di ripresa si conta sull’abnegazione delle donne

Post-it tre: la scuola. Su Slate, Rebecca Onion ha scritto: How Can Anyone Talk About “Opening Up America” When the Schools Are Still Closed? Cara Rebecca, brace yourself: in Italia sta già succedendo. E chi ne paga le spese? Proprio quelle che dovrebbero avere un ruolo chiave nella ripresa. Tenere scuole e asili chiusi aumenta le differenze sociali dei bambini e dei genitori, ostacola lo sviluppo cognitivo e, per quanto riguarda i ragazzi disabili, riduce le opportunità di integrazione. Ma ancora oggi (12 Maggio) è in programma la riapertura di tutto tranne che delle scuole. E a mio figlio e ai suoi problemi neuromotori tocca starsene a casa con me. Poveretto.

Post-it quattro: i media. ‘Finalmente abbiamo tempo di stare con i bambini’, cucina, yoga, gioie della vita domestica, donne raggianti con bambini fotogenici dentro salotti di design. Perchè diffondere un’immagine esteticamente gradevole di una situazione che in molti casi non lo è? Riviste, blog e social media spesso offrono immagini di tipo aspirazionale, quindi non realistico; però questa non è la moda, non sono i vestiti degli shooting che solo un 1% dei lettori può permettersi. Perchè non fare lo sforzo – giornalistico e creativo- di cercare una bellezza anche dove apparentemente non c’è, anziché limitarsi a photoshoppare la realtà?

A proposito di bellezza, ultimo post-it: l’affaire Botteri. Giovanna Botteri viene presa in giro da Striscia la Notizia per i suoi capelli in disordine e il suo maglione nero sempre uguale. L’odg manifesta la sua solidarietà. Lei ringrazia ma rifiuta la solidarietà perché non vuole farne un caso professionale, rifiuta inoltre le scuse della conduttrice Michelle Hunziker e ribadisce l’importanza della satira – Striscia la Notizia ha criticato i suoi capelli, non il suo operato. Il problema infatti non è tanto la satira di dubbio gusto di Striscia, ma il dibattito che ne viene fuori: pro-Botteri e anti-Botteri, pro-capelli della Botteri e anti-maglione della Botteri. In piena pandemia si discute della messa in piega di una giornalista? Certo, perché finché essere pettinate e vestite bene – dove bene significa ‘secondo certi canoni’ – è importante almeno quanto essere dei bravi professionisti, è ovvio che la messa in piega sarà oggetto di discussione. I discorsi sulla messa in piega sfoceranno inevitabilmente in discorsi sulla bellezza, e una donna di bell’aspetto verrà sempre considerata migliore di una donna che non lo è.

Allora, visto che è così difficile scardinare le convenzione estetiche, forse è giunto il momento di far tramontare il mito della bellezza tout court. Esistono un sacco di modi per essere belli, a cominciare dal non esserlo. E questo vale sia per gli uomini che per le donne.

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