#ProssimaMente – Post-it di una giornalista di moda in quarantena

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di Sara Kaufman

Post-it con appunti presi in queste settimane – mentre la moda, di cui sono solita occuparmi, è ferma. Spunti per articoli o, semplicemente, cose da tenere a mente.

Post-it uno: casa mia. Incredibile come si fanno strada stereotipi e cattive abitudini. Casa mia allo scoccare del lockdown è tornata agli anni Cinquanta. Lui lavora, io mi occupo della casa e del bambino. Il mio lavoro? Secondario in quanto meno retribuito. Mica si può campare coi due spicci che guadagno io, ci vuole uno stipendio vero, uno stipendio ‘maschile’. Non c’è stato neanche bisogno di discuterne: un tacito accordo familiare. Normale, quello che non è normale è che sia la normalità. Come giornalista di moda freelance non mi aspetto di guadagnare quanto un ingegnere meccanico – sono, a prescindere dal genere, categorie salariali diverse. Però piacerebbe anche a me avere uno stipendio ‘maschile’, ancorché da giornalista di moda. Se poi ci fosse anche il famoso reddito di cura del quale tanto si discute, forse il mio compagno avrebbe detto “sai che c’è? lavora tu, che se non scrivi per due mesi sparisci dalla piazza. Tanto col reddito di cura i conti tornicchiano.” Magari glielo avrei detto io. Quantomeno ne avremmo discusso.

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