Le fiabe delle donne

imagedi Costanza Bianchi

Nel libro “Le fiabe delle donne” le protagoniste, tutte femminili, si stagliano al centro dell’azione impadronendosi della trama. Le donne qui rappresentate sono figlie, madri, nonne, regine, streghe, principesse, serve. Ognuna pensa, sogna, sperimenta, cerca, indaga, scopre e, quindi, vive una dimensione personale della propria femminilità. Grazie a questo libro si viaggia attraverso le tradizioni di tutti i popoli del mondo, dagli Eschimesi ai Francesi, dai Gaelici della Scozia ai Giamaicani. È una straordinaria raccolta selezionata da Angela Carter, pubblicata da Mondadori nella collana Grandi Classici, di tutti i modi in cui la cultura popolare ha immaginato, dipinto e raccontato le donne. Angela Carter, scrittrice e pensatrice femminista vissuta nella seconda metà del Novecento, nell’introduzione all’opera dichiara di non aver riscritto nemmeno una delle “fole” qui narrate. Anzi precisa di aver espunto quelle narrazioni che erano state “visibilmente abbellite dai raccoglitori o rifinite in forma letteraria”.

Ad oltre vent’anni dalla prima pubblicazione in Italia, a mio parere, questa antologia merita di essere conosciuta e letta: infatti è un modo, soprattutto per le lettrici più giovani come me, per riscoprire le radici profondissime e a volte, quasi, dimenticate della complessa identità femminile. Queste storie prendono forma diversa grazie alle molte voci di tutte e tutti coloro che le hanno narrate:ogni persona che ha ascoltato e poi ripetuto a sua volta una storia non può non aver contribuito anche con un solo elemento a modificare la storia stessa, che poi è stata trasmessa di generazione in generazione fino a noi. È stato bello e sorprendente notare come le donne di queste favole, spesso di condizioni sociali svantaggiate, sono tutte reattive rispetto a quello che succede intorno a loro; Angela Carter scrive: “Ho voluto piuttosto documentare la straordinaria ricchezza e varietà con cui le donne reagiscono alla stessa situazione cruciale – l’essere vive – e la ricchezza e la varietà con cui la cultura “non ufficiale” rappresenta la femminilità: le sue strategie, le sue cospirazioni, il suo duro lavoro”. Ho sinceramente amato questa raccolta perché vi ho ritrovato una gamma infinita di donne diverse: ognuna ha un suo spazio. Ci sono donne coraggiose, caparbie, fiere, sciocche, infelici, buone, curiose, intelligenti, sfortunate, belle, selvagge, forti, decise, e l’elenco potrebbe essere ancora lungo. Ogni donna è diversa, si autodetermina e costruisce la propria storia senza tener conto dei ruoli sociali canonici: la fiaba è una realtà a sé stante, non vincolata dalle leggi della fisica e del realismo. Qui la magia e il non-senso hanno un loro spazio che non viene intaccato dal razionalismo contemporaneo. “La favola, intesa come narrazione trasmessa dalla viva voce, libera dalle costrizioni del principio di realtà – dice ancora Angela Carter- […] è entrata a vele spiegate nel ventesimo secolo nella forma della storiella oscena e, come tale, mostra tutti i segni di voler continuare a prosperare, non riconosciuta, nel Duemila ai margini dell’universo delle comunicazioni di massa e del pubblico spettacolo ventiquattro ore su ventiquattro”.

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