Mamma non Mamma

Pubblichiamo un estratto dalla recensione di Cecilia D’Elia al supplemento a Leggendaria n.123/2017, apparsa sul sito del Centro per la Riforma dello Stato.

mamma-non-mammadi Cecilia D’Elia

A sei anni dal documento La cura del vivere, il Gruppo del mercoledì, composto da  Filvia Bandoli, Maria Luisa Boccia, Elettra Deiana, Letizia Paolozzi, Bianca Pomeranzi, Bia Sarasini e Stefania Vulterini,  torna con una pubblicazione, Mamma non mamma, supplemento a Leggendaria n.123/2017, con l’intento di “spostare lo sguardo” sul dibattito attorno alla gestazione per altri. Non è un documento unitario, ma una raccolta di più interventi, di narrazioni e di incontri con chi ha fatto esperienza di gestazione per altri. Possiamo leggervi, tra gli altri, un saggio di Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa, un testo sull’uso del diritto penale di Tamar Pitch e uno sulla eteronormatività di Viola Lo Moro.

Mamma non mamma è un contributo alla discussione che è anche un punto di arrivo e di ripartenza di un percorso iniziato nel novembre del 2015,  quando il Gruppo organizzò un appuntamento dal titolo “Curare la differenza. Tra gender, generazione, relazioni sessuali e Famiglie Arcobaleno”. Continua a leggere

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Di madri e di donne che partoriscono per altri (e altre)

 

copertina marchidi Giorgia Serughetti

A proposito della sentenza di Trento che ha riconosciuto la doppia genitorialità a due uomini, uno padre biologico e uno no, per una coppia di gemelli nato da gestazione per altri in Canada, Letizia Paolozzi, su Dea, esprime tanta preoccupazione per la “cancellazione della madre” quanta perplessità verso le iniziative per la “proibizione generalizzata” (come quella organizzata da Se Non Ora Quando – Libere per il 23 marzo, “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata. Una sfida mondiale”). “Piuttosto”, scrive Paolozzi, “andrebbero ascoltate con più attenzione le donne che scelgono di portare un bambino per altri, considerando che ci sono storie e bisogni diversi”.

Sulla Gpa, come su altri temi controversi che riguardano la libertà delle donne, è facile che si apra una guerra delle testimonianze, ogni volta che il conflitto tra posizioni alternative riceve nuovo impulso. Del resto non è difficile trovare una “portatrice” che racconti di aver sofferto la separazione con il neonato, o che parli della necessità di scindersi interiormente per poter recidere il legame con il nascituro; ma non è difficile nemmeno raccogliere la voce di chi ha vissuto la gestazione per altri come un’esperienza positiva, talvolta positiva solo per il ritorno economico che ne ha tratto, più spesso anche per il ritorno emotivo, e per le relazioni costruite intorno alla gravidanza e alla nascita. Per alcune, la Gpa è una pratica piena di senso, un senso diverso da quello che è stato mettere al mondo il proprio bambino o la propria bambina. Per alcune, non per tutte, ma è questa una ragione sufficiente per ignorarle? Continua a leggere

Di Madri, d’amore e d’ombra: la scuola politica di Be Free

di Sara Pollice*be free

Abbiamo deciso di dedicare la VI Scuola politica di Befree alle Madri. Il titolo è particolarmente lungo: D’amore e d’ombra – buone, perfide, libere, aguzzine, simboliche transgender, surrogate, ottime, pessime MADRI, perché la complessità ci contraddistingue, come sempre. In risposta ad un discorso pubblico uniforme che chiude le donne in gabbie sempre più stereotipate, Befree propone di aprire il ventaglio identitario delle madri alle donne e alle maternità altre.

La nostra scuola, anzi, proporrà un percorso che non si fermerà al piano identitario. Proponiamo un’esperienza che permetta di mettersi nei panni di chi fa esperienze lontane dalle nostre immaginando un discorso che allarghi la veduta piuttosto che stringerla dentro posizioni irrinunciabili. Questo mettendo sul fuoco i temi più caldi del momento! Continua a leggere

Unioni civili: perché non siam contente?

unioni civilidi Giorgia Serughetti e Maddalena Vianello

C’è un’Italia che gioisce per il sì del Senato al ddl Cirinnà che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso. È una gioia che rispettiamo, che capiamo e in parte condividiamo. Oggi c’è qualcosa che prima non c’era, uno strumento che per la prima volta riconosce gay e lesbiche come cittadini e cittadine titolari del diritto di scegliere chi amare, con chi trascorrere la propria vita, di ricevere dallo stato – in quanto coppia – essenzialmente la stessa protezione accordata all’unione matrimoniale tra persone di sesso diverso. Gli stessi diritti in materia patrimoniale, previdenziale, assicurativa, ereditaria, migratoria ecc., anche se questo avviene mediante un istituto differenziale: non di famiglia si parla infatti, ma di “formazione sociale specifica”, non di matrimonio, ma di unione tra persone dello stesso sesso. Qualcosa di meno, dunque, ma pur sempre qualcosa. E allora perché per molte di noi la giornata di giovedì si è conclusa non con la voglia di festeggiare ma con un senso di frustrazione e impotenza? Continua a leggere

Di madri, mostri e libertà. Un’altra parola femminista sulla maternità surrogata

di Giorgia Seru434x300ghetti

Nel nuovo numero della rivista Leggendaria, il tema di copertina intitolato “Mamme mie!”, che ho curato insieme ad Anna Maria Crispino, è dedicato alla “gestazione per altri” o “maternità surrogata”. Arriva, questo fascicolo, in giorni di alta tensione dentro e fuori il Parlamento intorno alla legge sulle Unioni civili. Giorni che seguono le Assise per l’abolizione della maternità surrogata di Parigi, convocate da associazioni femministe di vari paesi. E giorni in cui l’impegno verso la messa al bando universale dell’“utero in affitto” è stato presentato come la contropartita politica per il voto favorevole al ddl Cirinnà da parte dell’ala cattolica di Palazzo Madama.

Sui giornali si parla di “mamme usa e getta”, si mostrificano i genitori committenti, si riabilita il vecchio slogan sulle adozioni “comprare non è amare”. Negli ultimi tre mesi, dall’uscita dell’appello di Se non ora quando–Libere all’inizio di dicembre, il conflitto è scalato di intensità, dando luogo a episodi non proprio esemplari anche in campo femminista dove, nonostante i molti richiami al merito delle questioni, non si è riuscite a evitare il consolidamento di tifoserie contrapposte. Continua a leggere

L’universalità “relativa”: gestazioni, crimini e salute riproduttiva

surrogacydi Antonella Anselmo*

Paesi come il Regno Unito, il Canada e in parte gli Stati Uniti, dopo ampi dibattiti, hanno ammesso la surrogazione di maternità. Le leggi variano tra loro ma nella maggior parte dei casi l’Occidente legalizza la pratica se vi è la prova del “consenso consapevole e volontario” della gestante. Sono vietati gli abusi, le finalità commerciali e lo sfruttamento della donna. Fatti che purtroppo accadono frequentemente in altre parti del mondo, come in India o in Nepal, dove mancano specifiche normative. In gran parte dei Paesi Europei, tra cui l’Italia, il legislatore ha optato diversamente. La L.40/2004 punisce “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità”. La pena è la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da 600.000 a un milione di euro (art.12, comma 6). Non risultano però casi nel nostro territorio in cui il reato sia stato effettivamente commesso e quindi punito.

Oggi a Parigi si riunisce presso il Parlamento francese l’Assise per l’abolizione universale della maternità surrogata. In Italia alcuni parlamentari cattolici hanno lanciato l’allarme nel corso del dibattuto sulle unioni civili, proponendo l’inasprimento delle sanzioni e la previsione della GPA (Gestazione per altri) come reato universale. La proposta consiste nel punire direttamente coloro che accedono alla genitorialità mediante tale pratica, anche se avvenuta in modo lecito all’estero. Diviene irrilevante il consenso volontario e consapevole della gestante. Continua a leggere

Maternità surrogata: le nostre domande

woman-child-doctor-hospital-largeDa più parti ci si interroga sulla maternità surrogata (o surrogacy, o gestazione per altri) e circola anche in Italia l’appello internazionale Stop surrogacy now lanciato da alcune femministe per vietare questa pratica.

Troviamo sospetto che la discussione in Italia – certamente importante, quindi da fare – sia scatenata nel momento in cui si discute di unioni civili per le coppie omosessuali ed è sotto attacco la stepchild adoption. Come abbiamo già scritto, invece di fare ordine si rischia di partecipare alla confusione e all’uso dello spettro della maternità surrogata per impedire la possibilità di adozione della figlia o del figlio del partner dello stesso sesso. È indispensabile che le due questioni vengano affrontate separatamente, non solo a beneficio di una discussione laica sulle unioni civili, ma anche per sottrarre una questione estremamente delicata come la gestazione per altri a una narrazione fuorviante, quella che vede protagonista esclusiva la coppia gay maschile in cerca di una genitorialità biologica. Questa configurazione è in realtà minoritaria, e così come i diritti delle coppie eterosessuali non vengono in nessun modo messi in discussione a partire dall’eventualità che possano accedere alla surrogacy, così non ha alcun senso colpire per questa ragione i diritti delle coppie omosessuali. Ne deriverebbe una violazione dei diritti di tutti, in primo luogo dei minori.

Se invece, sgombrato il campo dalle implicazioni per la legge sulle unioni civili, proviamo a guardare al fenomeno della surrogacy in tutta la sua complessità, proviamo ad affrontare la questione da tre punti di vista: il benessere della bambina/del bambino, la libertà delle donne “portatrici”, lo sfruttamento istituzionalizzato del corpo femminile a scopo riproduttivo. Ognuna di queste prospettive è per noi piena di interrogativi e merita una trattazione complessa. Ci limitiamo qui a porre delle domande, a beneficio – speriamo – della discussione. Continua a leggere