Ancora una volta……

di Cinzia Guido

Ancora una volta, ad urne chiuse e dati consolidati, ci troviamo a riflettere sullo spazio delle donne in politica.
L’esito consegnatoci dalle regionali (su un totale di 273 consiglieri eletti, 58 sono donne, pari a poco più del 21%) richiede un’analisi approfondita, perché dimostra che neanche le leggi regionali più avanzate riescono a far compiere passi decisivi in favore della democrazia paritaria.
Dobbiamo parlarne, perché vedere che siamo ampiamente sotto il 30% indica che quello messo in campo è insufficiente e che occorre lavorare anche su altro, oltre che sulle leggi elettorali.
Non è una novità, credo nessuna abbia mai pensato che le “quote” o le norme antidiscriminatorie potessero da sole risolvere il problema, ma queste elezioni erano un test importante.
Avevamo esultato per la legge elettorale della Campania, salutando un meccanismo che sembrava garantire una più equa rappresentanza. Cosa ha prodotto? Un misero 3% in più……
In Umbria, regione in cui abbiamo sia la norma antidiscriminatoria nella composizione delle liste che la doppia preferenza di genere, andiamo addirittura indietro rispetto al precedente consiglio regionale (-1,8%).
Al contrario in Liguria, dove non ci sono norme antidiscriminatorie, comunque le donne in Consiglio aumentano (+13,3%).
Dovremmo studiare bene quello che è accaduto nei singoli territori, perché il dato non è assolutamente omogeneo, né da un punto di vista territoriale né tanto meno da quello degli schieramenti: ci sono regioni in cui il centrodestra elegge diverse donne in consiglio, altre dove a farlo è il movimento 5 stelle, altre ancora dove a eleggerne tante (?!!) è la coalizione di centrosinistra (Toscana), coalizione quest’ultima che è quella che elegge in assoluto più donne.
Forse, andando a guardare da vicino, potremmo scoprire cosa funziona veramente, lì dove le donne riescono ad arrivare in consiglio regionale ed anche con ottimi risultati, come ad esempio in Toscana.
Io non ho risposte pronte, sono convinta che questi risultati interroghino anche il nostro modo di fare politica da donne e per le donne e che siano frutto di un Paese dove la cultura patriarcale è ancora lontana dall’essere sconfitta.
Non mi rassegno, voglio capire, perché un Consiglio regionale in cui le donne sono poche o non ci sono, proprio non mi rappresenta!

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