Ringraziare gli uomini? Piuttosto alleanze

vettrianodi Giorgia Serughetti

C’è qualcosa di frettoloso nel salto che fa Barbara Stefanelli sul Corriere della Sera del 7 marzo: dal dire grazie a una donna (l’iniziativa #ringraziounadonna della 27esimaOra), che significa riconoscere e valorizzare le relazioni e le genealogie femminili, al dire grazie a un uomo. Ringraziare gli uomini, è l’invito della vicedirettrice del quotidiano di via Solferino: i padri, i compagni, i “capi” che non temono né ostacolano la libertà delle donne, ma la riconoscono, la amano, la valorizzano insieme alla capacità individuale e al merito.

È inevitabile avvertire un certo disagio: fin troppo spesso siamo state chiamate a dire grazie a degli uomini, per esempio per il fatto di “sceglierci” facendoci avanzare nelle carriere professionali, o universitarie, o in politica. La cooptazione è ancora largamente in mani maschili. Mentre la sfida è proprio scardinare il sistema di selezione verticale che vede le donne rompere il soffitto di cristallo solo grazie all’intercessione “benevola” di uomini che stanno al vertice. Così come nella vita privata va rotto il meccanismo che vede le donne dedicarsi alla cura per dovere, gli uomini invece con i loro tempi, come impegno residuale, per piacere (quando lo fanno). Insomma, nel #ringraziounuomo esiste il rischio di avvallare forme di paternalismo maschile. Per questo Luisa Pronzato ha raccolto voci pro e contro l’editoriale di ieri nel suo articolo di oggi Quel grazie agli uomini che divide.

L’intervento di Stefanelli ha portato in realtà molte donne in quell’articolo, me compresa, a esprimersi a favore di forme di relazione possibile tra donne e uomini anche nel femminismo, oltre – e forse senza – espressioni di gratitudine, ma investendo nella prospettiva di un’alleanza. Si possono creare alleanze con gli uomini nelle nostre battaglie, chiamare gli uomini a dirsi femministi e ad agire il femminismo. In altri paesi questo è un ragionamento già avanzato. Si fanno anche esperimenti con le parole e i vissuti al maschile, come in questo video semiserio di Upworthy.

Non basta però che gli uomini aderiscano superficialmente, o solo a parole, a dichiarazioni sulla parità di diritti e contro la violenza. Gli uomini devono interrogarsi tra loro e pubblicamente sulla cultura maschile, mettere in crisi i presupposti della millenaria dominazione maschile sulle donne, imparare una nuova grammatica delle relazioni tra i sessi. Devono insomma compiere anche loro un cammino di liberazione dal patriarcato, senza ricadere nella tentazione di farsi semplicemente sostegno e protezione per le “loro” donne.

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