Confusioni e conflitti attorno alla procreazione

madonna del partodi Cecilia D’Elia

Grande è la confusione sotto il cielo quando si parla di procreazione medicalmente assistita, ma la situazione non è eccellente. Più piani del discorso si intrecciano e si confondono e troppi fantasmi si agitano. Lo spettro della maternità surrogata, vietata in Italia, viene evocato appena si discute di matrimoni gay e di genitorialità delle coppie omosessuali, finendo per fare di ogni erba un fascio, per suggerire opache sovrapposizioni tra l’eterno conflitto attorno al controllo del corpo femminile, le nuove forme di mercificazione del corpo, la maternità surrogata, il desiderio di paternità degli uomini gay.
E invece bisogna distinguere, e discernere. Proprio per evitare abusi e mercificazione e per non consentire alle tecnologie di essere la nuova e potente forma di oggettivazione del corpo femminile, di medicalizzazione del venire al mondo, di riduzione del grembo materno a mero “ambiente di vita” del nascituro. Abbiamo bisogno di un discorso pubblico meno urlato, capace di riconoscere l’opera della madre, ma anche di ragionare e di interrogare le esperienze nuove. Servirebbe meno ansia di vietare, di affidarsi alla norma, e più capacità di valorizzare nelle nuove modalità di venire al mondo la mediazione vivente del corpo femminile. Continua a leggere