Le unioni civili e lo spettro della maternità surrogata

famigliearcobalenoUno spettro si aggira nel dibattito sulle unioni civili (sia chiaro solo tra persone dello stesso sesso): lo spettro della maternità surrogata. Il ddl Cirinnà è ora incardinato per la discussione in Senato, ma la strada appare ancora tutt’altro che in discesa. E il nodo critico, è ormai chiaro, è uno solo: la step child adoption, la possibilità per coloro che formano un’unione tra persone dello stesso sesso di adottare il figlio del/lla partner. La norma è infatti accusata di aprire la strada a “pratiche inaccettabili e gravissime come l’utero in affitto”. C’è chi, come Giovanardi, in occasione del testo sulle unioni civili ha presentato nuovi emendamenti alla legge 40, con la proposta di trasformare la surrogacy in un “reato universale”, punendo anche chi si avvale della pratica all’estero (ciò che nel nostro ordinamento è previsto solo per delitti che comportino gravi violazioni del diritto internazionale). Ma contro l’adozione, paventando il pericolo di incoraggiare il ricorso a questa pratica, si sono espresse anche voci di parlamentari vicine al movimento delle donne, come Emma Fattorini, che si dice a favore di un più cauto “affido rafforzato”.

La maternità surrogata (o Gpa, “gestazione per altri”) è un tema spinoso e scomodo, su cui il femminismo si interroga in tutto il mondo. Noi di Femministerie abbiamo tutta l’intenzione di aprire questo capitolo, di affrontare, senza eluderlo, quello che è indubbiamente un nodo teorico di grande portata, denso di questioni etiche, politiche, giuridiche. Ma per cominciare vorremmo contribuire a sgombrare il campo da un equivoco, e dire (almeno) alle amiche femministe dentro e fuori il Parlamento: non facciamoci trarre in inganno, la maternità surrogata non c’entra proprio niente con i diritti civili delle coppie dello stesso sesso.

Non c’entra niente né sul piano empirico né su quello teorico. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha almeno un figlio. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. Nella stessa ricerca si calcolava che in Italia ci fossero centomila i minori con almeno un genitore gay. Non si tratta neanche lontanamente di centomila minori nati con la Gpa, ma di figli nati nelle situazioni più diverse: all’interno di precedenti unioni eterosessuali, da donne che hanno fatto ricorso (all’estero) alla fecondazione eterologa o si sono organizzate con il “fai da te” attraverso un donatore amico, e in minima parte dal ricorso alla maternità surrogata in paesi in cui è consentita, dove ha comunque costi per lo più inaffrontabili per le famiglie (dai 25 mila ai 120-130 mila euro a seconda del paese scelto).

Con la stepchild adoption si assegnano diritti a questi bambini, già nati, a prescindere dal modo in cui sono venuti al mondo: è quindi una misura attraverso cui lo Stato va a tutelare tutti i minori, a prescindere dall’orientamento sessuale dei genitori, rendendo i figli di genitori omosessuali uguali agli altri, senza discriminazioni. È una misura che riconosce al genitore non biologico il ruolo fondamentale che già esercita nella vita del minore. E’ quindi semplicemente un non senso, in un discorso che riguarda i diritti e la non discriminazione, introdurre forme di tutela più fragile (affido rafforzato?) per prevenire il ricorso all’estero a tecniche di riproduzione vietate in Italia come la Gpa (o la fecondazione eterologa per le coppie lesbiche).

A questo possiamo aggiungere un altro elemento: alla maternità surrogata all’estero ricorrono in maggioranza coppie eterosessuali che non riescono ad avere figli. Sebbene manchino dati affidabili, il fenomeno non è invisibile alle cronache, che hanno raccontato casi eclatanti, come quello di un uomo e una donna il cui figlio di 3 anni nato in Ucraina da madre surrogata è stato dichiarato adottabile dalla Cassazione. Seguendo il ragionamento di chi si oppone alla step child adoption, vogliamo allora  negare alle coppie eterosessuali sterili gli stessi diritti delle altre per paura che possano fare ricorso all’estero a tecniche di fecondazione e riproduzione vietate nel nostro paese?

La maternità surrogata è, ripetiamo, un grosso tema. Ci sono in gioco problematiche che riguardano non solo i diritti sessuali e riproduttivi, ma anche il rapporto tra corpo femminile, lavoro, denaro, e la tutela delle donne da violenze e abusi. Quel che non c’entra proprio niente è l’orientamento sessuale o la capacità genitoriale delle coppie che vi fanno ricorso. Tanto meno c’entrano i diritti da riconoscere alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli in questo paese.

Il ddl in discussione al Senato non è neanche lontanamente il migliore possibile, ma noi ci auguriamo a questo punto la sua approvazione al più presto.

E senza ulteriori arretramenti, compromessi al ribasso e pasticci normativi, frutto di ideologismi, confusione tra piani del discorso, strumentalizzazione di paure diffuse, tutto con l’unico risultato di perpetuare diseguaglianze e negazioni di diritti umani fondamentali.

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3 pensieri su “Le unioni civili e lo spettro della maternità surrogata

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