È una buona notizia.

scelgonoledonneIl 10 marzo il Parlamento di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza (441 sì, 205 no e 52 astenuti) la Relazione sull’eguaglianza tra uomini e donne nell’Unione Europea. Ne avevamo parlato qui. La soddisfazione per l’approvazione del testo è stata subito messa in dubbio da un emendamento proposto dal PPE, e approvato dall’aula, che sul punto della relazione più controverso specifica che “l’elaborazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi nonché in materia di educazione sessuale sono di competenza degli Stati membri” (art.46 del testo finale approvato il 10 marzo). Di fronte alla mobilitazione dell’opinione pubblica femminile europea, che si è fatta sentire dopo la mancata approvazione nella scorsa legislatura della mozione Estrela e alle pressioni sui parlamentari italiani del Pd affinché questa volta sostenessero convintamente la Relazione presentata dal deputato Tarabella, i malpancisti e i conservatori hanno cercato di aggirare l’ostacolo e di depotenziare l’importanza del testo con il richiamo alla sussidiarietà della legislazione europea. Ma il Parlamento europeo non impone mai.

Quindi è vero che l’ultima parola spetta agli stati nazionali, ma l’invito del Parlamento agli Stati membri rimane e afferma chiaramente che “le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto” e che pertanto il Parlamento Europeo “sostiene le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili”, e invita “gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva” (§47 del testo approvato). E questa è indubbiamente una buona notizia.

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4 pensieri su “È una buona notizia.

  1. Quella annotazione, messa tra i due paragrafi 45 e 47, non è stata messa lì per caso. Anche perché il suo tono (rassicurante) è estremamente diverso dal contesto. E’ lì per sottolineare che nulla cambia. Sappiamo bene che essendo una risoluzione di carattere non legislativo (e questo l’ho più volte sottolineato) non sarebbe stato un problema farla passare senza quell’emendamento del PPE. Perché tanto affanno? Invece hanno messo lì quel dettaglio, volto a ribadire che ogni Paese resta libero di fare come meglio crede. E tutto il resto è lettera morta.. Se poi vogliamo plaudere al compromesso politico tra PPE e S&D, facciamolo pure, ma poi non lamentiamoci che nulla cambia in Europa e nel nostro Paese. C’è un peso del simbolico più forte dei testi legislativi o delle relazioni parlamentari. Questo è mancato. E non esistono promesse che valgano a rassicurarci. Dobbiamo attendere fiduciose che qualche anima buona in Europa promuova qualche best practice per tradurre in realtà queste dichiarazioni di principio? Se questo è il contesto, rischiamo di aspettare secoli. Vi invito a un’analisi meno frettolosa dei fatti. Soprattutto per riguardo a tutte le donne che vedono i propri diritti schiacciati e calpestati a causa di “mediazioni” politiche “prospettiche”. Non possiamo accettare questo tipo di giochetti sulla pelle delle donne.

    http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06243
    https://simonasforza.wordpress.com/2015/03/11/mediazione-o-sovvertimento/

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    • Secondo noi, Simona, stiamo parlando di una battaglia simbolica perché come sottolinei anche tu la risoluzione non ha potere vincolante. Ma come scrive anche Chiara Lalli (http://www.internazionale.it/opinione/chiara-lalli/2015/03/12/da-dove-viene-il-nuovo-attacco-alla-legge-sull-aborto) le battaglie simboliche è meglio vincerle che perderle. E noi crediamo senza alcuna superficialità che questa sia stata vinta, non persa. Quell’emedamento ribadisce l’ovvio. Ci fa arrabbiare ma non oscura il risultato che, a due anni da Estrela, è positivo

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      • Non si è vinto nulla, nemmeno sul piano simbolico. Avremmo avuto un cambiamento simbolico se non ci fosse stato quel “ma”. Io non mi stancherò di analizzare i fatti e di esprimere le mie opinioni. Le cose possono cambiare solo se guardiamo in faccia la realtà e ne rileviamo le contraddizioni e ciò che non va.

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      • Sarà anche stata vinta la battaglia, peraltro meramente simbolica, al riguardo del riconoscimento del diritto all’aborto, ma le donne europee hanno necessità che si vinca la guerra per il riconoscimento effettivo del proprio diritto all’autodeterminazione nelle scelte riproduttive. D’altronde che “il fronte” debba permanere lo evidenzia anche il comunicato ufficiale conseguente alla votazione sulla risoluzione Tarabella: “I deputati ribadiscono che le donne dovrebbero avere il controllo sulla loro salute sessuale e riproduttiva, compreso un facile accesso alla contraccezione e all’aborto”. #condizionaledocet

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