Nascemmo orfane

In occasione del settantesimo anniversario della Repubblica e del voto alle donne pubblichiamo la prima parte di un intervento di Miriam Mafai, scritto in occasione dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia*

ninaPer la prima volta il 2 giugno del 1946 le donne italiane votarono, per eleggere, dopo il disastro della guerra e del fascismo, l’assemblea che avrebbe dato all’Italia la nuova Costituzione. Votarono con preoccupazione, con orgoglio, con speranza, con emozione.

Non avendo ancora ventun’anni (età alla quale allora si diventava maggiorenni) non avevo potuto votare, ma poche settimane dopo andai, con un gruppo di amiche, in piazza Montecitorio, per vedere e riconoscere, con una punta d’orgoglio, le prime donne che entravano, da deputate, nello storico palazzo. Vivemmo insieme quel giorno come un nostro grande successo, non solo delle donne che nell’Italia liberata avevano potuto partecipare agli incontri, alle petizioni, alle manifestazioni per il diritto di voto ma anche di quelle che nell’Italia occupata dai fascisti e dai tedeschi, per anni si erano battute anche per il riconoscimento di questo diritto.

Vale tuttavia la pena di fare subito una considerazione. Il nostro movimento, il movimento femminile del dopoguerra, per l’irrisione che dal fascismo era stata distribuita a piene mani sul vecchio movimento delle “suffragette” e per le riserve espresse nei loro confronti anche da gran parte del movimento operaio, nacque in qualche misura orfano. Solo più tardi scoprimmo i nomi e ricordammo l’azione di coloro, donne e uomini che si eran battuti invano nei Parlamenti dell’Italia liberale, perché alle donne venisse riconosciuto il diritto di voto: il nome di Anna Maria Mozzoni, di Anna Kuliscioff, di Linda Malnati, di Maria Montessori, per non citarne che alcune. O il nome del socialista Salvatore Morelli e del repubblicano Mirabelli che invano avevano chiesto nei parlamenti liberali il suffragio universale e la completa parificazione tra uomini e donne di fronte alla legge.

Nascemmo dunque orfane, ma questo non ci impedì di irrompere adesso sulla scena politica e sociale italiana non tanto con la prudenza e l’incertezza dei new comers, ma piuttosto con l’audacia e la spregiudicatezza di coloro che da troppo tempo sono stati esclusi. La nostra presenza, imprevista e coraggiosa nella richiesta di nuovi diritti, inciderà profondamente sui vecchi assetti consolidati e sui tradizionali pregiudizi della nostra società.

*Miriam Mafai “Le donne dopo il voto” in Le donne che hanno fatto l’Italia, Gangemi editore, Roma, 2011, pp. 47-51.

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