Europa e cittadinanza delle donne

Europa_copydi Cecilia D’Elia

Il Parlamento europeo dovrebbe discutere a breve la Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, già votata il 20 gennaio dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, di cui è relatore l’europarlamentare belga Marc Tarabella.

La relazione è un testo che affronta complessivamente la qualità della vita della donne nel continente, soprattutto alla luce degli effetti della crisi economica e della politiche di austerità, con l’intento di inserire la prospettiva di genere e del diritto delle donne nell’elaborazione delle politiche e delle procedure di bilancio. Il documento spazia dalla condizione lavorativa al contrasto agli stereotipi culturali e alla violenza sessuale, dal diritto alla salute a quello all’istruzione. Tra le proposte agli Stati membri vi è l’istituzione dell’“Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne nel 2016 assegnando risorse sufficienti per condurre azioni di sensibilizzazione.” Si invitano anche gli Stati che ancora non l’abbiano fatto a ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti della donne e la violenza domestica.
Di tutto questo è difficile trovar traccia nel dibattito nostrano, pochi giornali hanno dato notizia dell’approvazione del testo in Commissione. L’unico aspetto che riesce a “bucare” il muro dell’indifferenza è la parte che riguarda la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, argomento che già portò, nello scorso Parlamento europeo, alla mancata approvazione della mozione della deputata Estrela, e che oggi vede la mobilitazione della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE). Questa ha infatti raccolto 50.000 firme per dichiarare la propria opposizione ad una relazione che riconoscerebbe il diritto di aborto e lo imporrebbe in tutta Europa.

Anche la mozione Estrela cadde sul cosiddetto diritto di aborto e sull’educazione sessuale nelle scuole. All’epoca fece molto scalpore in Italia perché fu determinante il mancato voto favorevole di alcuni parlamentari del Partito democratico italiano, la gran parte dei quali è stato rieletto nelle ultimi elezioni europee. Per evitare che questo si ripeta è già partita una petizione promossa dalla Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194) e da Vita di Donna onlus, rivolta al segretario del Pd Matteo Renzi, affinché gli europarlamentari del suo partito sostengano la relazione Tarabella.

Anche questa volta l’oggetto del contendere sono i diritti sessuali e riproduttivi e la loro rilevanza nelle politiche comunitarie. Sono diritti che contemplano la possibilità di decidere se portare avanti o meno una gravidanza. Ho già detto, parlando della mozione Estrela, quanto possa essere scivoloso e fuorviante affrontare la questione in termini diritti. Non corrisponde all’elaborazione delle donne sull’aborto e la sessualità, ed è sempre difficile tradurre in norme l’esperienza femminile della corporeità. Penso però che sia positivo dire, come fa la Relazione, che la salute e i diritti sessuali e riproduttivi siano “diritti umani fondamentali e che dovrebbero essere presi in considerazione nel programma d’azione dell’Unione in materia di salute”, perché farlo apre lo spazio alla libertà e alla responsabilità femminile nella scelta.

Infatti il testo “insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva”.

Si può dire che nessuno impone niente, ma un ordinamento fondato sui diritti fondamentali non può che esortare i suoi stati membri a rispettarli nella legislazione e nelle politiche che mettono in atto. Rispettare, dunque, la salute riproduttiva e l’habeas corpus femminile.

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2 pensieri su “Europa e cittadinanza delle donne

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