Cittadine

donneSettanta anni fa il primo voto delle donne italiane per i consigli comunali. Finalmente cittadine. Ci vollero ben due decreti per far votare le donne: il primo, del 31 gennaio 1945, estendeva il diritto di voto alle italiane con almeno 21 anni (escluse, significativamente, le prostitute schedate che lavoravano fuori dai bordelli), ma aveva dimenticato di riconoscere la possibilità di essere elette. Il secondo, del 10 marzo 1946, rimediava all’errore.

Nel 1946 circa duemila donne vennero elette nei consigli comunali. E il due giugno le donne votarono per eleggere l’Assemblea Costituente. Ventuno saranno le nostre madri costituenti.

Settanta anni. Tanti nella vita di una persona, un battito di ciglia nella storia politica di un paese.voto

Grazie alle suffragette che per prime osarono pretendere il diritto di voto. Alle ragazze italiane che nel 1943 scelsero la Resistenza e ci restituirono la democrazia. Alle tante donne che si misero in fila davanti ai seggi, alle analfabete, alle maestre, le scrittrici, le operaie, le casalinghe, che hanno fatto la storia di questo paese.

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Non posso passare sotto silenzio il giorno che chiuse una lunga e difficile avventura, e cioè il giorno delle elezioni. Era quella un’avventura incominciata molti anni fa, prima dell’armistizio, del 25 luglio, il giorno – avevo poco più di vent’anni – in cui vennero a prendermi per condurmi in prigione. Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo. Da allora fu come se un’altra persona abitasse in me, segreta, muta, nascosta, alla quale non era neppure permesso di respirare. È stata sì, un’avventura umiliante e penosa. Ma con quel segno di croce sulla scheda mi pareva di aver disegnato uno di quei fregi che sostituiscono la parola fine. Uscii, poi, liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte.” 

Alba de Céspedes

 

 

Ancora una volta……

di Cinzia Guido

Ancora una volta, ad urne chiuse e dati consolidati, ci troviamo a riflettere sullo spazio delle donne in politica.
L’esito consegnatoci dalle regionali (su un totale di 273 consiglieri eletti, 58 sono donne, pari a poco più del 21%) richiede un’analisi approfondita, perché dimostra che neanche le leggi regionali più avanzate riescono a far compiere passi decisivi in favore della democrazia paritaria.
Dobbiamo parlarne, perché vedere che siamo ampiamente sotto il 30% indica che quello messo in campo è insufficiente e che occorre lavorare anche su altro, oltre che sulle leggi elettorali. Continua a leggere