Hillary ha fatto la storia, ma potrebbe non bastare

hillarydi Francesca Caferri

Il soffitto di cristallo è davvero crollato? A giudicare dai titoli trionfalistici dei giornali e delle televisioni di mezzo mondo parrebbe di sì: una donna candidata alla posizione politica più importante del mondo non è solo una crepa nel soffitto più famoso del mondo. E’ un colpo mortale. “La donna giusta al momento giusto”, ha detto Erica Jong. “Stiamo facendo la Storia”, ha commentato Anne Marie Slaughter, la donna che ha riacceso il dibattito sul binomio famiglia/carriera con un articolo sull’Atlantic quattro anni fa. Ma queste sono voci istituzionali: vicine alla Clinton e al mondo di Washington.

C’è un’America, quella più di sinistra, quella più femminista, quella più liberal, il cui disagio è palpabile: e non soltanto perché Sanders rappresentava per questa fetta di elettorato un’alternativa credibile.

Il problema è Hillary, non Bernie: Hillary che si chiama Clinton e incarna il potere di una Royal family dell’America di oggi. Hillary che ha scelto per calcolo di restare accanto a un uomo bugiardo e traditore e oggi gli presenta il conto. Hillary che nessuno riesce a percepire come un’alternativa, un’altra storia, una svolta. Non è un caso se otto anni fa al suo posto ci fosse Barack Obama. Non è un caso che il voto femminile fu determinante a spingere il senatore dell’Illinois fin lassù.

Hillary per tante delle femministe americane (e non solo per loro) è il vecchio che avanza, il potere che si ripresenta: anche se – qualche volta – porta la gonna. Non è importante quanto – moltissimo – abbia spostato a sinistra la sue idee. Né quanto – ed è stato tantissimo, dalla conferenza di Pechino in avanti – abbia fatto per le donne del mondo nei suoi anni da First Lady prima e da segretario di Stato poi. Il dibattito in questi mesi, sui blog e su giornali come The Nation è stato accesissimo: il verdetto lo ha scritto qualche giorno fa l’attrice Susan Sarandon: meglio Trump di lei.

Riuscirà Hillary a riconquistare le femministe? Difficile. La carta giusta potrebbe essere imbarcare nel suo ticket come vicepresidente Elizabeth Warren, la senatrice del Massachussets che con le sue campagne anti-Wall Street e la sua storia di donna che si è fatta da sola ha conquistato negli ultimi anni i cuori e le menti della sinistra e delle donne del partito democratico.

Hillary ha fatto la Storia: è vero. Ma potrebbe non bastare.

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