Le sindache

raggi appendinodi Cecilia D’Elia

Per la prima volta la Capitale avrà una sindaca. Una vittoria annunciata, ma non nelle proporzioni in cui è avvenuta. Tra quella parte di città che è andata a votare Virginia Raggi ha più che doppiato i voti del candidato che le si opponeva. Per Roma è la prima volta di una donna e avviene sull’onda di una domanda di cambiamento radicale. La protagonista ha parlato di rivoluzione gentile, una novità per un movimento che ha esordito con i Vaffa day.

Più sorprendente invece – anche se era prevedibile che andare al ballottaggio sarebbe stato un rischio per Fassino – la vittoria di Chiara Appendino a Torino. Anche lei una giovane donna.

Qui non interessa analizzare il merito della proposta dei pentastellati e delle due candidate. Interessa il segno di genere e la sua normalità. Un segno evidente, nonostante la lingua del discorso pubblico, e quella della stesse protagoniste, inciampi ogni volta nell’uso del maschile.

Una normalità che è intanto generazionale, perchè, come ha scritto Roberta Carlini:

Istruite o meno (ma comunque più degli uomini), competenti o meno, ricche o meno, le nipoti di quelle nonne che votarono nel ‘46 vanno dove vogliono e non aspettano il permesso. 

Ma è anche il segno di un rapporto più vero con la realtà. Perchè nella realtà da tempo le donne sono ovunque e da allora la difficoltà della rappresentanza nella politica è la spia della sua debolezza e della sua chiusura politicista e autoreferenziale. Forse perchè, cito ancora Carlini:

Nei partiti e movimenti nuovi, più contendibili, le donne hanno dovuto faticare di meno per imporsi, rispetto a posti strutturati, dove le relazioni di potere si sono consolidate nel tempo mettendo barriere invisibili, quelle del cosiddetto old boys network.

Certo entrambe possono essere un tratto nuovo del movimento che rappresentano. E questo è un fatto, anche per chi non condivide nulla di quella proposta. Toglie ogni alibi al vittimismo femminile in politica. La sfida è interessante anche per questo, ma lascia aperta la domanda sulla differenza politica che le donne possono  incarnare.

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